Pirelli, Golden Power e sicurezza dei dati. Tra industria, intelligence economica e competizione globale
— a cura del Prof. Marco Bacini, Direttore Master Intelligence per la Sicurezza Nazionale e Internazionale —

La vicenda degli ultimi giorni che vede coinvolte Pirelli e Sinochem ci offre una fotografia molto chiara della fase storica che stiamo attraversando. La decisione del governo italiano di rafforzare le prescrizioni di Golden Power nei confronti del gruppo cinese Sinochem, primo azionista di Pirelli con circa il 34%, supera i confini della dialettica societaria e porta al centro del dibattito tre questioni decisive che sono la protezione dei dati industriali, la tenuta della sovranità tecnologica e il riposizionamento delle imprese europee dentro la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina. Le misure adottate da Roma limitano il peso di Sinochem nella governance, escludono l’accesso a informazioni sensibili e restano efficaci finché la partecipazione cinese resterà superiore al 9,99%.
Il tema industriale incontra quello dell’intelligence economica
Il punto centrale riguarda la natura stessa di Pirelli poichè la società non presidia soltanto una filiera manifatturiera tradizionale ma opera in un segmento tecnologicamente avanzato dell’automotive, nel quale il pneumatico evolve in componente intelligente, connessa, sensorizzata, integrata nei sistemi di raccolta e trattamento delle informazioni. Il valore dell’impresa, quindi non si misura soltanto nella capacità produttiva, ma anche nella forza del marchio o nella quota di mercato. Conta la qualità delle informazioni generate, la capacità di trasformarle in conoscenza applicabile, la possibilità di inserirle in ecosistemi digitali più ampi e la tutela di quel patrimonio contro accessi indesiderati. È qui che il tema industriale incontra quello dell’intelligence economica.

