Nel breve periodo, prudenza e pazienza sono la chiave

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L’epidemia di coronavirus rischia di rovinare la previsione ottimistica di inizio anno per una possibile stabilizzazione dell’economia globale? Quasi sicuramente. L’episodio della SARS del 2003 suggerisce che il panico intorno al coronavirus non si smorzerà fino a quando il numero di nuovi casi non avrà raggiunto il picco. Molti commentatori hanno paragonato l’epidemia di oggi a quella di SARS del 2003, ma allora l’impatto economico fu di breve durata. La crescita del PIL cinese, che era scesa al 3,4% nel secondo trimestre del 2003, era risalita al 15,7% nel terzo, segnando quindi un calo di circa l’1% per l’anno. Non così grave, se non fosse che … l’economia cinese rappresenta oggi quasi il 20% del PIL globale e il 40% della crescita, contro il 20% del 2003. Le catene di produzione sono inoltre molto più interconnesse, in un mondo che rimane altamente globalizzato nonostante i tentativi di Trump di limitare gli scambi. In parole povere, il prezzo in basis points per la crescita mondiale sarà probabilmente più alto del previsto e potrebbe riaccendere i timori di deflazione o addirittura di recessione di fine 2018, soprattutto perché le banche centrali hanno meno margine di manovra e le valutazioni non consentono nessuna deviazione. Dunque ci sono solo cattive notizie?

Nel medio termine, e a condizione che l’epidemia sia contenuta nelle prossime settimane, i mercati azionari dovrebbero tornare a crescere. Ciò è dovuto, in parte, al fatto che la crescita globale dovrebbe approfittare dell’effetto sfasato di rendimenti obbligazionari più bassi e di un miglioramento nel settore manifatturiero grazie ad un rifornimento significativo delle scorte. Non dimentichiamo inoltre che l’incertezza, fattore importante nell’avversione al rischio degli investitori, è calata bruscamente con la tregua della guerra commerciale e della conclusione della Brexit. Crediamo altresì nel prosieguo degli stimoli fiscali/creditizi nei paesi sviluppati e soprattutto in Europa, con una possibile inversione di tendenza da parte del governo tedesco, sotto pressione per via di recenti eventi esogeni. Anche la Cina dovrebbe dare il proprio contributo. La quota di spesa sanitaria rimane ben al di sotto di quella dei paesi sviluppati, e ciò spronerà il governo ad aumentare la spesa sociale e ad aggiungere nuova liquidità a sostegno dell’economia.

In breve, non dobbiamo farci prendere dal panico in questo momento. Ma ammettiamolo, il mercato si aspettava un consolidamento delle performance aziendali, un aumento della spesa in conto capitale e investitori più inclini a correre rischi, ma la realtà è ben diversa. Occorre se non altro proteggersi da un rischio pandemico che duri più a lungo e che colpisca l’economia per un periodo superiore ai pochi mesi previsti. Ma come fare ciò? Tre suggerimenti:

  • Aggiungere duration nei paesi sviluppati.
  • Acquistare volatilità sotto forma di protezione contro i cali.
  • Preferire la qualità e i titoli meno esposti agli effetti macroeconomici del virus (le telecomunicazioni, i beni di consumo e gli immobili). Anche dopo un paio di sedute più difficili, lo stress non ha portato i prezzi delle opzioni a livelli eccessivi, anzi.

Occorre dare spazio alla prudenza, la fine dell’anno è ancora lontana e l’asimmetria dei coefficienti rischio/rendimento non promuove un’assunzione troppo elevata di rischi. Per gli investitori a lungo termine, i premi di rischio favoriscono sempre le azioni e per questo potrebbe essere opportuno iniziare a passare dalle obbligazioni alle azioni, accompagnando l’attuale periodo di tensione. Ma anche in questo caso, non c’è nessuna fretta …