Superbonus scade: restano pochi spiragli nel 2026. Che vantaggi ha portato in 5 anni all’economia italiana?

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Il Superbonus, nella sua forma ordinaria, è sostanzialmente terminato il 31 dicembre 2025 e la Legge di Bilancio 2026 non ha previsto ulteriori proroghe generalizzate.

Questo significa che le spese agevolabili con il Superbonus ordinario dovevano essere sostenute entro il 31 dicembre 2025 e che i lavori ancora aperti nel 2026 possono beneficiare solo delle quote già maturate e correttamente asseverate entro fine 2025. Le spese sostenute nel 2026, salvo eccezioni specifiche, non rientrano più nel Superbonus.

Nel 2025 l’aliquota era già scesa al 65% per condomìni e edifici plurifamiliari che avevano rispettato precise condizioni procedurali, come CILAS e delibere assembleari entro le date previste.

L’unica vera eccezione riguarda alcune aree terremotate del Centro Italia come Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpite dai sismi del 2009 e del 2016. In questi territori il Superbonus 110% è stato prorogato fino al 31 dicembre 2026 per specifici interventi legati alla ricostruzione post-sisma.

Per chi ha cantieri ancora in corso fuori dalle aree sismiche, la situazione pratica è questa: i SAL, le fatture e i pagamenti utili al Superbonus dovevano essere completati entro il 31 dicembre 2025; eventuali lavori terminati nel 2026 possono ancora rientrare nei bonus edilizi ordinari (bonus ristrutturazione, ecobonus o sismabonus), ma con aliquote molto inferiori, generalmente tra il 36% e il 50%.

Resta inoltre alta l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate sui controlli alle asseverazioni, alle variazioni catastali che al termine dei lavori avrebbero dovuto essere dicharate dai proprietari a fronte di un maggior valore di mercato acquisito dal singolo immobile, e ingenerale alla congruità delle spese e al corretto utilizzo di cessione del credito e sconto in fattura.

Superbonus, tra rilancio dell’edilizia e buco nei conti pubblici: il grande dibattito economico italiano

La misura nata durante il lockdown ha sostenuto crescita e occupazione, ma resta fortemente contestata per costi, distorsioni e impatto sul debito.

Il Superbonus 110% continua a dividere economisti, politica e imprese. Nato nel 2020 durante il governo Conte II come misura straordinaria per rilanciare l’economia dopo il lockdown pandemico, il provvedimento aveva un doppio obiettivo: sostenere il settore dell’edilizia, fermato dal Covid e accelerare la riqualificazione energetica e antisismica degli edifici.

A distanza di anni, il bilancio resta però molto controverso. Da una parte il Superbonus ha effettivamente generato una forte crescita dell’attività edilizia, occupazione e investimenti. Dall’altra, il costo per lo Stato è esploso ben oltre le stime iniziali, alimentando polemiche sulla sostenibilità della misura e sul suo reale impatto strutturale sull’economia italiana.

Il boom dell’edilizia dopo il lockdown

Nel pieno della crisi pandemica il settore delle costruzioni era uno dei comparti più colpiti, con cantieri fermi, domanda bloccata e forte rischio occupazionale. Il Superbonus introdusse una detrazione fiscale fino al 110% delle spese sostenute per lavori di efficientamento energetico e sicurezza antisismica, con possibilità di cessione del credito e sconto in fattura.

Questo meccanismo rese possibile effettuare lavori senza anticipare integralmente i costi. Secondo diverse analisi economiche, il provvedimento produsse un forte effetto espansivo tra 2021 e 2023 non solo con forte aumento dei cantieri e incremento della domanda di materiali e servizi tecnici e relativo aumento dell’occupazione nel comparto costruzioni. Il vero successo a livello nazionale fu una sensibile crescita del PIL.

I numeri dell’occupazione e dell’indotto

Tra i dati più citati dai sostenitori della misura ci sono quelli relativi all’occupazione. Secondo studi Nomisma e Censis il Superbonus avrebbe contribuito a centinaia di migliaia di occupati aggiuntivi tra edilizia e settori collegati. L’indotto avrebbe coinvolto progettazione, impiantistica, serramenti, trasporti, ecc.

Alcune stime parlano di oltre 600 mila occupati aggiuntivi nel settore costruzioni e più di 300 mila nei comparti collegati.

Il Superbonus contribuì inoltre a rilanciare il mercato immobiliare, aumentare il valore energetico degli edifici e ridurre i consumi energetici di molte abitazioni.

Le critiche: costi fuori controllo

Le polemiche sono però cresciute parallelamente all’aumento della spesa pubblica. Il problema principale riguarda il costo finale della misura, inizialmente previsto in poche decine di miliardi dal governo Conte II, limitatamente al primo anno di applicazione. Poi però i governi successivi hanno rinnovato le facilitazioni toccando costi troppo elevati pari a oltre 120-150 miliardi secondo varie stime ufficiali. La Corte dei Conti e l’Ufficio Parlamentare di Bilancio hanno più volte evidenziato l’impatto prolungato nel tempo dei crediti fiscali, che avrebbero potuto essere frenati in tempo dopo il primo anno di applicazione.

Inflazione dei prezzi e distorsioni

Tra le critiche più frequenti ci sono l’aumento anomalo dei prezzi dei materiali e la crescita selvaggia dei costi di costruzione che hanno rapidamente portato a distorsioni di mercato. Molti economisti sostengono che il rimborso al 110% continuamente rinnovato abbia eliminato ogni incentivo a negoziare i prezzi.

La questione delle truffe

Il dibattito pubblico è stato alimentato anche dalle frodi sui crediti fiscali. Tuttavia il quadro è più complesso di quanto spesso raccontato: gran parte delle truffe riguardava altri bonus edilizi e in realtà sul Superbonus le frodi accertate risultano decisamente inferiori rispetto alla narrazione iniziale.

Il vero nodo economico, secondo molti osservatori, non sarebbe tanto la frode quanto la dimensione complessiva della spesa dovuta all’abbandono dei limiti iniziali che avrebbero potuto sembrare adeguati, ma stravolti dalle continue proroghe normative.

Gli “esodati del Superbonus”

Un altro effetto collaterale è stato il blocco della cessione dei crediti. Quando banche e intermediari hanno rallentato o interrotto l’acquisto dei crediti fiscali molte imprese sono rimaste senza liquidità, numerosi cantieri si sono fermati e come effetto finale molte famiglie si sono ritrovate con lavori incompleti.

Una misura irripetibile?

Oggi esiste un consenso abbastanza ampio su un punto: il Superbonus ha avuto un impatto enorme sull’economia italiana. Resta però aperta la questione fondamentale: è stato un investimento produttivo oppure un costo eccessivo? E perché i costi dopo il primo anno non sono stati contenuti dai governi successivi?

Il vero lascito del Superbonus

Più che una semplice misura fiscale, il Superbonus è diventato un caso di studio europeo sul rapporto tra politica industriale, transizione energetica, debito pubblico e stimolo economico. Ha mostrato come gli incentivi pubblici possano effettivamente muovere rapidamente un intero settore produttivo, ma anche quanto sia difficile controllarne la portata se non ci si impegna in un concreto e continuo monitoraggio affidato a economisti competenti.

La vera eredità del Superbonus resta quindi duplice: da un lato il rilancio straordinario dell’edilizia italiana nel post-lockdown, dall’altro uno dei più grandi dibattiti economici e fiscali degli ultimi anni sul confine tra crescita, consenso politico e sostenibilità finanziaria.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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