Mondiali 2026, le parole di Infantino (Fifa) sull’Italia accendono le polemiche, poi le scusa. Che cosa ha detto

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Le parole del presidente della Fifa Giovanni Infantino accendono la polemica. “Vediamo se l’Italia si qualifica con 64 squadre o forse dovrò metterne 228”, aveva dichiarato con tono ironico, suscitando immediate reazioni. Un’uscita che non è passata inosservata, tanto da costringere Gianni Infantino a un parziale passo indietro affidato ai social: “Gli Azzurri torneranno presto e non vedo l’ora di rivederli protagonisti”.

Panoramic view of modern stadium during football match

La Figc: caduta di stile

A stigmatizzare l’episodio è stata la Figc, che ha parlato apertamente di “caduta di stile”. “È stata un’uscita infelice, che ha ferito il sentimento dell’intera comunità sportiva italiana. Il calcio insegna valori, a cominciare dal rispetto, sia nella vittoria che nella sconfitta”, si legge nella nota federale.

Nel tentativo di smorzare le polemiche, Infantino ha poi pubblicato un messaggio su Instagram, ricordando l’incontro con Gianni Rivera durante la partita inaugurale del Mondiale 2026 allo stadio Azteca di Città del Messico, luogo simbolo della storica semifinale Italia-Germania Ovest del 1970, la celebre “Partita del Secolo”. Un’occasione per celebrare il passato e rilanciare lo sguardo al futuro: “Quello del 1970 fu un torneo straordinario, proprio come lo sarà quello del 2026, anche se senza i quattro volte campioni del mondo dell’Italia”.

Le scuse, tuttavia, non hanno placato del tutto le reazioni, che si sono estese anche al mondo politico. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha invitato alla prudenza: “Una cosa sono le dichiarazioni riportate, un’altra è sentirle direttamente. Preferisco verificare prima di esprimermi”. Il ministro ha poi aggiunto di voler chiarire la questione con il numero uno della Fifa: “Spero di riuscire a parlarci presto, perché mi interessa comprendere il suo pensiero in modo diretto”. Una vicenda che riaccende il dibattito sul rispetto nel calcio internazionale e sul peso delle parole delle sue figure istituzionali.

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