Riscatto della laurea 2026: quando conviene davvero e quanto costa

Trasformare gli anni universitari in contributi pensionistici è una possibilità che interessa sempre più lavoratori, soprattutto dopo gli ultimi aggiornamenti sui costi del riscatto agevolato. Il cosiddetto “riscatto della laurea” permette, infatti, di valorizzare il periodo degli studi ai fini pensionistici, aumentando gli anni contributivi e, in alcuni casi, anticipando l’uscita dal lavoro.
La scelta, però, non è sempre conveniente. Prima di presentare domanda all’INPS è fondamentale comprendere quali anni possono essere riscattati, quale metodo di calcolo viene applicato e quale beneficio reale si ottiene nel lungo periodo.
Che cos’è il riscatto della laurea
Il riscatto della laurea consente di convertire gli anni di studio universitario in anni validi per la pensione. L’operazione è possibile solo se il titolo è stato effettivamente conseguito e riguarda esclusivamente la durata legale del corso di studi.
Sono generalmente riscattabili:
- lauree triennali;
- lauree magistrali;
- lauree a ciclo unico;
- diplomi di specializzazione;
- dottorati di ricerca.
Restano esclusi gli anni fuori corso e, nella maggior parte dei casi, i master universitari. Chi ha ottenuto più titoli accademici può riscattare anche più percorsi di studio, purché i periodi non si sovrappongano.
Anche i titoli conseguiti all’estero possono essere riconosciuti, ma devono avere validità legale in Italia oppure essere equiparati da un’università italiana.
Quanto costa riscattare gli anni universitari
Il costo del riscatto cambia in base al sistema pensionistico in cui ricadono gli anni di studio.
Per i periodi successivi al 1996 si applica il metodo contributivo: il calcolo dipende dalla retribuzione percepita e dall’aliquota previdenziale vigente. Per gli anni precedenti al 1996, invece, si utilizza il sistema della “riserva matematica”, che tiene conto dell’età, della carriera e dell’impatto sulla futura pensione.
Negli ultimi anni ha avuto particolare successo il riscatto agevolato, introdotto per ridurre i costi soprattutto ai lavoratori più giovani. In questo caso il calcolo non dipende dallo stipendio, ma da un valore fisso stabilito annualmente dall’INPS.
Nel 2026 il costo agevolato è di circa 6.200 euro per ogni anno universitario riscattato.
Un laureato con un corso di quattro anni dovrebbe quindi sostenere una spesa vicina ai 24.800 euro, con possibilità di pagamento rateizzato fino a 120 rate mensili senza interessi.
I vantaggi fiscali
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il trattamento fiscale. Le somme versate per il riscatto sono infatti deducibili dal reddito imponibile IRPEF.
Questo significa che una parte della spesa viene recuperata attraverso il risparmio fiscale. Ad esempio, un contribuente con aliquota del 35% può recuperare oltre un terzo dell’importo versato tramite minori imposte.
Per i figli fiscalmente a carico esiste inoltre una detrazione del 19% nel caso di soggetti non ancora iscritti a una gestione previdenziale.
Quando il riscatto è davvero conveniente
La convenienza economica dipende soprattutto da tre fattori:
- possibilità di anticipare la pensione;
- aumento dell’assegno pensionistico;
- vantaggio fiscale ottenuto.
Il riscatto tende a essere molto vantaggioso quando permette di raggiungere prima i requisiti contributivi per la pensione anticipata. In questi casi il beneficio non riguarda solo l’aumento dell’assegno mensile, ma anche la possibilità di smettere di lavorare uno o più anni prima.
Diverso il discorso quando il riscatto produce soltanto un piccolo incremento della pensione. Se, ad esempio, un lavoratore spendesse circa 16.000 euro netti e ottenesse un aumento pensionistico di 80 euro lordi al mese, potrebbero servire oltre 17 anni per recuperare l’investimento iniziale.
Per questo motivo gli esperti consigliano sempre una simulazione previdenziale personalizzata prima di prendere una decisione definitiva. Età, reddito, carriera lavorativa e anni mancanti alla pensione possono cambiare radicalmente il risultato finale.
Possibili novità future
Negli ultimi mesi il tema del riscatto della laurea è tornato al centro del dibattito politico. Alcune ipotesi discusse durante la preparazione della Legge di Bilancio 2026 prevedevano una riduzione del peso del riscatto ai fini della pensione anticipata.
Le proposte più controverse sono state successivamente corrette, ma il confronto resta aperto. Al momento le regole principali rimangono in vigore, anche se il Governo potrebbe intervenire nuovamente in futuro.
Vale ancora la pena riscattare la laurea?
Non esiste una risposta valida per tutti. Per chi ha una carriera stabile e punta ad anticipare la pensione, il riscatto può rappresentare un investimento previdenziale molto utile. Per altri lavoratori, soprattutto con redditi bassi o carriere discontinue, il vantaggio economico potrebbe essere meno evidente.
La soluzione migliore resta quella di confrontare costo reale, benefici fiscali e impatto sulla pensione futura, magari utilizzando il simulatore ufficiale messo a disposizione dall’INPS.




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