GBP/USD, la sterlina torna in difficoltà

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La sterlina inglese aveva mostrato segnali di un forte apprezzamento dopo la notizia delle dimissioni del primo ministro Boris Johnson ma oggi soffre a causa del caos politico interno al partito conservatore.

L’apprezzamento dopo l’annuncio di Johnson

Ieri il cambio GBP/USD ha subìto un forte slancio al rialzo dopo che il primo ministro Boris Johnson – pressato su più fronti – ha annunciato le sue dimissioni. Il Cable ha mostrato una reazione decisa nel giro di poco più di un’ora passando da 1,194 fino a 1,2025. Inoltre, il momentum rialzista non si è fermato ma anzi ha continuato ad accelerare fino a toccare un massimo di 1,2050 questa notte.

Successivamente la notizia del tentativo di assassinio dell’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe ha riportato la sterlina a perdere contro un dollaro ormai in continuo rafforzamento. Questa mattina la coppia GBP/USD ha violato al ribasso il supporto di 1,1940 toccando un minimo a 1,1920.

Il caos politico nel Regno Unito

Dopo molte resistenze il premier inglese Boris Johnson ha deciso di dimettersi dopo un periodo di tre anni. L’ex-premier ha però puntualizzato che rimarrà in carica fino a che non sarà trovato un successore, indicativamente entro il mese di settembre quando la Camera dei Comuni ritornerà dopo la pausa estiva.

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Dopo l’annuncio sono subito iniziate le speculazioni riguardo al più papabile successore del Premier inglese che sarà poi confermato dalla decisione finale spettante ancora alla regina. Le indiscrezioni fanno pensare che tra i candidati più favoriti ci possano essere: Rishi Sunak, Liz Truss e Penny Mordaunt.

Ciò che è certo è che chi prenderà il posto da primo ministro non avrà vita facile. Il Regno Unito si trova a dover fronteggiare molteplici problemi sul lato non solo politico ma anche economico. Infatti, le pressioni inflazionistiche a maggio hanno raggiunto il 9,1% anno su anno, il massimo dal 1982.

Da dicembre 2021, la Bank of England ha alzato i tassi di interesse dallo 0,1% all’attuale 1,25%. Le condizioni macroeconomiche sono in estremo deterioramento con gli economisti della BoE che si aspettano una crescita bassa o nulla per il prossimo anno.

A tutto ciò si somma anche il dossier sulla Brexit (ancora con molteplici falle) e la crisi Ucraina con le sue conseguenze sul rincaro delle materie prime.

Le prospettive sulla sterlina

La sterlina è sotto pressione ormai da inizio anno essendo in calo del 12% contro il dollaro mentre da marzo – cioè da quando la Federal Reserve ha iniziato ad agire aggressivamente sui tassi di interesse – perde ben l’8%.

L’inarrestabile ascesa del dollaro, alimentata da una politica monetaria restrittiva con i tassi ormai orientati verso una stima del 3,25% – 3,5% a fine anno, sta aumentando i timori per un ulteriore svalutazione della sterlina inglese nel breve/medio periodo. L’eventuale cedimento anche della soglia di 1,19 potrebbe gettare le basi per una ulteriore discesa del cable verso obiettivi short ipotizzabili a 1,1777, bottom del 26 marzo 2020.

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