Rivalutazione pensioni 2027, emendamenti entro il 17 novembre: cosa può cambiare sopra i 2.447 euro
La partita sulla rivalutazione delle pensioni 2027 è ancora aperta. Alla Camera il termine per gli emendamenti alla manovra è fissato a martedì 17 novembre alle 18, e Forza Italia punta ad attenuare il taglio per gli assegni sopra quattro volte il minimo Inps, cioè oltre 2.447,40 euro lordi al mese. Sotto quella soglia non cambia nulla: l’adeguamento all’inflazione resta pieno. Sopra, l’aumento di gennaio dipenderà da quanto il Parlamento riuscirà a modificare il testo.

Cosa chiedono i partiti e i sindacati
Il vicepremier Antonio Tajani, dopo l’incontro con la Confsal, ha ribadito la disponibilità di Forza Italia a “esaminare la possibilità di migliorare” la manovra sulle pensioni. Lo stesso Tajani ha però messo un limite: “Non possiamo stravolgere la manovra”. Dal fronte sindacale la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, chiede di eliminare la penalizzazione dei pensionati. La Lega resta concentrata sull’uscita anticipata, con Matteo Salvini che rilancia la pensione a 64 anni con 36 di contributi, mentre Marco Osnato di Fratelli d’Italia, presidente della commissione Finanze della Camera, ammette che “ci sono ancora un po’ di aggiustamenti da fare sui temi previdenziali”.
Perché i margini sono stretti
Il nodo sono le risorse. Secondo la relazione tecnica, la nuova rivalutazione fa risparmiare allo Stato 1,476 miliardi nel 2027, che scendono a 885 milioni al netto degli effetti fiscali. La dote ordinaria per le modifiche parlamentari è di 120 milioni nel 2027 e altrettanti nel 2028, da dividere tra tutte le richieste, compresa quella di rivedere i tagli alla scuola. Cancellare del tutto la stretta richiederebbe quindi una cifra molto più alta. Su quali percentuali si interverrà, per ora, non esiste un testo.
Quanto vale la stretta per chi è sopra la soglia
L’articolo 55 del disegno di legge prevede sei fasce: 100% fino a quattro volte il minimo, poi 85%, 53%, 47%, 37% e 32% oltre dieci volte. La percentuale si applica all’intero assegno e non più alla sola parte eccedente. Le cifre che seguono sono simulazioni sul lordo mensile, calcolate su una stima del 2,9% dell’indice Foi senza tabacchi, quello usato per le pensioni: il tasso ufficiale non è ancora stato fissato.
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Una pensione da 3.000 euro salirebbe di circa 73,95 euro, contro gli 85,40 euro delle regole attuali. A 3.500 euro l’aumento scenderebbe da circa 97 a 54 euro, a 4.000 euro da circa 107 a 55 euro, a 5.000 euro da circa 129 a 54 euro. Tra 3.500 e 5.000 euro, quindi, l’aumento sarebbe praticamente lo stesso: circa 54 euro al mese. È in questa zona che un ritocco delle percentuali avrebbe l’effetto più visibile sull’assegno. Il meccanismo precedente è ricostruito nel pezzo di settembre sugli aumenti da gennaio.
Le date da segnare
Dopo la scadenza del 17 novembre, l’esame di ammissibilità degli emendamenti è atteso il 23 o il 24 novembre. Il testo dovrebbe arrivare in Aula verso Natale, con il via libera definitivo del Senato entro il 31 dicembre. Nel frattempo il ministero dell’Economia dovrà fissare con un decreto il tasso provvisorio di rivalutazione: lo scorso anno fu firmato il 19 novembre. L’aumento arriverà con la pensione di gennaio 2027, con le regole che il Parlamento avrà approvato, e il conguaglio sul dato definitivo seguirà l’anno successivo.
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