Borsa, UniCredit e Intesa perdono oltre il 4%: perché le banche hanno affondato Piazza Affari
Seduta pesante per Piazza Affari mercoledì 1° ottobre. Il Ftse Mib ha chiuso in calo del 2,21% a 50.238 punti, il risultato peggiore tra i principali listini europei, con Madrid subito dietro a meno 2,17%. Londra ha ceduto l’1,68%, Parigi l’1,62% e Francoforte l’1,03%. A zavorrare Milano sono stati soprattutto gli istituti di credito, che hanno un peso rilevante nella composizione dell’indice.

Il bilancio dei titoli bancari
UniCredit ha lasciato sul terreno il 4,07%, chiudendo a 79,53 euro, mentre Intesa Sanpaolo è scesa del 4,02% a 6,378 euro. Vendite consistenti anche su Mediobanca, in calo del 4,23%, su Banca Mediolanum, che ha perso il 4,3%, e su Monte dei Paschi, arretrata del 3,74%. Fuori dal comparto ha sofferto Poste Italiane, giù del 3,2%, mentre Tim ha ceduto l’1,59%. Gli scambi si sono ridotti a 4,11 miliardi di euro, contro i 5,01 della sessione precedente.
Il peso di spread e rendimenti
Sul banco degli imputati c’è soprattutto il mercato del debito. Il differenziale tra Btp e Bund si è allargato fino a circa 118 punti base, ai massimi da ottobre 2023 secondo Milano Finanza, e il rendimento del decennale italiano è salito al 4,71%. Per le banche il collegamento è diretto, perché nei loro bilanci custodiscono grandi quantità di titoli pubblici e un rialzo dei tassi sul debito sovrano si riflette sul valore di quei portafogli. La tensione sulle obbligazioni era già evidente nelle sedute precedenti, come raccontato nel nostro pezzo sui Btp oltre il 4% sulle scadenze a cinque-sette anni.
Inflazione, petrolio e attese sulla Bce
A raffreddare il clima hanno contribuito i dati sui prezzi e la corsa del greggio. In Italia l’Istat ha stimato per settembre un’inflazione al 4,2% su base annua, trainata dall’energia, mentre il Brent è salito del 2,6% a 92,77 dollari al barile. Secondo Milano Finanza, gli operatori mettono ormai in conto un terzo aumento del costo del denaro da parte della Banca centrale europea entro la fine dell’anno, dopo la stretta di settembre che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, come spiegato nel nostro articolo sulla decisione della Bce di settembre.
Chi è andato controcorrente
Pochi i titoli in positivo. Fincantieri è salita del 2,7% a 12,365 euro dopo che Bank of America ha avviato la copertura sul gruppo con un prezzo obiettivo di 17 euro. Ancora più ampio il balzo di Reply, salita del 6,57%. STMicroelectronics ha guadagnato lo 0,73%, sostenuta dalle previsioni positive dell’americana Micron sul settore dei semiconduttori, e Prysmian ha messo a segno un progresso dello 0,69%. In fondo al listino si è distinta in negativo BFF Bank, crollata del 10,31%. Nelle prossime sedute l’attenzione resterà concentrata sull’andamento dello spread, sul documento programmatico di finanza pubblica atteso dal governo e sui dati del mercato del lavoro statunitense.
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