Un pneumatico evoluto, dotato di sensoristica e inserito in un’infrastruttura connessa, può raccogliere un insieme di dati molto più ampio di quanto si immagini. Sul piano tecnico si tratta di informazioni relative a pressione, temperatura, usura, deformazione, carico, livello di aderenza, qualità del manto stradale, comportamento del veicolo in frenata, stabilità in curva, resa in differenti condizioni climatiche e performance complessiva lungo il ciclo di utilizzo. E già questo patrimonio ha un enorme valore industriale perchè consente di migliorare sicurezza, manutenzione predittiva, durata del prodotto, efficienza operativa delle flotte e progettazione futura. Quando tali dati vengono integrati con sistemi di bordo, piattaforme cloud, software di fleet management e architetture di mobilità connessa, il loro significato cresce ulteriormente e si estende al comportamento di guida, ai percorsi ricorrenti, alla frequenza degli spostamenti, alla distribuzione territoriale dei mezzi, alla qualità delle infrastrutture percorse e alla geografia reale della mobilità. Si forma così una base informativa ad altissimo valore commerciale, logistico e strategico.
Una materia che rientra a pieno titolo nella sicurezza economica nazionale
Un’analisi matura di questa vicenda richiede una premessa, il dato generato da un componente connesso non è mai neutro. Può essere utilizzato per finalità di sicurezza, per analisi predittive, per servizi assicurativi, per sviluppo di nuovi modelli di business, per ottimizzazione dei trasporti e per rafforzamento del vantaggio competitivo. In alcuni casi può offrire anche elementi utili a comprendere la funzionalità di reti territoriali, l’intensità dei flussi, l’operatività di flotte pubbliche o private, la regolarità di certe direttrici logistiche e la qualità infrastrutturale di aree sensibili. Chi dispone di questi dati, o di una parte qualificata di essi, dispone di un vantaggio informativo che ha riflessi industriali e geopolitici. Per questa ragione ci troviamo davanti a una materia che rientra a pieno titolo nella sicurezza economica nazionale.
Nei documenti societari Pirelli relativi al 2024 si legge che il Consiglio dei ministri ha ritenuto la società titolare di tecnologie di rilevanza strategica e ha imposto misure tese a garantire autonomia gestionale, presidio sugli asset strategici, disciplina rafforzata sulle decisioni che li riguardano e limitazione dei collegamenti organizzativo-funzionali suscettibili di incidere sul controllo dell’impresa. Nei fatti, il Golden Power viene utilizzato come leva di protezione della governance, dei processi decisionali e dell’integrità informativa della società. Questo passaggio segna un’evoluzione importante, e ci fa comprendere come la tutela dell’interesse nazionale si eserciti oggi anche attraverso il controllo dei flussi informativi interni all’impresa e attraverso la selezione dei soggetti che possono incidere sulle traiettorie industriali future.
La dimensione geopolitica della vicenda
La dimensione geopolitica della vicenda si comprende ancora meglio osservando il versante americano. Nel gennaio 2025 il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha finalizzato una disciplina restrittiva sui connected vehicles, motivandola con il rischio che software e hardware legati a Cina o Russia possano esporre i cittadini americani a uso improprio di dati sensibili o a interferenze da parte di attori malevoli. La posizione di Washington riguarda l’intero ecosistema tecnologico che rende possibile connettività, telemetria, aggiornamenti, raccolta dei dati e interazione remota con sistemi e componenti. In questa prospettiva un gruppo industriale europeo con forte presenza sul mercato USA e con un azionista cinese molto rilevante si posiziona inevitabilmente in una zona di attenzione strategica.
La scelta del governo italiano va dunque letta anche come misura di politica industriale internazionale. Proteggere Pirelli da un’eccessiva influenza del socio cinese significa consolidarne la credibilità agli occhi del mercato statunitense e delle autorità di controllo americane. Significa anche preservare margini di crescita in un’area che oggi viene considerata essenziale per lo sviluppo del gruppo. Il Golden Power lungi dall’agire soltanto in chiave difensiva, opera come strumento di posizionamento strategico. Mette in sicurezza l’impresa, rafforza la compatibilità geopolitica della sua governance e riduce il rischio che le tensioni tra Washington e Pechino si traducano in un danno industriale diretto per un campione italiano.
La protezione delle informazioni sensibili
C’è poi un aspetto che interessa in modo particolare chi si occupa di intelligence economica. L’accesso a informazioni sensibili da parte di un azionista non riguarda soltanto i dati tecnici raccolti dal prodotto, ma riguarda roadmap di ricerca e sviluppo, architetture digitali, piani di espansione, relazioni con i grandi costruttori, accordi commerciali, logiche di fornitura, interoperabilità dei sistemi, progettazione di nuove soluzioni e priorità di investimento. Siamo nel pieno di un’economia trainata da sensoristica, dati e piattaforme e la conoscenza delle traiettorie industriali future vale quasi quanto il capitale investito. Per questo la protezione delle informazioni sensibili assume oggi il significato di protezione del vantaggio competitivo nazionale.
Il quadro delle alleanze economiche e di sicurezza
Il caso Pirelli dimostra anche un altro elemento, l’apertura agli investimenti esteri non può e non deve più essere valutata esclusivamente con parametri finanziari. Serve una lettura più sofisticata, capace di considerare provenienza del capitale, struttura del controllo, natura della tecnologia detenuta dall’impresa target, accesso ai dati, ruolo nei mercati strategici e compatibilità con il quadro delle alleanze economiche e di sicurezza. L’Italia, come altri Paesi occidentali, si sta muovendo verso una forma più matura di selezione strategica del capitale. Questa impostazione definisce soglie di tutela più alte nei comparti in cui manifattura avanzata, cyber, sensoristica, AI e dati convergono in modo sempre più stretto.
La reazione di Sinochem, che ha prospettato un possibile ricorso giudiziario e ha definito discriminatorie le misure, conferma l’elevata intensità della partita in corso. Sullo sfondo resta il confronto tra due esigenze entrambe reali, la libertà dei capitali e la protezione dell’interesse strategico. La direzione ipresa dalle economie avanzate è ormai evidente e il baricentro si sta spostando verso la resilienza, la sicurezza delle supply chain, la tutela delle infrastrutture informative e la riduzione delle dipendenze percepite come vulnerabili. Il mondo industriale europeo dovrà abituarsi a questa grammatica, perché da qui passeranno molte decisioni future su acquisizioni, governance, tecnologia e accesso ai mercati.
La lezione finale è molto chiara, un pneumatico connesso, osservato con categorie industriali tradizionali, appare come un prodotto ad alta innovazione. Osservato con le categorie della sicurezza economica, della cyber intelligence e della competizione tra potenze, si presenta come un sensore distribuito dentro una rete di valore che raccoglie dati, genera conoscenza, orienta decisioni e influenza il posizionamento strategico delle imprese. La scelta italiana su Pirelli nasce da questa consapevolezza, custodire autonomia decisionale, proteggere informazioni sensibili, consolidare la credibilità sul mercato americano e presidiare un asset di valore strategico significa oggi esercitare una forma concreta di sovranità industriale. Ed è esattamente su questo terreno che si giocherà una partita sempre più rilevante del confronto tra Europa, Stati Uniti e Cina.






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