Azionario USA, occhio ai rischi: Fed falco, divergenza con la BCE e concentrazione eccessiva

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Ad oggi, circa la metà delle società dell’S&P 500 ha annunciato i risultati degli utili e la maggior parte di esse ha battuto le aspettative. Tuttavia, queste buone notizie potrebbero rivelarsi passeggere. Ad aprile, l’indice S&P 500 è sceso del 4,08% e le prospettive per il resto del secondo trimestre suggeriscono un aumento della volatilità, dovuto a diversi rischi di coda.

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Se il rallentamento della crescita, il mercato del lavoro ancora forte e la ripresa dell’inflazione dovessero ritardare ulteriormente i tagli dei tassi, è possibile una pressione sulle stime degli utili nei prossimi trimestri. In questo scenario, le società con una significativa esposizione globale saranno probabilmente le più vulnerabili. Per il momento, l’attuale contesto macroeconomico e la forte crescita degli utili sembrano sostenere l’azionario, ma data la traiettoria dei recenti dati economici, evidenziamo tre rischi che potrebbero emergere.

In primo luogo, è possibile che la Fed non tagli i tassi quest’anno. Al contrario, Powell potrebbe continuare a ridurre il quantitative tightening per mantenere un’ampia liquidità e condizioni finanziarie favorevoli alla crescita economica. Nel corso della riunione di maggio, la Fed ha annunciato l’intenzione di ridurre il tetto alle vendite Treasury da 60 a 25 miliardi di dollari a partire da giugno. Il limite massimo per i titoli garantiti da ipoteca rimarrà a 35 miliardi di dollari.

In secondo luogo, poiché la Fed non ha fretta di tagliare, è probabile che la divergenza tra Stati Uniti ed Europa aumenti. La BCE e la Banca d’Inghilterra (BoE) probabilmente taglieranno almeno una volta quest’anno, spingendo il dollaro americano verso l’alto rispetto ai suoi omologhi. L’effetto di tagli asincroni da parte della BCE o della BoE porterebbe probabilmente a un forte deprezzamento dell’euro o della sterlina nei confronti del dollaro USA e delle altre principali valute. Questo sarebbe controproducente per contenere l’inflazione in Europa, poiché renderebbe più costose le importazioni, ma sicuramente migliorerebbe la competitività e stimolerebbe le esportazioni. In questo scenario, le azioni europee potrebbero offrire agli investitori punti di ingresso interessanti rispetto alle loro controparti statunitensi.

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In terzo luogo, i mercati hanno digerito bene la narrativa sui tassi “higher for longer” anche sulla base dell’ottimismo riguardo una crescita futura più elevata, trainata dagli aumenti di produttività dell’intelligenza artificiale. Sebbene i titoli tech continuino a trainare l’azionario, la forte concentrazione rende i mercati vulnerabili, legati a questo piccolo gruppo di società e dipendenti dalle prospettive dell’intelligenza artificiale.

Certamente le azioni USA potrebbero mantenere il loro trend rialzista quest’anno, ma a patto che i grandi titoli tech e gli investimenti nell’AI rimangano forti, che l’attività manifatturiera mantenga il ritmo attuale e che l’inflazione non aumenti ulteriormente. Per gli investitori preoccupati da un potenziale aumento della volatilità e da una flessione del mercato azionario, le strategie “defined outcome”, con buffer che proteggono in parte dai ribassi, continuano ad essere particolarmente interessanti nello scenario attuale.

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