Capsule del caffè sotto il mirino, dove si buttano? Le nuove regole europee e il caso Milano
Il rito del caffè non cambia, ma diventa più importante quello che avviene subito dopo. La capsula usata va nell’umido, nel sacco della plastica e dei metalli oppure nell’indifferenziato? La risposta dipende dal materiale, dalle indicazioni riportate sulla confezione e dalle regole stabilite nel Comune in cui si vive.
Il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il Regolamento UE 2025/40, cerca di ridurre proprio questa incertezza. Entrato in vigore l’11 febbraio 2025, è diventato applicabile dal 12 agosto 2026, anche se numerosi obblighi saranno introdotti progressivamente negli anni successivi. Non significa quindi che, da un giorno all’altro, tutte le capsule e tutte le confezioni debbano già mostrare le nuove indicazioni europee.
L’obiettivo è arrivare a etichette armonizzate, simboli riconoscibili e contenitori per la raccolta contrassegnati in modo coerente. Il consumatore dovrà poter comprendere più facilmente di quale materiale è composto l’imballaggio, dove conferirlo e, quando previsto, come restituirlo o riutilizzarlo. La Commissione europea sottolinea inoltre che, entro il 2030, tutti gli imballaggi immessi sul mercato dovranno essere riciclabili secondo i criteri stabiliti dal regolamento.

Le capsule del caffè assumono una particolare importanza perché il regolamento considera imballaggi anche le unità monodose destinate a essere utilizzate e smaltite insieme al prodotto. L’Europa punta a migliorarne la progettazione e la compatibilità con i sistemi di raccolta e trattamento, ma non stabilisce che tutte le capsule debbano immediatamente essere gettate nello stesso contenitore. Durante la fase di transizione continueranno quindi a essere decisive le istruzioni del produttore e del gestore locale dei rifiuti.
A Milano plastica e alluminio vanno nel sacco giallo
Per i cittadini milanesi la situazione è oggi più semplice. L’ordinanza comunale del 28 aprile 2026 indica espressamente le destinazioni: capsule certificate compostabili o in bioplastica: cassonetto marrone dell’organico; capsule in plastica e alluminio: sacco giallo trasparente per plastica e metalli.
La novità più rilevante riguarda l’alluminio. Dal 9 marzo 2026 tutte le capsule realizzate con questo materiale possono essere conferite direttamente nel sacco giallo, senza essere necessariamente portate nei punti di raccolta dedicati. Rimane comunque possibile consegnarle nelle riciclerie indicate dal Comune.
La dicitura “compostabile” richiede però attenzione. Non basta che la capsula sembri fatta di materiale naturale o che il produttore la definisca genericamente biodegradabile. Per essere conferita nell’organico deve riportare una certificazione di compostabilità compatibile con la raccolta prevista localmente. In assenza di indicazioni chiare, non conviene affidarsi all’intuito.
Anche le capsule non sono tutte uguali. Alcune sono costituite da più materiali, altre hanno coperchi, filtri o componenti difficili da separare. La confezione resta quindi la prima fonte da consultare. Quando le informazioni risultano incomplete, il riferimento più affidabile è il servizio del gestore comunale. A Milano AMSA mette a disposizione “Dove lo butto?”, un motore di ricerca nel quale inserire il nome del rifiuto, oltre all’app PULIamo, che consente anche di controllare le modalità di conferimento.
Le regole possono cambiare da Comune a Comune
Il nuovo regolamento europeo punta ad armonizzare etichette e criteri, ma la raccolta materiale dei rifiuti continua a essere organizzata sul territorio. Impianti, accordi con i consorzi e sistemi di trattamento non sono identici in tutta Italia. Una capsula che a Milano può essere inserita nel sacco giallo potrebbe quindi avere, in un altro Comune, una destinazione differente o richiedere la consegna in un punto dedicato.
La regola pratica rimane semplice: leggere l’etichetta, identificare il materiale e controllare le istruzioni del proprio Comune. Il Regolamento UE 2025/40 dovrebbe rendere progressivamente questo percorso più chiaro, ma non elimina immediatamente le differenze locali. Davanti ai bidoni, almeno per qualche anno, sarà ancora meglio verificare che andare a intuito.





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