Campi Flegrei, nuovo studio sul magma profondo. Ma il terremoto nel Tirreno non indica un’eruzione imminente del Vesuvio
La ricerca ricostruisce per la prima volta la struttura profonda della caldera flegrea fino a 50 chilometri. La forte scossa avvertita oggi, però, è un terremoto profondo del Mar Tirreno e non un segnale diretto di riattivazione del Vesuvio
La notizia va letta distinguendo bene tre fenomeni diversi: il nuovo studio sui Campi Flegrei, il forte terremoto registrato oggi nel Mar Tirreno e il rischio eruttivo del Vesuvio.

Il nuovo studio internazionale citato da Fanpage riguarda i Campi Flegrei, non il Vesuvio. La ricerca, pubblicata su Scientific Reports, ha permesso di ricostruire la struttura profonda della caldera fino a circa 50 chilometri di profondità, usando l’analisi di circa 5.000 terremoti lontani registrati dalla rete INGV. L’obiettivo era ottenere un’immagine più chiara della zona di alimentazione magmatica profonda del sistema flegreo.
Il dato scientificamente più rilevante è l’individuazione, a circa 16-20 chilometri di profondità, di uno strato a bassa velocità delle onde sismiche, interpretato come una zona con materiali fluidi e rocce parzialmente fuse. Secondo Geopop, in quello strato fino al 30% delle rocce potrebbe essere allo stato fuso; sarebbero quindi le “radici” profonde del sistema magmatico flegreo.
Questo non significa però che il magma stia risalendo in superficie o che un’eruzione sia imminente. Lo studio serve soprattutto a migliorare la comprensione del vulcano e il monitoraggio del rischio. In altre parole, fotografa meglio il “motore profondo” dei Campi Flegrei, ma non equivale a un’allerta eruttiva.
Il terremoto nel Tirreno di fronte alle coste calabre
Quanto al forte terremoto di oggi, l’INGV ha chiarito che l’evento della notte fra il 1° e il 2 giugno 2026, di magnitudo ML 6.2 / Mw 6.1, è stato localizzato nel Mar Tirreno, lungo la costa calabra nord-occidentale, a una profondità di circa 250 chilometri. Si tratta quindi di un terremoto molto profondo, legato alla subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria, un meccanismo geologico diverso dalla dinamica superficiale dei vulcani napoletani.
Proprio la profondità spiega perché sia stato avvertito su un’area molto ampia, dal Lazio alla Sicilia, senza però avere lo stesso tipo di effetti di un terremoto superficiale vicino alla crosta. L’INGV sottolinea che i terremoti profondi nel Tirreno sono relativamente frequenti e legati allo sprofondamento dello “slab” ionico sotto l’arco calabro.
Sul Vesuvio, quindi, non emerge da questi dati un segnale di rischio eruttivo imminente. Vesuvio e Campi Flegrei sono sistemi vulcanici distinti; anche quando si registrano sciami sismici quasi contemporanei nelle due aree, gli esperti ricordano che non vanno automaticamente collegati. Fanpage, citando il vulcanologo Giuseppe De Natale, ha già riportato che Vesuvio e Campi Flegrei sono “sistemi indipendenti”.
La situazione dei Campi Flegrei resta invece da monitorare con attenzione per il bradisismo, il sollevamento del suolo e la sismicità locale. L’Osservatorio Vesuviano mantiene attivi bollettini, reti di monitoraggio, localizzazioni sismiche e aggiornamenti dedicati all’area flegrea.
In sintesi: lo studio è importante perché aiuta a capire meglio la struttura profonda dei Campi Flegrei; il terremoto forte di oggi è un evento profondo del Tirreno; al momento non ci sono elementi ufficiali per collegarlo a un’imminente eruzione del Vesuvio.
Nessuna allerta specifica per un’eruzione del Vesuvio nei prossimi mesi
Nonostante un continuo stato di pericolo, l’Osservatorio Vesuviano dell’INGV non ha emesso alcuna allerta specifica per un’eruzione nei prossimi mesi, né per il Vesuvio né per i Campi Flegrei. Anzi, i dati ufficiali attualmente disponibili indicano uno scenario diverso da quello che spesso emerge nei titoli più allarmistici.
Per il Vesuvio, il livello di allerta resta verde, il più basso previsto dal sistema nazionale di protezione civile. L’ultimo bollettino evidenzia una sismicità limitata, assenza di deformazioni del suolo riconducibili a risalita magmatica e parametri geochimici sostanzialmente stabili. L’Osservatorio Vesuviano afferma che i parametri di monitoraggio sono “entro i valori di base”.
I Campi Flegrei
La situazione è diversa ai Campi Flegrei, dove permane il livello di allerta gialla (“attenzione”), in vigore dal 2012. L’area continua a essere interessata dal fenomeno del bradisismo, cioè il lento sollevamento del suolo accompagnato da terremoti superficiali e variazioni geochimiche. Tuttavia, secondo la Protezione Civile, il livello giallo non implica un’eruzione imminente; indica piuttosto che alcuni parametri sono superiori ai valori normali e richiedono monitoraggio continuo.
L’ultimo quadro ufficiale dell’Osservatorio Vesuviano mostra che nell’area flegrea continuano a verificarsi terremoti superficiali concentrati soprattutto tra Pozzuoli, Solfatara, Pisciarelli e il Golfo di Pozzuoli. Nel mese di aprile 2026 sono stati registrati 315 eventi, con magnitudo massima 3,4.
Il punto più importante riguarda però la probabilità di evoluzione verso un’eruzione. Nella documentazione ufficiale della Protezione Civile relativa al livello giallo, la probabilità di un’evoluzione eruttiva viene definita esplicitamente “bassa”.
Gli scienziati parlano infatti di una fase di unrest (“irrequietezza vulcanica”), una condizione in cui il vulcano mostra segnali di attività, cioè aumento della sismicità, deformazione del suolo, variazioni dei gas, ma senza che ciò significhi necessariamente che si stia preparando un’eruzione. Molti vulcani nel mondo possono rimanere in questa fase per anni o decenni.





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