El Niño, previsto un episodio record: potrebbe essere il più forte dal 1950. Problemi per i prodotti alimentari

La notizia in sintesi
- El Niño 2026-2027 minaccia raccolti e commerci, con ricadute economiche attese soprattutto nel 2027.
- Le previsioni indicano un episodio potenzialmente record.
- Siccità, piogge eccessive e difficoltà nei trasporti possono alimentare i rincari alimentari.
- I Paesi importatori di cibo e con riserve finanziarie scarse risultano più esposti.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
El Niño 2026-2027, il rischio climatico si trasmette ai prezzi alimentari
El Niño della stagione 2026-2027 rischia di aggravare il costo della spesa e rallentare gli scambi mondiali attraverso siccità, alluvioni e perdite agricole. Secondo le stime, la NOAA attribuisce una probabilità dell’83% a un episodio record entro fine 2026, mentre l’Organizzazione meteorologica mondiale ne indica la probabile persistenza fino a febbraio 2027. Il fenomeno nasce dal riscaldamento anomalo del Pacifico equatoriale, modifica piogge e circolazione atmosferica su scala globale e avrebbe il picco tra dicembre e gennaio, con conseguenze economiche attese soprattutto tra primavera ed estate 2027, quando minori raccolti e difficoltà nei trasporti potrebbero alimentare nuovi rincari.
Raccolti e trasporti: come lo shock raggiunge l’economia
El Niño è un fenomeno naturale distinto dal cambiamento climatico, ma il riscaldamento globale può amplificarne gli effetti: l’indebolimento degli alisei sposta le acque calde verso il Pacifico centrale e orientale, alterando la distribuzione delle precipitazioni. La mappa dei rischi comprende siccità in India, Indonesia e Australia, e piogge eccessive in Perù, Ecuador e Africa orientale. In India, secondo i dati riportati dal quotidiano, la produzione di riso dovrebbe scendere da 154 a 147 milioni di tonnellate: eventuali restrizioni alle esportazioni aggraverebbero la pressione sui Paesi importatori.
Al canale di Panama, la minore disponibilità d’acqua ha imposto una riduzione dei transiti, mostrando come lo shock possa colpire anche la logistica, oltre alla disponibilità di prodotti agricoli. Il sistema di monitoraggio dei mercati agricoli del G20 stima flessioni della produzione mondiale del 3,3% per il grano, del 2,4% per il riso e dell’1,3% per il mais. Uno studio del Fondo monetario internazionale associa un episodio significativo a rincari delle materie prime non energetiche del 5,5% in dodici mesi e a un aumento dell’inflazione fino a un punto percentuale rispetto a uno scenario senza il fenomeno.
Le conseguenze non saranno uguali per tutti
Gli studi sugli episodi passati citati dal Fondo monetario internazionale indicano possibili benefici per Stati Uniti, Canada, Messico e Argentina, grazie a inverni più miti e raccolti migliori. In Europa, un avvio d’inverno meno freddo potrebbe contenere consumi e bollette, senza però neutralizzare i rincari alimentari. Il rischio maggiore riguarda gli importatori di cibo con debiti elevati o riserve limitate: Ghana, Zambia, Uganda e Tanzania, secondo i dati riportati, dispongono di fondi per meno di quattro mesi di importazioni.
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