Indennità di accompagnamento, la Cassazione cambia prospettiva: più attenzione all’autonomia e ai bisogni delle famiglie

-

Una badante convivente per assistere una persona non autosufficiente può costare oltre 21mila euro l’anno. L’ordinanza della Cassazione n. 28212/2025 chiarisce che anche chi riesce a camminare può avere diritto all’indennità di accompagnamento. L’avv. Claudio Lia spiega le conseguenze per cittadini e famiglie.

La non autosufficienza non è soltanto una questione sanitaria, ma anche economica e organizzativa. Quando una persona necessita di assistenza continuativa, le famiglie devono spesso ricorrere a una badante, a servizi domiciliari o al supporto di professionisti, con costi che possono incidere significativamente sul bilancio domestico.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Secondo una simulazione di Assindatcolf, l’associazione dei datori di lavoro domestico, nel 2026 il costo complessivo per una badante convivente assunta a tempo pieno per assistere una persona non autosufficiente può raggiungere circa 1.761 euro al mese, considerando retribuzione, ratei di tredicesima, ferie, TFR e contributi. Su base annua si tratta di oltre 21mila euro. È una stima riferita a uno specifico rapporto di lavoro regolare, non una tariffa universale: la spesa effettiva varia in funzione dell’inquadramento e delle condizioni contrattuali.

A questa spesa possono aggiungersi le prestazioni di assistenza domiciliare, i trasporti e gli altri servizi necessari nella vita quotidiana. I relativi costi dipendono dal territorio, dal tipo di prestazione e dall’eventuale compartecipazione del servizio pubblico.

Non perdere le notizie che contano

Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.

Offerte imperdibili dai partner di lamiafinanza

In questo scenario, l’indennità di accompagnamento rappresenta un sostegno economico importante, anche se non necessariamente sufficiente a coprire tutte le spese. Il riconoscimento dipende dai requisiti sanitari previsti dalla legge n. 18/1980: l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua.

Su questo primo requisito è intervenuta la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 28212 del 2025, chiarendo che la necessità di una supervisione continua durante la deambulazione può integrare il requisito dell’aiuto permanente di un accompagnatore. Una persona, quindi, può conservare una capacità motoria residua senza essere effettivamente autonoma negli spostamenti.

Intervista all’avv. Claudio Lia

Quali sono le conseguenze per chi sostiene i costi dell’assistenza? E come si può verificare se sussistono i requisiti per ottenere la prestazione? Ne parliamo con l’avv. Claudio Lia del Foro di Torino.

Avvocato Lia, perché questa pronuncia è importante per chi assiste una persona non autosufficiente?

Perché affronta una situazione molto concreta: quella della persona che riesce ancora a camminare, ma non può farlo senza la presenza costante di qualcuno.

La Cassazione chiarisce che la necessità di supervisione continua durante la deambulazione può essere equiparata all’aiuto permanente di un accompagnatore richiesto dalla legge. Non è quindi sufficiente verificare se una persona riesca materialmente a compiere qualche passo. Occorre accertare se possa spostarsi autonomamente e in sicurezza.

È un principio rilevante perché riconosce che l’assistenza non consiste necessariamente nel sostenere fisicamente una persona. In determinate condizioni, può essere indispensabile anche la presenza di qualcuno in grado di intervenire per prevenire una caduta od assistere il

Soggetto a compiere eventuali altri atti ad es. spostamenti rilevanti.

Quali sono le conseguenze economiche di un eventuale mancato riconoscimento dell’indennità?

Quando una persona necessita di assistenza continuativa, la famiglia deve organizzare una rete di supporto che può comprendere l’aiuto dei parenti, l’intervento di assistenti domiciliari o il ricorso a una badante. A queste esigenze possono aggiungersi le spese per gli spostamenti, le visite e gli altri servizi necessari nella vita quotidiana.

Il mancato riconoscimento di una prestazione alla quale si avrebbe diritto può quindi incidere sulla capacità della famiglia di sostenere economicamente l’assistenza. Naturalmente, l’indennità non è pensata per coprire automaticamente ogni spesa e non sostituisce tutti gli interventi assistenziali necessari. Resta  però una risorsa che può contribuire alla gestione della non autosufficienza.

Per questo è importante che la valutazione dei requisiti sanitari sia corretta e tenga conto delle condizioni effettive della persona, senza fermarsi a una lettura ed esame superficiale delle sue capacità residue.

La Cassazione stabilisce quindi che chiunque abbia paura di cadere ha diritto all’indennità?

No. È importante non attribuire alla pronuncia una portata più ampia di quella che ha.

Il principio riguarda la necessità effettiva di una supervisione continua durante la deambulazione, quando questa rappresenta una forma di assistenza indispensabile per la persona. Una semplice difficoltà nel camminare o un timore soggettivo di cadere non sono sufficienti, da soli, a determinare il diritto alla prestazione.

