VivaTech 2026, Jeff Bezos rilancia l’ottimismo sull’IA: «Non eliminerà il lavoro, anzi creerà un’insufficienza di lavoratori nel settore»
Alla più grande conferenza europea dedicata a startup e innovazione, il fondatore di Amazon traccia una visione controcorrente: l’intelligenza artificiale aumenterà la produttività e la domanda di lavoro. Nel lungo periodo immagina anche un futuro in cui l’industria pesante si sposterà nello spazio.
Con oltre 180.000 partecipanti, nonostante un’ondata di caldo record che ha colpito la Francia, VivaTech 2026 ha confermato il proprio ruolo di principale appuntamento europeo dedicato a startup, innovazione e trasformazione digitale. Per quattro giorni, il centro espositivo di Porte de Versailles, a Parigi, ha ospitato imprenditori, investitori, ricercatori e leader delle grandi aziende tecnologiche per discutere delle prospettive dell’intelligenza artificiale, della robotica, del quantum computing e delle nuove tecnologie destinate a ridisegnare l’economia globale.

Tra gli ospiti più attesi c’era Jeff Bezos, fondatore di Amazon e di Blue Origin, che ha offerto una lettura decisamente controcorrente dell’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro. Mentre gran parte del dibattito pubblico continua a concentrarsi sul rischio che l’IA sostituisca milioni di occupati, Bezos sostiene l’esatto contrario: secondo lui, sarà proprio l’aumento della produttività generato dall’intelligenza artificiale a creare, nel medio periodo, una carenza di lavoratori.
Secondo Bezos, ogni grande rivoluzione tecnologica ha inizialmente alimentato timori sulla perdita di posti di lavoro, ma la storia economica mostra un’evoluzione diversa. L’automazione elimina alcune mansioni, ma allo stesso tempo genera nuove professioni, nuovi mercati e una domanda crescente di competenze. L’intelligenza artificiale, nella sua visione, rappresenta un potente acceleratore di questo processo: consentirà alle imprese di produrre di più, sviluppare nuovi servizi e aumentare la ricchezza complessiva, facendo emergere attività che oggi ancora non esistono.
Si tratta di una posizione che si contrappone alle analisi più prudenti diffuse negli ultimi anni. Il World Economic Forum, ad esempio, stima che l’IA e l’automazione porteranno contemporaneamente alla scomparsa di alcune professioni e alla nascita di milioni di nuovi impieghi, con il saldo finale che dipenderà soprattutto dalla capacità dei sistemi educativi e delle imprese di riqualificare la forza lavoro. Anche il Fondo Monetario Internazionale ritiene che l’intelligenza artificiale interesserà una quota molto elevata delle occupazioni nei Paesi avanzati, aumentando la produttività ma imponendo profonde trasformazioni del mercato del lavoro.
Quanto crescerà la domanda di beni e servizi?
Per Bezos, tuttavia, il punto centrale non è quanti posti saranno sostituiti, bensì quanto crescerà la domanda di beni e servizi. Se l’intelligenza artificiale renderà ogni lavoratore più produttivo, sostiene il fondatore di Amazon, le imprese potranno espandersi più rapidamente, creando nuove opportunità occupazionali. Il vero rischio, quindi, non sarebbe la disoccupazione tecnologica, bensì la difficoltà di reperire personale qualificato in un’economia che cresce più velocemente.
Ma la parte più visionaria del suo intervento ha riguardato il futuro dell’industria. Bezos ha ribadito un progetto che porta avanti da anni attraverso Blue Origin: trasferire progressivamente nello spazio le attività industriali più energivore e inquinanti, preservando la Terra come luogo destinato principalmente alla vita, all’agricoltura e ai servizi.
La Luna
Nella sua prospettiva di lungo periodo, la Luna potrebbe diventare il primo grande polo manifatturiero extraterrestre. Le industrie pesanti potrebbero sfruttare direttamente le risorse presenti sul satellite, mentre la produzione di energia nello spazio consentirebbe di ridurre l’impatto ambientale sul pianeta. Si tratta di un orizzonte che oggi appare ancora lontano, ma che Bezos considera coerente con l’evoluzione tecnologica dei prossimi decenni.
Questa visione si inserisce nella competizione sempre più intensa tra le principali aziende spaziali private. Se SpaceX, guidata da Elon Musk, punta alla colonizzazione di Marte, Blue Origin concentra invece gran parte della propria strategia sullo sviluppo di infrastrutture permanenti in orbita e sulla creazione di un’economia spaziale destinata a sostenere l’industria del futuro.
Conseguenze economiche e sociali
L’intervento di Bezos ha confermato anche un altro aspetto emerso durante VivaTech 2026: il dibattito sull’intelligenza artificiale sta progressivamente spostandosi dalle sole capacità tecnologiche alle conseguenze economiche e sociali. Se fino a pochi anni fa l’attenzione era rivolta soprattutto ai modelli linguistici e alle loro prestazioni, oggi imprese e governi discutono sempre più spesso di produttività, competitività industriale, formazione delle competenze e trasformazione del lavoro.
È proprio questo il messaggio che emerge dalla conferenza parigina. L’intelligenza artificiale non viene più considerata soltanto una tecnologia innovativa, ma un’infrastruttura destinata a modificare l’organizzazione dell’economia globale. Resta aperto il confronto sulle sue conseguenze occupazionali: da una parte le preoccupazioni per la sostituzione di alcune professioni, dall’altra l’ottimismo di imprenditori come Bezos, convinti che ogni rivoluzione tecnologica finisca per creare più opportunità di quante ne distrugga. Chi avrà ragione dipenderà non soltanto dall’evoluzione degli algoritmi, ma anche dalla capacità di imprese, istituzioni e sistemi educativi di accompagnare una trasformazione che appare ormai inevitabile.





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