Gli strafalcioni di agosto sui quotidiani italiani, il caldo dell’estate ottenebra i redattori?
Volevo preparare una rubrica sugli “strafalcioni d’agosto”, ma per documentarla con immagini autentiche mi servono le fotografie o gli screenshot delle pagine interessate, cosa non facile visto che anche la nostra redazione è in vacanza e lavorare da remoto rende complicato accedere agli archivi: molte edizioni cartacee sono protette da abbonamento e gli errori online vengono spesso corretti senza conservarne traccia.
Ho già individuato un caso concreto del 10 agosto 2026
Stamattina ho pubblicato il pezzo molto attuale dal titolo POS e corrispettivi, arriva la tolleranza del 5% per gli errori
e come sempre nel verificare le fonti capita di leggere i commenti di altre testate.
Il testo parlamentare stabilisce che la tolleranza del 5% sui pagamenti POS si calcola sul numero delle operazioni, ma Fanpage la descrive invece come differenza tra «l’ammontare totale dei corrispettivi» e «il totale delle transazioni elettroniche». Non è un refuso innocuo: confondere numero e valore delle operazioni cambia il funzionamento della norma. La formulazione corretta è verificabile nel resoconto del Senato.
Il commento generale potrebbe partire da qui: ad agosto le redazioni lavorano spesso con organici ridotti, mentre l’informazione digitale richiede velocità continua. Ne derivano titoli non verificati, numeri confusi, traduzioni automatiche e articoli costruiti copiando interpretazioni altrui senza risalire alla fonte primaria. Il problema più serio non è l’errore ortografico, immediatamente riconoscibile, ma quello sostanziale che appare plausibile e viene replicato da altre testate.
Oggi, giornata sfortunata per gli strafalcioni

Mi spiace citare ora il caso di Livio Berruti, di cui ricordiamo tutti le grandi vittorie, scomparso ieri: ma che proprio il Corriere della Sera scriva il suo cognome con due r sembra un po’ irriverente. Certo un giovane redattore nel 1960 non era ancora nato, ma nessuno controlla i titoli in agosto?
Non si tratta di un’imprecisione storica o di una controversa interpretazione, ma del più classico errore di battitura. Proprio per questo risulta sorprendente: il cognome del protagonista dovrebbe essere l’elemento più controllato di un titolo commemorativo. La doppia “r” è sfuggita all’autore, alla revisione redazionale e al controllo finale prima della pubblicazione.
L’episodio mostra una delle fragilità dell’informazione digitale. La velocità imposta dalla pubblicazione online riduce talvolta lo spazio riservato alla rilettura, mentre le redazioni estive lavorano con organici più contenuti. Tuttavia, attribuire tutto alla pausa d’agosto sarebbe troppo semplice. Nei sistemi editoriali moderni un errore nel nome dovrebbe essere intercettato automaticamente confrontando il testo con l’archivio della stessa testata, nel quale “Livio Berruti” compare migliaia di volte.
Il refuso non modifica il contenuto della notizia, ma ne indebolisce l’autorevolezza. In un articolo d’addio assume inoltre un peso particolare: scrivere correttamente il nome della persona ricordata rappresenta la prima forma di rispetto giornalistico.





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