Permessi Legge 104, da dicembre l’INPS li registra giorno per giorno per i dipendenti pubblici: cosa cambia
Da dicembre i permessi della legge 104 usati dai dipendenti pubblici saranno comunicati all’INPS giorno per giorno, insieme ai dati della persona assistita. Lo prevede il messaggio INPS n. 3267 del 14 ottobre 2026, che attua la legge di bilancio 2026 e cambia il modo in cui le amministrazioni registrano permessi e congedi del proprio personale.

Cosa prevede il messaggio INPS
La norma di riferimento è l’articolo 1, comma 724, della legge 199 del 2025, pensata per rafforzare i controlli sull’uso delle misure per l’assistenza alle persone con disabilità e per la genitorialità. Finora le dichiarazioni contributive indicavano il tipo di assenza; d’ora in poi alla causale andranno associate le date precise e, quando previsto, il codice fiscale della persona che dà diritto al beneficio. Le nuove regole si applicano a partire dalla denuncia contributiva relativa al mese di dicembre 2026 e non obbligano a ricompilare le assenze passate.
Chi riguarda
Gli obblighi ricadono sulle amministrazioni pubbliche indicate dal decreto legislativo 165 del 2001 con personale iscritto alla Gestione pubblica: ministeri, enti territoriali, scuole e le altre strutture della PA. A doversi adeguare sono gli uffici del personale e quelli che elaborano stipendi e denunce contributive, attraverso il flusso UNIEMENS/ListaPosPA. Per i lavoratori del settore privato il messaggio non introduce novità.
Cosa cambia per chi usa i permessi
I diritti restano gli stessi: chi assiste un familiare con disabilità grave continua ad avere i tre giorni di permesso retribuito al mese previsti dall’articolo 33 della legge 104, e restano invariate le agevolazioni per il lavoratore disabile. Cambia la tracciabilità. Per ogni utilizzo l’amministrazione dovrà indicare il giorno, il tipo di permesso e, se fruito a ore, il numero di ore, contabilizzate anche nelle frazioni. Quando il permesso serve ad assistere un’altra persona andrà riportato il codice fiscale del familiare. Lo stesso vale per il congedo straordinario fino a due anni previsto dall’articolo 42 del decreto legislativo 151 del 2001.
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Congedi parentali e malattia dei figli
Le novità riguardano anche i genitori. Per i congedi parentali le amministrazioni dovranno distinguere i periodi pagati per intero, quelli con indennità ridotta e quelli non retribuiti, indicando in alcuni casi la percentuale applicata e le ore se il congedo è fruito a ore. Codici specifici sono previsti per il prolungamento del congedo per i figli con disabilità e per le assenze legate alla malattia dei figli, distinte tra bambini fino a tre anni e figli più grandi.
Per i dipendenti il consiglio pratico è verificare che le richieste di permesso siano complete e coerenti con quanto registrato dall’ufficio del personale, perché eventuali discrepanze nei flussi possono generare richieste di chiarimento. Il tema dell’assistenza ai familiari fragili è al centro anche del piano nazionale per gli anziani non autosufficienti.
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