632 le aziende italiane con un fatturato totale di 60 miliardi nel 2019 e oltre 158mila dipendenti operanti in 50 settori che utilizzano modalità di affiliazione commerciale

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WM Capital S.p.A. rende noti i risultati dell’analisi condotta dal proprio Osservatorio interno sul mondo del franchising, le sue peculiarità, le soluzioni a sostegno dell’attività dei franchisor.

La ricerca è stata condotta su 632 aziende, ovvero la totalità delle società con sedi in Italia che annoverano, nel proprio bilancio, attività assimilabili a forme di affiliazione commerciale tra cui il franchising. Di queste si sono analizzati i principali indicatori di bilancio, correlati con alcune fondamentali variabili aziendali tra cui il fattore dimensionale.

Con sedi principalmente in Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto e Campania, le società analizzate raggiungono un fatturato complessivo di 59,275 miliardi di Euro realizzando in media profitti netti pari al 2,26% del fatturato nel 2019. Tali realtà si contraddistinguono per le attività in franchising essenzialmente di prodotto (115 aziende su 632) ovvero quelle di mera vendita di prodotto e attività di servizio (517 su 632) per le quali la componente servizio è presente e, in molti casi, risulta preponderante.

A livello dimensionale, i numeri di bilancio evidenziano come solo più della metà di tali aziende (55%) ha un fatturato superiore ai 2 milioni di Euro, nonostante quasi il 70% di esse siano state fondate da più di 10 anni. Il tessuto tipico italiano, caratterizzato dalla massiccia presenza di PMI è dimostrato anche dal fatto che soltanto il 55% di tali aziende ha più di 50 dipendenti.

I dati, analizzati dall’Osservatorio Franchising WM Capital e riferiti al 2019, non considerano gli effetti post pandemici ma evidenziano necessità latenti; nella maggior parte dei casi il limite è dato dalla difficoltà di accesso al credito e dall’inconsistenza del canale tradizionale bancario italiano, che paradossalmente limita ed in certi casi, annulla uno dei principali vantaggi del franchising, ovvero l’effetto di moltiplicazione del valore.

Da quest’ultimo sottogruppo emerge l’assenza di correlazione tra risultato di bilancio ottenuto ed anni di attività o fatturato. Tutto ciò a dimostrazione di come a caratterizzare il successo o l’insuccesso di un’azienda siano quei fattori molte volte inesplorati che possono delineare il destino di aziende piccole o grandi, storiche o appena costituite.

Il dato numerico è ancora più significativo se consideriamo che in tale sottogruppo di 215 solo 137 aziende hanno maturato un utile netto maggiore del 5% nel corso del 2019.

Fabio Pasquali, Amministratore delegato di WM Capital S.p.A., dichiara: “Il franchising dimostra da sempre effetti di moltiplicazione e di anticiclicità e rappresenta un volano per l’economia nel settore retail, Nonostante i benefici generati, ad oggi, risulta ancora un comparto preso limitatamente in considerazione da parte del sistema bancario e dalle istituzioni pubbliche. A conferma di ciò il fatto che molti franchisor non riescono a ricevere il corretto supporto e che solo i più virtuosi sono in grado, ad oggi, di ricorrere a canali di finanziamento alternativi per fornire innovazione di prodotto e di servizio, assistenza evoluta ai propri affiliati, accedere a mercati esteri e portarvi brand rappresentativi del Made in Italy”.

Occorre quindi fare una riflessione approfondita di questi dati alla luce della crescita del settore franchising dal 2007 ad oggi, business notoriamente anticiclico e caratterizzato pertanto da nuove figure di investitori professionisti ed imprenditori che sono desiderosi di investire in attività reali alla stregua di un investimento finanziario in un’ottica di diversificazione. Che il franchising sia un’ottima opportunità anche per i franchisor lo dimostra il fatto che numerosi fondi di investimento, negli ultimi tempi hanno rilevato catene franchising e ne hanno favorito lo sviluppo.

Una delle soluzioni che, alla luce delle chiusure del 2020, ha avuto maggior riscontro è indubbiamente il ricorso alla finanza alternativa, canale utilizzato da quei franchisor più virtuosi che proprio in un momento di difficoltà come questo stanno decidendo di investire nell’innovazione di prodotti e servizio, ma anche e soprattutto verso i propri affiliati, usufruendo di nuovi strumenti per reperire finanza.

In questi mesi difficili le aziende hanno elaborato strategie per affrontare ed immaginare un mondo retail diverso da quello attuale, modificando il proprio business model o implementando progetti di espansione all’estero per esportare brand identificativi del Made in Italy convincendosi a sfidare mercati prospetticamente più prosperi.

Tra gli strumenti maggiormente esplorati per far fronte a questi investimenti sono da annoverare minibond, crowdfunding, security token offering, private equity, M&A, quotazione in Borsa prettamente su AIM Italia, finanziamenti agevolati per l’Internazionalizzazione.