Da Milano al Nasdaq: Bending Spoons debutta oggi con una valutazione da 18,5 miliardi di dollari

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1° luglio 2026

— di Serena Magrì

Oggi è un giorno storico per la tecnologia italiana: Bending Spoons, la società milanese fondata nel 2013 da Luca Ferrari, Francesco Patarnello, Matteo Danieli e Luca Querella, ha debuttato al Nasdaq Global Select Market con il ticker BSP. È la prima azienda informatica italiana nativa digitale a quotarsi sul principale listino tecnologico statunitense — un evento che la stampa definisce storico per il fintech e la tech italiana ed europea.

Il prezzo dell’IPO

Bending Spoons ha fissato il prezzo della propria offerta pubblica iniziale a 29 dollari per azione, superiore alla forchetta inizialmente comunicata di 26-28 dollari. Un segnale di domanda superiore alle attese da parte degli investitori istituzionali.

I numeri dell’operazione:

  • azioni offerte: quasi 58 milioni di azioni ordinarie complessive, di cui circa 34,4 milioni nuove quote emesse da Bending Spoons e 23,6 milioni cedute da alcuni azionisti venditori
  • opzione greenshoe: fino a ulteriori 8,6 milioni di azioni per gli underwriter
  • raccolta stimata: tra 1 e 1,15 miliardi di dollari per la società, più 680-780 milioni per gli azionisti venditori
  • capitalizzazione: tra 18,4 e 18,5 miliardi di dollari, a seconda dell’esercizio delle opzioni greenshoe

Le negoziazioni sono partite oggi, mentre la chiusura formale dell’offerta è prevista per il 2 luglio, subordinatamente alle consuete condizioni sospensive.

Chi guida il collocamento

Il ruolo di joint lead book-running manager è affidato a Goldman Sachs, JP Morgan e Allen & Company. Al consorzio di joint book-running manager partecipano, tra gli altri, Wells Fargo Securities, BofA Securities, Jefferies, Evercore ISI, BNP Paribas, Mizuho, Société Générale, Crédit Agricole e — sul fronte italiano — Intesa Sanpaolo (IMI CIB), UniCredit e Banca Akros.

Il controllo resta ai fondatori

Un elemento chiave della struttura azionaria: i quattro fondatori non hanno venduto le proprie quote in occasione della quotazione e manterranno il controllo del 48% del capitale sociale. Grazie a un sistema di azioni a voto multiplo, dispongono però dell’82% dei diritti di voto totali in assemblea una struttura di governance pensata per garantire continuità strategica anche da public company.

Tra gli azionisti italiani, Tamburi Investment Partners (TIP) ha ceduto una quota limitata di titoli (l’operazione porterà nelle casse del gruppo oltre 50 milioni di dollari), mantenendo però più dell’80% della propria partecipazione. Il fondatore Giovanni Tamburi ha parlato di un’operazione soprattutto simbolica, “un segnale al mercato”, più che un cambio di strategia.

Il modello di business: acquisire, tagliare, far crescere

Bending Spoons non è una startup tecnologica in senso classico, ma un consolidatore di app digitali: individua applicazioni già affermate ma con potenziale inespresso e le rilancia con un approccio orientato ai dati, tagli ai costi strutturali e aumento dei prezzi degli abbonamenti, il cosiddetto “metodo Spoons”. Dal 2022 a oggi ha realizzato oltre 50 acquisizioni.

Nel portafoglio figurano marchi noti a livello globale come Evernote, WeTransfer, Komoot, Brightcove, StreamYard, Harvest e Remini. La società ha inoltre dichiarato di avere già individuato oltre mille potenziali aziende target da acquisire, con ricavi tra 50 milioni e 5 miliardi di dollari, concentrate per l’80% in Nord America.

I numeri finanziari: crescita sì, ma con leva alta

Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono saliti a 601 milioni di dollari, più che raddoppiati rispetto ai 259 milioni dello stesso periodo del 2025, con un utile netto di 27,5 milioni di dollari, un ritorno alla redditività che gli analisti considerano un segnale positivo sulla sostenibilità del modello.

Resta però il tema della leva finanziaria:

  • Debito lordo al 31 marzo 2026: 4,36 miliardi di dollari
  • Liquidità disponibile: 740,8 milioni di dollari
  • Debito netto: circa 3,68 miliardi di dollari
  • Leva: 2,19 volte l’EBITDA atteso per il 2026 (il tetto contrattuale con i creditori è fissato a 4 volte)
  • Rimborsi attesi tra fine 2026 e 2030: tra 270 e 437 milioni di dollari l’anno

Sul fronte della valutazione, i multipli impliciti della forchetta di prezzo si collocano intorno a 15 volte l’EBITDA atteso 2026, livello che gli analisti giudicano coerente con la crescita dei ricavi, pur restando inferiore ai multipli di comparabili SaaS quotati (26-27 volte EBITDA). Il paragone più citato è con la canadese Constellation Software, che tratta a multipli superiori pur crescendo a ritmi più contenuti.

Cosa dicono gli analisti

Il giudizio prevalente è di cauto ottimismo: la maggior parte degli analisti considera la valutazione coerente con l’espansione dei ricavi, inquadrando Bending Spoons non come una tech company tradizionale ma come una “macchina da flusso di cassa” efficiente. Al tempo stesso, si raccomanda prudenza nel medio termine, con l’invito a monitorare da vicino i primi trimestrali post-quotazione per verificare la sostenibilità del debito e la reale capacità di integrare le acquisizioni senza un aumento del tasso di abbandono degli utenti (churn).

Il prospetto depositato presso la SEC avverte inoltre gli investitori della possibile forte volatilità del titolo nelle prime ore di contrattazione, suggerendo l’uso di ordini limite.

Perché conta per l’Italia

Il debutto di Bending Spoons arriva in un’estate particolarmente affollata di quotazioni tecnologiche negli Stati Uniti, che include anche SpaceX e le attese IPO di Anthropic e OpenAI. Per il sistema imprenditoriale italiano, si tratta della prima grande “big tech” nazionale a sbarcare sul Nasdaq, un banco di prova che molti osservatori guardano anche come indicatore per future quotazioni di aziende tecnologiche italiane sui mercati americani.


Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza finanziaria o raccomandazione di investimento. I dati di mercato relativi al titolo BSP possono variare rapidamente nelle prime sedute di contrattazione.

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