Euro digitale, il Parlamento europeo accelera: cosa cambia per cittadini, imprese e sistema dei pagamenti
Dopo il via libera del Parlamento europeo, il progetto della moneta digitale della BCE entra nella fase finale del percorso legislativo. L’obiettivo è arrivare ai negoziati conclusivi entro il 2026 e, se i tempi saranno rispettati, al lancio operativo entro il 2029.
L’euro digitale compie un passo decisivo verso la sua realizzazione. Con il via libera del Parlamento europeo alla proposta di regolamento, il progetto della Banca Centrale Europea (BCE) entra nella fase conclusiva dell’iter legislativo che porterà alla nascita della prima forma digitale della moneta unica emessa direttamente da una banca centrale. Non si tratta di una criptovaluta, né di un sostituto del contante, ma di una nuova modalità di pagamento che affiancherà banconote e monete tradizionali.

Intervenendo davanti alla Commissione per i problemi economici e monetari (ECON) del Parlamento europeo, la presidente della BCE Christine Lagarde ha definito il voto “un traguardo importante per far progredire il progetto dell’euro digitale e per radicarlo saldamente nel dibattito democratico”. Ha inoltre ribadito che il contante continuerà a esistere: “Finché i cittadini vorranno usare il contante potranno farlo, una cosa non esclude l’altra”. L’obiettivo della BCE è concludere i negoziati istituzionali entro il 2026, così da rendere possibile un lancio operativo dell’euro digitale nel 2029.
Una moneta pubblica nell’era dei pagamenti digitali
La principale novità dell’euro digitale è la sua natura. Diversamente dalle carte di pagamento, dai bonifici o dai portafogli elettronici oggi utilizzati quotidianamente, l’euro digitale sarà una passività diretta della Banca Centrale Europea, esattamente come le banconote. Ciò significa che i cittadini potranno detenere una forma di denaro pubblico anche nell’ambiente digitale, senza dipendere esclusivamente da intermediari privati.
Negli ultimi anni il mercato europeo dei pagamenti elettronici è diventato sempre più concentrato intorno a circuiti internazionali e grandi operatori tecnologici. L’introduzione dell’euro digitale punta a rafforzare la sovranità monetaria europea, offrendo un’infrastruttura di pagamento comune, interoperabile e sotto controllo pubblico.
Come funzionerà
Nella versione attualmente prevista, i cittadini potranno utilizzare l’euro digitale tramite banche e altri prestatori di servizi di pagamento autorizzati. Sarà possibile effettuare pagamenti nei negozi fisici, online e tra privati con modalità analoghe a quelle oggi offerte dalle principali applicazioni di pagamento.
Il progetto prevede inoltre che i servizi di pagamento di base siano gratuiti per gli utenti. I fornitori non potranno introdurre pratiche commerciali che aggirino questo principio, mentre gli esercenti saranno tenuti ad accettare l’euro digitale, con limiti alle commissioni per evitare costi eccessivi per le attività commerciali.
Un altro elemento centrale riguarda l’inclusione finanziaria. Il regolamento mira infatti a garantire l’accesso anche alle persone anziane, ai cittadini con disabilità, a chi ha limitate competenze digitali e persino a coloro che non dispongono di un conto corrente bancario.
Non è una criptovaluta
Uno dei principali equivoci riguarda il confronto con il mondo delle criptovalute. L’euro digitale non avrà le caratteristiche speculative di asset come Bitcoin o Ethereum. Il suo valore sarà sempre pari a un euro tradizionale, senza oscillazioni di prezzo, perché rappresenterà semplicemente una diversa forma della stessa moneta ufficiale dell’area euro.
Si tratta quindi di una Central Bank Digital Currency (CBDC), ossia una valuta digitale emessa da una banca centrale, analoga ai progetti che numerose autorità monetarie stanno sviluppando in tutto il mondo.
Privacy e limiti ai depositi
Tra i temi più discussi figurano la tutela della privacy e il possibile impatto sul sistema bancario. La BCE ha più volte precisato che non potrà utilizzare l’euro digitale per monitorare le abitudini di spesa dei cittadini. I dati personali continueranno a essere trattati dagli intermediari finanziari nel rispetto della normativa europea sulla protezione dei dati.
Per evitare che grandi quantità di liquidità vengano trasferite dai conti correnti verso la nuova moneta digitale, è inoltre prevista l’introduzione di un limite massimo agli importi detenibili da ciascun cittadino. L’obiettivo è preservare la stabilità del sistema bancario e mantenere il ruolo delle banche nel finanziamento dell’economia reale.
Perché l’Europa punta sull’euro digitale
La BCE considera il progetto una risposta ai profondi cambiamenti che stanno interessando il settore dei pagamenti. L’utilizzo del contante continua a diminuire in molti Paesi europei, mentre aumenta il ricorso a strumenti digitali gestiti da operatori privati, spesso extraeuropei. Parallelamente cresce la competizione internazionale sulle valute digitali, con numerose banche centrali impegnate nello sviluppo delle proprie CBDC.
L’euro digitale nasce quindi con un duplice obiettivo: garantire ai cittadini la possibilità di utilizzare una forma di moneta pubblica anche nell’economia digitale e rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione europea in un settore sempre più rilevante per la sicurezza economica e finanziaria.
Il voto del Parlamento europeo non conclude il percorso, ma rappresenta uno dei passaggi più importanti verso la realizzazione del progetto. Se Consiglio dell’Unione europea, Parlamento e Commissione riusciranno a raggiungere un accordo definitivo entro il prossimo anno, la BCE potrà avviare l’ultima fase di preparazione, con l’obiettivo di mettere l’euro digitale a disposizione di cittadini e imprese entro la fine del decennio.





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