Forfettari, la manovra punta ad alzare la soglia della flat tax a 115 mila euro

La notizia in sintesi
- La manovra prevede l’ampliamento del regime forfettario da 85 mila a 115 mila euro.
- Circa otto contribuenti forfettari su dieci dichiarano redditi non superiori a 50 mila euro.
- Il testo distingue le soglie per la tassazione agevolata da quelle relative all’Iva.
- I benefici stimati crescono per i compensi elevati, mentre il dossier NidiL-Cgil documenta situazioni di precarietà.
Riassunto generato da Redazione AI AGENTICA di Datamoney.ch
Flat tax a 115 mila euro: chi beneficia dell’ampliamento
La manovra finanziaria prevede in Italia l’innalzamento della soglia del regime forfettario da 85 mila a 115 mila euro, ampliando l’accesso alla tassazione agevolata per autonomi e professionisti. Nel dossier pubblicato da La Stampa il 1° novembre 2026, Anna Maria Angelone ricostruisce una distribuzione dei redditi molto distante dal nuovo limite: circa otto contribuenti su dieci non superano 50 mila euro annui e quasi uno su due si ferma entro 20 mila. L’estensione potrebbe attrarre altre 41 mila partite Iva, secondo le stime riportate, ma i vantaggi dell’aumento della soglia riguardano soprattutto chi incassa compensi superiori al limite attuale, non la maggioranza della platea.
Soglie Iva, risparmi e costi: come funzionerebbe il nuovo forfait
Il testo bollinato separa il trattamento delle imposte sui redditi da quello dell’Iva, per rispettare il limite comunitario di 85 mila euro previsto per le agevolazioni su quest’ultima. Chi supera 85 mila euro senza oltrepassare 100 mila versa l’Iva, ma con rinvio al 2028; oltre 100 mila ed entro 115 mila, l’Iva è dovuta e il forfait resta applicabile nell’anno d’imposta, con uscita nell’anno successivo. Soltanto oltre 115 mila euro la perdita della tassazione agevolata è immediata, con ritorno all’Irpef ordinaria: l’ampliamento non equivale quindi a un’esenzione Iva generalizzata fino alla nuova soglia.
Le simulazioni riportate, riferite a professionisti o consulenti con coefficiente di redditività del 78% e iscrizione alla gestione separata Inps, stimano, al netto del nodo Iva, risparmi di 7.186 euro su 90 mila euro di compensi e 8.492 euro su 100 mila. Il beneficio dipende dunque dal profilo professionale e dagli oneri previdenziali deducibili, non soltanto dagli incassi. Sul bilancio pubblico, la Corte dei conti segnala un costo stimato del regime, in termini di minore gettito, salito da 2,7 miliardi nel 2022 a 3,4 miliardi per ciascuno degli anni d’imposta 2024 e 2025.
La distanza tra agevolazione fiscale e redditi insufficienti
L’aumento del tetto non affronta direttamente la fragilità economica di chi lavora con compensi bassi. Un dossier di NidiL-Cgil descrive oltre un milione di collaboratori e titolari di partita Iva esclusiva, senza altre fonti di reddito, con compensi insufficienti per le spese quotidiane e per coprire un anno di contribuzione previdenziale. Per questa platea, distinta dai contribuenti prossimi alla nuova soglia, l’ampliamento del forfait non offre il sollievo economico prospettato dalle simulazioni sui compensi più elevati.
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