La situazione deve essere valutata sotto il profilo medico-legale, considerando le condizioni cliniche, le modalità di deambulazione, il rischio di cadute e la necessità concreta della presenza di un accompagnatore. La pronuncia chiarisce come interpretare il requisito previsto dalla legge, ma non introduce un automatismo nel riconoscimento dell’indennità.

Che cosa deve essere verificato durante l’accertamento sanitario dell’INPS?

L’attenzione deve concentrarsi sulle conseguenze funzionali della patologia. Non basta considerare la diagnosi: bisogna capire come la persona riesca a muoversi nella vita quotidiana e quali limitazioni incontri.

È importante verificare, per esempio, se la deambulazione sia instabile, se siano necessari appoggi, se vi sia un rischio documentato di cadute e se la persona possa effettuare gli spostamenti senza una supervisione costante.

La questione centrale è stabilire se la capacità motoria residua sia compatibile con una deambulazione realmente autonoma. La possibilità di muovere gli arti inferiori o di compiere qualche passo non esclude necessariamente la necessità di un accompagnatore.

Quale ruolo assume la documentazione medica?

È fondamentale, perché deve consentire di comprendere non soltanto quale patologia sia presente, ma soprattutto come questa condizioni l’autonomia della persona.

Una descrizione generica, come «difficoltà nella deambulazione», può non rappresentare adeguatamente la situazione. Quando corrisponde alle condizioni effettive del paziente, è utile documentare l’instabilità, le difficoltà nei trasferimenti, il rischio di cadute e la necessità di supervisione o assistenza durante gli spostamenti da parte di un soggetto che sorvegli e prevenga situazioni critiche.

Il medico deve naturalmente riportare elementi clinici e funzionali riscontrati, senza formule standardizzate utilizzate esclusivamente per ottenere il beneficio. Una documentazione precisa permette una valutazione più aderente alla realtà e può risultare importante anche in un eventuale contenzioso.

E’ inoltre fondamentale una valutazione geriatrica finale che cristallizzi la situazione di necessità di assistenza continua da parte di un supervisore durante gli spostamenti di una persona.

Che cosa può fare una famiglia quando la domanda viene respinta?

Il primo passo è esaminare le motivazioni del diniego e la documentazione sanitaria utilizzata per la valutazione. Occorre capire se siano state considerate adeguatamente le difficoltà funzionali e, soprattutto, l’eventuale necessità di una supervisione continua.

Se emergono elementi che non sono stati valutati correttamente, è possibile rivolgersi a un professionista per verificare le opzioni disponibili e le modalità con cui contestare il provvedimento, nel rispetto delle procedure e dei termini applicabili al caso concreto.

L’ordinanza della Cassazione costituisce un riferimento importante quando il diniego si fonda su un’interpretazione troppo restrittiva dell’impossibilità di deambulare. Non garantisce, tuttavia, l’esito favorevole di ogni ricorso: la posizione deve essere valutata sulla base delle condizioni individuali e delle prove disponibili.

Qual è il messaggio più importante per cittadini e famiglie?

Il punto fondamentale è che la non autosufficienza deve essere valutata nella sua dimensione concreta. Una persona può conservare capacità motorie residue e avere comunque bisogno di una presenza costante per muoversi senza esporsi a rischi.

Per le famiglie, conoscere i requisiti dell’indennità di accompagnamento significa poter verificare con maggiore consapevolezza le risorse disponibili e i diritti della persona assistita. Per i professionisti, la pronuncia richiama l’importanza di una valutazione medico-legale che non si limiti alle capacità fisiche residue, ma consideri anche la sicurezza e l’effettiva autonomia negli spostamenti.

In un contesto nel quale l’assistenza può rappresentare un impegno economico e organizzativo rilevante, il corretto riconoscimento delle prestazioni previste dalla legge è una componente importante della tutela delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie.

Le notizie più lette su LaMiaFinanza

#1
LMF PREVIDENZA
Manovra 2027 domani in Consiglio dei ministri: cosa può cambiare per le pensioni, da Quota 100 a 64 anni alla tredicesima detassata
di Caterina Chiarelli • 26 ott
#2
FINANZA
Bonus casa 2027, senza proroga la detrazione scende dal 50% al 36%: cosa conviene fare entro il 31 dicembre
di Caterina Chiarelli • 23 ott
#3
MOTORI
Bollo auto 2027, esenzione fino a 80 kW e possibile riduzione del superbollo
di Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it • 25 ott
#4
MERCATI
Asta BOT del 28 ottobre, il Tesoro offre 4,5 miliardi: come prenotarli entro domani e quanto possono rendere
di Caterina Chiarelli • 26 ott
#5
NEWS
Manovra 2027, il Governo valuta il forfettario a 100mila euro. Che cosa cambia per partite iva e lavoratori
di Carolina Bergamaschi • 22 ott
Le altre notizie più lette
Datamoney✨ Classifica generata dalla Agentic AI (REDAZIONE AI) di Datamoney.ch