Ogni foto, una storia da raccontare agli altri e a se stessi: è parte della vita e della carriera di un fotografo

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di Guido Alberto Rossi

—tratto da www.papale-papale.it

Per moltissimi fotografi, anzi per quasi tutti, l’archivio delle loro foto scattate è una delle cose più importanti della loro vita, per tanti è più importante della moglie e dei figli, specialmente se questa l’ha buttato fuori casa, con tutti i suoi bagagli e negativi e ha cresciuto i figli aizzandoli contro.

Alcuni di questi archivi sono preziosi, perché contengono immagini memorabili di avvenimenti importanti, personaggi illustri o semplicemente fotografie di città e vita quotidiana passata ma che sicuramente serviranno in futuro. Quando, non si sa, molto probabilmente mai, ma siccome non si sa mai è sempre meglio archiviare tutte le belle foto che buttarle. Anche perché ogni foto scattata è parte della vita e della carriera del fotografo e quindi ognuno ne è molto affezionato.

Archivio

Ogni volta che mi “tuffo” nel mio archivio alla ricerca di qualche vecchia fotografia che voglio rivalutare e magari metterla sul mio sito, perché penso che prima o poi a qualcuno potrebbe servire, rivedendole, rivivo il momento o il periodo di quando le ho scattate, le situazioni, le avventure, mi tornano in mente e ricordo le giornate bellissime e le giornate che già dal mattino, tagliandomi facendo la barba, partivano storte.

Mi vengono in mente le persone simpatiche che ho conosciuto, magari solo per qualche minuto, mentre scattavo la foto e le persone odiose che purtroppo hanno incrociato la mia strada o mi hanno reso la vita professionale difficile. Stranamente, le ho trovate più spesso negli uffici amministrativi che in giro per il mondo. Tutti questi ricordi, che ti ritornano in mente in un gran vortice spesso ti fanno scegliere delle foto che obiettivamente non sono il top, questo perché quando l’hai scattata c’era una bella atmosfera e quindi ti fai ingannare dal bel ricordo e poi c’è sempre un pochino di ego che dal fondo del cervello ti dice che ogni “scarrafone” è bello a mamma sua.

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Alcuni fotografi archiviano solo le immagini che hanno pubblicato, altri (come il sottoscritto) archiviano praticamente tutto quello che hanno scattato purché la foto sia tecnicamente a posto. Fino a qualche anno fa gli archivi personali dei fotografi o delle piccole agenzie erano consultati da possibili clienti, ovviamente se avevano una connessione internet. Poi, con l’arricchimento smisurato d’immagini che offrono le mega agenzie, i piccoli archivi sono diventati commercialmente obsoleti.

La più grande di queste mega agenzie, solo nella parte storica offre oltre 150 milioni di foto, ha praticamente rastrellato i 50 archivi storici più importanti del mondo ed un numero infinito di archivi personali di bravi fotografi.
Se qui non trovi la foto di un avvenimento o di un personaggio, forse l’avvenimento in questione non è mai avvenuto ed il personaggio in realtà era solo una leggenda metropolitana.

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Alcuni degli archivi di vecchi fotografi sono finiti nella pancia delle mega agenzie, perché gli eredi non sapevano come gestirli e li vendettero in blocco, come cose inutili e ingombranti, un po’ come per la vecchia sciabola del nonno ufficiale, che dal momento che è arrugginita e non si sa dove metterla e in più, deve anche essere denunciata come arma bianca, alla fine, tanto vale liberarsene. Inoltre, c’è il problema dello spazio fisico che occupano gli archivi fotografici scattati in pellicola. Se sono in bianco e nero, ci saranno i negativi, i provini e le stampe. Se sono a colori, ci saranno migliaia di diapositive, nei vari formati, custodite in appositi raccoglitori, poi messi in buste e bustine varie, se poi non sono catalogate con esaurienti didascalie contenenti: data, luogo, nomi etc. non servono a niente.
Oggi qualunque fotografia scattata analogicamente se non è scansionata e trasformata in file digitale ad alta risoluzione, ha la stessa utilità di una scatoletta di tonno scaduta da anni.

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A cavallo tra gli anni 80 e 90 l’esercito americano distrusse tutto l’archivio fotografico e filmato, scattato e girato dai suoi “combat photographers” nella guerra del Vietnam, perché secondo il burocrate asino che ha gestito la questione, aveva bisogno degli spazi dove erano custoditi i negativi fotografici e le pellicole cinematografiche, giudicando con la sua asinaggine eccelsa, che poi in fin dei conti era tutto materiale “vecchio ed inutile”.

Certamente i fotografi nati con il digitale non hanno questo problema, perché basta una hard disk, grande come un pacchetto di sigarette, per contenere oltre centomila immagini ad alta risoluzione. In Italia abbiamo alcuni famosi vecchi archivi che sono dei veri e propri tesori nazionali dell’immagine, vedi Alinari di Firenze, che raccoglie un’immensa collezione di fotografie dell’Italia, le più vecchie risalenti al 1852, praticamente quando è nata la fotografia stessa. Le agenzie milanesi: Farabola e Publifoto (quest’ultimo archivio è stato acquistato e salvato dalla Banca Intesa San Paolo) ambedue nate negli anni 30, hanno tra le migliaia dei loro negativi, tutta la nostra storia: sportiva, politica, bellica, del mondo della cultura e dello spettacolo, e anche tantissimi scatti realizzati per la pubblicità cartacea di nostri marchi famosi negli anni 50 e 60. Ma il colosso nazionale è L’istituto Luce, nato nel 1924 per immortalare il regime, con immagini ad hoc sia fotografiche che filmate, con lo scopo di fare della bella propaganda è sopravvissuto alla caduta del fascismo e ha continuato il suo lavoro con occhio nuovo e oggi sul suo sito web ci sono oltre 3 milioni di foto e oltre 77 mila clip di filmati che documentano tutto l’ultimo secolo italiano.

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Credo che questi archivi costino di più a mantenersi di quello che rendono, ma è bene che esistano per la nostra memoria iconografica e francamente spero che non finiscano mai dentro una mega agenzia.
Molti fotografi, o eredi di tali, hanno donato tutte le loro foto a vari musei della fotografia, in questo caso sono ben custoditi, ma pochissimo sfruttati commercialmente. Mentre chi li cede ad altro tipo di museo, rischia che il tutto finisca in una polverosa cantina e lì rimarranno fino al giorno del giudizio.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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