Netflix nella bufera, “crea dipendenza e spia gli utenti”. Anche i minori. Le accuse

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«Quando guardi Netflix, Netflix guarda te». Il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha avviato un’azione legale contro Netflix, accusando la piattaforma di streaming di raccogliere in modo improprio i dati degli utenti e di adottare strategie progettate per favorire comportamenti di dipendenza.


La causa, composta da 59 pagine e depositata presso un tribunale statale nell’area di Dallas, si apre con l’affermazione: «Quando guardi Netflix, Netflix guarda te». Secondo l’accusa, la società condividerebbe informazioni sugli utenti con inserzionisti terzi, consentendo campagne pubblicitarie più mirate.

Netflix incentiva una fruizione prolungata


Nel ricorso si sostiene inoltre che Netflix utilizzi funzionalità pensate per incentivare una fruizione prolungata, in particolare tra i più giovani. Tra queste viene citata la funzione di riproduzione automatica (“autoplay”), attiva per impostazione predefinita anche sugli account dei minori, che avvia automaticamente un nuovo episodio al termine del precedente.

Nella denuncia è citato anche l’ex amministratore delegato di Netflix Reed Hastings che ha recentemente rassegnato le dimissioni e che, nel 2020, aveva affermato perentorio: “Non raccogliamo nulla”. Cercando così di distinguere Netflix da altri protagonisti del web come Amazon, Facebook e Google sul fronte della raccolta dei dati.

L’azienda con sede a Los Gatos, in California, è stata anche accusata di utilizzare di nascosto “dark patterns” per mantenere gli utenti incollati allo schermo, tra cui una funzione di riproduzione automatica che avvia un nuovo programma quando ne finisce un altro.

Netflix respinge le accuse “infondate”


Netflix ha respinto le accuse, definendole «infondate» e basate su «informazioni inesatte e distorte». In una nota, l’azienda ha ribadito di prendere «molto seriamente la privacy dei propri abbonati» e di operare nel rispetto delle normative vigenti in materia di protezione dei dati in tutti i Paesi in cui è presente.

La multa in Italia

In Italia ad aprile il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza contro Netflix Italia, definendo illegittimi gli aumenti di prezzo applicati dalla società tra il 2017 e il 2024 perchè fatti senza adeguate giustificazioni contrattuali. La sentenza potrebbe aprire la strada a rimborsi fino a 500 euro per circa 5,4 milioni di abbonati italiani. Netflix ha già dichiarato l’intenzione di fare appello.

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