Ocse, salari reali sotto pressione. Italia il peggior dato

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I salari reali in Italia restano sotto pressione. Secondo le Prospettive sull’occupazione 2026 dell’Ocse, nonostante un recente recupero, il potere d’acquisto delle retribuzioni rimane ancora lontano dai livelli precedenti alla crisi inflazionistica.

Salari inferiori del 6,1% il peggior dato tra le economie avanzate

Nel primo trimestre del 2026, i salari reali sono cresciuti dell’1,3% su base annua, sostenuti soprattutto dal rallentamento dell’inflazione. Si tratta di un segnale positivo per il potere d’acquisto, ovvero la quantità di beni e servizi che gli stipendi consentono di acquistare. Tuttavia, il miglioramento non è sufficiente a colmare il divario accumulato: rispetto al primo trimestre del 2021, i salari reali risultano ancora inferiori del 6,1%, il peggior dato tra le principali economie avanzate.

A pesare sul quadro è anche il nuovo aumento dei prezzi dell’energia. L’Ocse avverte che il rincaro di gas, elettricità e carburanti sta contribuendo a spingere nuovamente l’inflazione verso l’alto, comprimendo i salari reali. L’incremento dei costi energetici si riflette infatti sull’intero sistema economico, incidendo sia sui bilanci delle famiglie sia sui costi delle imprese.

Prospettive deboli

Le prospettive per i prossimi anni restano deboli. Nello scenario delineato dall’organizzazione, che ipotizza effetti limitati nel tempo delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, i salari reali in Italia sono destinati a diminuire dello 0,9% nel 2026 e a crescere appena dello 0,2% nel 2027. Un andamento che segnala un recupero lento e incerto del potere d’acquisto.

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Alla base di questa dinamica ci sono fattori strutturali del mercato del lavoro italiano. Da un lato, il numero limitato di rinnovi contrattuali previsto per il 2027 riduce le occasioni di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione. Dall’altro, la presenza di capacità inutilizzata – tra disoccupati e lavoratori sottoccupati – continua a indebolire il potere contrattuale dei lavoratori, frenando la crescita salariale.

Il quadro tracciato dall’Ocse evidenzia dunque una ripresa ancora fragile, con salari reali che faticano a recuperare terreno rispetto al periodo pre-crisi e restano esposti alle pressioni inflazionistiche e alle criticità strutturali del mercato del lavoro.

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