Colf e badanti ritenuta Irpef: novità e impatti per le famiglie

Il decreto fiscale (DL n. 38/2026) è attualmente in discussione presso la Commissione Finanze del Senato e, nel corso dell’iter di conversione in legge, sono stati presentati diversi emendamenti. Tra le proposte emerge un intervento rilevante sul lavoro domestico: l’introduzione di una ritenuta Irpef applicata ai compensi di colf e badanti.
Una possibile svolta nel sistema attuale
Oggi il funzionamento del lavoro domestico è peculiare rispetto ad altri rapporti di lavoro dipendente. Le famiglie corrispondono lo stipendio e versano i contributi previdenziali, ma non trattengono direttamente l’imposta sul reddito (Irpef). Di conseguenza, è il lavoratore a dover dichiarare e versare le imposte in un secondo momento.
L’emendamento, proposto dalla Lega, mira a modificare questo schema, introducendo una trattenuta fiscale alla fonte. L’obiettivo dichiarato è ridurre i casi di evasione, rendendo il sistema più simile a quello degli altri lavoratori dipendenti.
Come funzionerebbe la ritenuta
La proposta prevede un’applicazione progressiva della ritenuta Irpef nel tempo:
- 5% nel 2027
- 10% nel 2028
- 15% a partire dal 2029
La trattenuta non verrebbe calcolata sull’intero stipendio lordo, ma sulla retribuzione al netto dei contributi previdenziali a carico del lavoratore. In pratica, si sottrarrebbero prima i contributi dovuti e solo successivamente si applicherebbe la percentuale Irpef.
Per quanto riguarda i versamenti, non sarebbero mensili: il datore di lavoro domestico dovrebbe versare le somme trattenute entro il giorno 10 del mese successivo a ciascun trimestre solare, seguendo una logica già utilizzata per altri adempimenti del settore.
Famiglie con nuovi obblighi fiscali
L’aspetto più significativo riguarda il ruolo delle famiglie. Attualmente non sono considerate sostituti d’imposta, quindi non hanno l’obbligo di trattenere e versare l’Irpef per conto del lavoratore.
Con la nuova misura, invece, assumerebbero questo compito, ampliando le responsabilità fiscali legate al rapporto di lavoro domestico. Per semplificare la gestione, l’emendamento prevede strumenti di supporto, come modelli precompilati disponibili sul sito dell’INPS, con importi già calcolati per evitare errori.
Situazione attuale: certificazioni e dichiarazioni
Ad oggi, il datore domestico non deve inviare la Certificazione Unica all’Agenzia delle Entrate. Tuttavia, resta obbligato a rilasciare al lavoratore una dichiarazione delle somme corrisposte durante l’anno, utile per la compilazione della dichiarazione dei redditi.
Questa documentazione ha valore informativo ma non viene trasmessa all’amministrazione fiscale, a differenza della CU prevista per altri lavoratori dipendenti.
Possibili effetti della riforma
Se approvata, la misura avrebbe conseguenze concrete per entrambe le parti:
- le famiglie dovrebbero gestire nuovi adempimenti fiscali e versamenti periodici;
- i lavoratori riceverebbero uno stipendio già decurtato della quota Irpef, ma con il vantaggio di un’imposta in parte già assolta.
Il fulcro dell’intervento resta il contrasto all’evasione fiscale nel lavoro domestico, ambito in cui oggi il pagamento delle imposte dipende in larga misura dall’iniziativa del lavoratore.
In attesa della decisione finale
Al momento, si tratta ancora di una proposta in fase di valutazione parlamentare. Fino all’eventuale approvazione definitiva, continuano ad applicarsi le regole attuali: niente ritenuta Irpef alla fonte, nessun obbligo di Certificazione Unica, ma dovere di attestare i compensi erogati.
Se la riforma dovesse entrare in vigore, segnerebbe un cambiamento significativo nella gestione fiscale del lavoro domestico in Italia.






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