Nuovi accordi sui dazi tra USA e UE: cosa cambia per i prodotti americani in arrivo in Europa

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Bruxelles approva l’intesa commerciale con Washington per evitare una nuova escalation tariffaria. L’UE elimina gran parte dei dazi industriali sui prodotti USA, ma restano limiti e settori sensibili sotto osservazione

Dopo mesi di tensioni commerciali e minacce reciproche di nuove tariffe, Unione Europea e Stati Uniti hanno raggiunto un accordo destinato a ridefinire gli equilibri del commercio transatlantico. Il compromesso, formalizzato nelle ultime settimane dopo lunghe trattative tra Bruxelles e Washington, prevede una forte riduzione — e in molti casi l’eliminazione — dei dazi applicati dall’UE sui prodotti americani in ingresso nel mercato europeo.

L’intesa nasce soprattutto per evitare una nuova escalation commerciale sotto la presidenza Trump, che aveva minacciato dazi ancora più aggressivi contro l’industria europea, in particolare auto, acciaio e prodotti tecnologici. In cambio della riduzione dei dazi USA sui prodotti europei, fissati con un tetto massimo del 15% su gran parte delle merci UE, Bruxelles ha accettato di liberalizzare buona parte delle importazioni industriali americane.

Il testo però dovrà ora percorrere un iter di approvazione finale entro il 4 luglio, a partire da una riunione straordinaria del Comitato per il commercio internazionale: il voto del Parlamento europeo è previsto intorno al 15 giugno. 

Quali prodotti USA entreranno senza dazi in Europa

Secondo il testo preliminare dell’accordo, l’Unione Europea eliminerà i dazi sulla maggior parte dei beni industriali statunitensi. Questo riguarda soprattutto macchinari industriali, componentistica tecnica, prodotti chimici, aerospazio, alcune tecnologie avanzate e beni manifatturieri americani. L’obiettivo dichiarato è rafforzare stabilità e prevedibilità del commercio transatlantico, oggi considerato strategico anche sul piano geopolitico.

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Uno dei settori più rilevanti è quello automobilistico. L’UE ridurrà progressivamente i dazi sulle auto americane e su diversi beni industriali collegati, mentre Washington abbasserà dal 25-27,5% al 15% le tariffe sulle esportazioni automobilistiche europee. Molto più prudente invece il compromesso sull’agroalimentare, settore politicamente delicatissimo per diversi Paesi europei, Italia compresa. L’UE ha concesso accesso agevolato soltanto ad alcuni prodotti agricoli considerati “non sensibili”, tra cui soia americana, frutta secca, aragosta americana e alcuni prodotti ittici congelati. Restano invece fuori o fortemente limitati carne bovina, gran parte delle produzioni agricole strategiche europee e prodotti che potrebbero creare concorrenza diretta con il Made in Europe agroalimentare. Questo punto era particolarmente sensibile per Francia, Italia e altri Paesi agricoli dell’UE, che temevano un impatto forte sulle filiere locali.

Il dossier più complicato resta però quello di acciaio e alluminio. Gli Stati Uniti mantengono ancora dazi fino al 50% su alcuni derivati europei di acciaio e alluminio, e Bruxelles ha ottenuto una clausola di salvaguardia: se Washington non ridurrà queste tariffe entro fine 2026, l’UE potrà sospendere parte dell’accordo e reintrodurre contromisure sui prodotti americani. È uno degli elementi che mostra come l’intesa sia più una tregua commerciale che una vera normalizzazione completa dei rapporti economici.

L’accordo copre anche settori altamente strategici come semiconduttori, farmaceutica, prodotti tecnologici avanzati e aerospazio. Dietro questa scelta c’è anche una logica geopolitica: rafforzare l’asse industriale occidentale nel confronto crescente con Cina e Asia sulle tecnologie strategiche. Il fatto è che USA e UE stanno cercando di evitare una guerra commerciale permanente in un momento già segnato da rallentamento economico globale, tensioni con la Cina, guerra tecnologica sui semiconduttori, crisi energetiche e riallineamenti geopolitici.

Un compromesso pragmatico

Secondo diversi analisti europei, l’accordo rappresenta un compromesso pragmatico: Bruxelles accetta maggior apertura verso i prodotti industriali americani in cambio di maggiore stabilità per export europei strategici come automotive, farmaceutica e manifattura avanzata. Ma le critiche non mancano. Alcuni eurodeputati e settori industriali europei ritengono che l’UE abbia ceduto troppo alle pressioni di Trump pur di evitare nuovi dazi. In particolare, il timore è che la liberalizzazione favorisca ulteriormente le grandi industrie americane in un momento di debolezza della produzione europea. Ed è qui che emerge il vero significato politico dell’intesa: non un ritorno al libero scambio “classico”, ma un nuovo equilibrio commerciale molto più condizionato da sicurezza economica, geopolitica e protezione delle filiere strategiche.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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