1° giugno. Cento anni di Marilyn Monroe: l’America continua a essere ossessionata dal suo mito

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A un secolo dalla nascita di Norma Jeane Mortenson, la stampa americana non celebra soltanto una diva. Si interroga su di uno dei simboli più contraddittori e irrisolti della sua cultura

Il 1° giugno 1926 nasceva a Los Angeles Norma Jeane Mortenson. Cento anni dopo, il mondo continua a chiamarla Marilyn Monroe. Ma il fatto più sorprendente non è la sopravvivenza della sua fama. È la sua trasformazione in qualcosa che va oltre il cinema, oltre Hollywood e perfino oltre la celebrità. Marilyn è diventata una figura archetipica: una delle poche immagini del Novecento ancora immediatamente riconoscibili ovunque nel mondo.

Negli Stati Uniti il centenario ha generato una quantità straordinaria di mostre, libri, aste, retrospettive cinematografiche e analisi culturali. Ma leggendo i principali quotidiani americani emerge un elemento interessante: il dibattito non riguarda più soltanto la “bionda più famosa del mondo”. Riguarda ciò che Marilyn continua a rappresentare.

La stampa americana

Il Los Angeles Times descrive il centenario come la dimostrazione che Monroe rimane una delle presenze più luminose e persistenti dell’immaginario hollywoodiano. Il quotidiano osserva che la sua carriera durò appena diciassette anni, ma la forza della sua immagine continua a produrre libri, film, opere d’arte, mostre e teorie del complotto oltre sessant’anni dopo la sua morte.

Secondo il giornale, la sua eredità non si spiega soltanto con la bellezza o con la tragedia della sua fine. La combinazione di mistero, vulnerabilità e proiezione collettiva ha trasformato Marilyn in una sorta di schermo psicologico sul quale ogni generazione continua a riflettere desideri, paure e fantasie.

Anche Forbes interpreta il centenario come la prova della straordinaria resilienza del suo brand culturale. Mostre museali, aste milionarie, collezionismo, merchandising e pubblicazioni continuano infatti a generare un enorme mercato economico attorno alla sua figura. Per Forbes, Marilyn rimane uno dei casi più estremi di trasformazione di una persona in proprietà intellettuale globale.

Da una Monroe-oggetto a una Monroe-autrice della propria immagine

Ma la riflessione più interessante arriva probabilmente dal Los Angeles Times e dal Guardian US, che sottolineano come il centenario stia progressivamente spostando l’attenzione dalla Monroe-oggetto alla Monroe-autrice della propria immagine.

Per decenni la narrazione dominante l’ha ridotta a sex symbol, vittima o tragedia hollywoodiana. Oggi molti storici del cinema stanno cercando di rivalutarla come figura molto più complessa. Marilyn fu infatti una delle prime donne a sfidare apertamente il sistema degli studios, a fondare una propria casa di produzione e a cercare un maggiore controllo sulla propria carriera in un’epoca in cui Hollywood era quasi interamente dominata dagli uomini.

Il Guardian riporta le parole della curatrice del British Film Institute Kimberley Sheehan, secondo cui la Monroe viene ancora troppo spesso percepita come “icona prima che attrice”. L’obiettivo delle nuove retrospettive è proprio mostrare la profondità delle sue interpretazioni e il suo ruolo pionieristico nella costruzione della propria immagine pubblica.

Un altro tema ricorrente nella stampa americana riguarda il rapporto tra Marilyn e la modernità mediatica. Molti commentatori la descrivono come una figura quasi contemporanea. Prima ancora dell’era dei social network, la Monroe viveva infatti immersa in una forma estrema di esposizione pubblica permanente.

Nella mostra “Marilyn Monroe: Hollywood Icon” all’Academy Museum di Los Angeles emergono lettere, appunti e riflessioni personali che mostrano il peso psicologico di questa condizione. Una frase citata frequentemente dai media americani è particolarmente significativa: “Mi piacciono le persone, ma il pubblico mi spaventa”.

Immagine pubblica e fragilità privata

Per molti osservatori questa tensione tra immagine pubblica e fragilità privata rappresenta la vera ragione della sua attualità. Marilyn sembra anticipare fenomeni che oggi associamo alle celebrity contemporanee: ipervisibilità, costruzione identitaria, pressione mediatica e difficoltà nel distinguere la persona dal personaggio.

Anche il mondo della moda continua a considerarla una figura centrale. Vogue America ha dedicato il centenario all’influenza esercitata dalla Monroe su generazioni di designer, da Gianni Versace a Donatella Versace, fino a Dolce & Gabbana. La sua immagine continua a essere una delle più citate, reinterpretate e replicate nella storia della moda contemporanea.

Parallelamente, riviste come Allure sottolineano come Marilyn rappresenti ancora oggi una forma particolare di glamour: non semplicemente bellezza, ma la combinazione di fascino e malinconia. Secondo molti commentatori, è proprio questa vulnerabilità visibile a renderla diversa da altre icone hollywoodiane.

Un altro aspetto evidenziato dalla stampa americana riguarda il continuo interesse verso la sua vita privata. Lettere inedite, gioielli, documenti personali e manoscritti vengono ancora oggi battuti all’asta per cifre molto elevate. Secondo Reuters, alcune delle nuove collezioni messe in vendita in occasione del centenario mostrano aspetti molto intimi della sua personalità: paure, riflessioni sulla maternità, fragilità emotive e pensieri sulla morte.

Le contraddizioni fondamentali della società contemporanea

In fondo, il centenario di Marilyn Monroe sembra confermare una tesi che attraversa gran parte della stampa americana: Marilyn continua a essere importante perché incarna alcune delle contraddizioni fondamentali della società contemporanea.
Era allo stesso tempo potente e vulnerabile, desiderata e sola, costruita artificialmente e profondamente autentica.
Qui a destra la prima fota da modella, nel 1946

Per questo, a cento anni dalla sua nascita, il suo volto continua a emergere ovunque: nei musei, nella moda, nel cinema, nella pubblicità e perfino nelle immagini generate dall’intelligenza artificiale. Non perché il mondo stia ricordando soltanto una star del passato, ma perché Marilyn Monroe è diventata una delle grandi metafore culturali della modernità: il punto d’incontro tra fama, desiderio, identità e fragilità umana.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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