Intesa Sanpaolo e agroalimentare italiano: innovazione, filiere ed ESG per la competitività delle imprese
In uno scenario internazionale segnato da volatilità, tensioni geopolitiche e crescente competizione globale, il settore agroalimentare italiano è chiamato ad accelerare la trasformazione dei propri modelli di sviluppo puntando su innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Un percorso nel quale il sistema bancario assume un ruolo sempre più strategico, non soltanto come erogatore di credito ma come partner industriale capace di accompagnare le imprese nella transizione digitale ed ESG.

È questa la visione emersa dall’intervista, pubblicata su ESG news, a Massimiliano Cattozzi, responsabile della Direzione Agribusiness della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, che sottolinea come le principali tematiche del comparto siano oggi crescita dimensionale, innovazione tecnologica e apertura ai mercati internazionali.
Il tema è sempre più centrale anche nel dibattito economico italiano. Quotidiani come Il Sole 24 Ore, Milano Finanza e ItaliaOggi evidenziano da tempo come il Made in Italy agroalimentare debba rafforzare la propria resilienza per affrontare inflazione, cambiamenti climatici, tensioni commerciali e nuovi dazi internazionali.
Non basta il credito tradizionale
Secondo Cattozzi, il sostegno alle imprese non può limitarsi al credito tradizionale. Per questo la banca ha sviluppato un modello integrato che combina finanziamenti, advisory e strumenti di filiera, con particolare attenzione alle PMI, che rappresentano circa il 95% del tessuto produttivo agroalimentare italiano.
Uno dei pilastri dell’approccio di Intesa Sanpaolo è il Programma Sviluppo Filiere, che oggi coinvolge oltre 172 filiere produttive e punta a rafforzare stabilità, accesso al credito e relazioni lungo tutta la catena del valore. All’interno del progetto sono già attive 36 Filiere Sostenibili, dedicate al miglioramento dei profili ESG delle aziende coinvolte.
Sul fronte finanziario, la banca ha stanziato 10 miliardi di euro destinati all’innovazione, all’internazionalizzazione e alla crescita sostenibile delle imprese agroalimentari. Parallelamente, gli S-Loan — finanziamenti legati al raggiungimento di obiettivi ESG misurabili — hanno già superato 1,1 miliardi di euro di erogazioni. Gli strumenti premiano progetti legati a sostenibilità ambientale, occupazione giovanile e femminile, efficientamento energetico e miglioramento organizzativo.
Sostenibilità accessibile anche alle imprese meno strutturate
L’attenzione ai criteri ESG non viene più considerata come un elemento separato rispetto al business, ma come una componente trasversale capace di influenzare governance, investimenti e competitività. Una linea coerente anche con le indicazioni della European Central Bank, che richiama sempre più spesso il sistema finanziario europeo a sostenere la resilienza delle imprese rispetto ai rischi ambientali e sociali.
Secondo Cattozzi, la sostenibilità deve però essere accessibile anche alle imprese meno strutturate. Per questo Intesa Sanpaolo ha sviluppato piattaforme e percorsi di accompagnamento per aiutare le aziende a valutare il proprio posizionamento ESG e costruire gradualmente strategie di miglioramento.
Tra le leve considerate fondamentali figurano anche innovazione tecnologica e finanza straordinaria. Il gruppo bancario punta infatti a sostenere operazioni di aggregazione, partnership e apertura del capitale per aiutare le imprese italiane ad aumentare dimensioni e capacità competitiva sui mercati esteri, mantenendo al tempo stesso il forte legame territoriale che caratterizza il modello agroalimentare italiano.
Negli ultimi mesi il tema è stato al centro anche di diversi incontri territoriali promossi dalla banca, dagli Agri-Talk dedicati alle filiere vitivinicola, lattiero-casearia e olivicola fino agli eventi organizzati a Modena e Bari sulla finanza straordinaria per le PMI.
Secondo molte analisi pubblicate dalla stampa economica italiana, la trasformazione dell’agroalimentare passerà inevitabilmente dalla capacità di integrare sostenibilità, innovazione digitale e crescita dimensionale. E proprio qui il ruolo del credito appare sempre più decisivo: non soltanto per finanziare investimenti, ma per accompagnare un cambiamento culturale e organizzativo che potrebbe determinare la competitività futura del Made in Italy alimentare.






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