Pensione a 64 anni con 36 di contributi, cosa c’è davvero nella manovra: chi può uscire e quando si saprà
La pensione a 64 anni torna al centro della partita sulla manovra. Con il disegno di legge di bilancio all’esame della Camera, Forza Italia apre a ritocchi sulla previdenza e la Lega insiste per l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi. Nel testo, però, c’è soltanto un fondo da 850 milioni di euro l’anno: chi potrà lasciare il lavoro, con quali requisiti e con quale assegno lo stabilirà un provvedimento successivo, atteso a gennaio.

Cosa prevede il testo della manovra
L’articolo 52 del disegno di legge istituisce un fondo per il supporto in uscita dal mercato del lavoro, con 850 milioni per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029. La norma non fissa età, contributi o regole di calcolo e rinvia tutto a un nuovo intervento legislativo. Fino ad allora non si potrà presentare alcuna domanda all’Inps. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, in un’intervista al Giornale, ha parlato di «circa 60mila persone» che potrebbero aderire e di una possibile «mini riforma pensionistica».
Chi potrebbe uscire a 64 anni
L’ipotesi più citata resta quella dei 64 anni con 36 di contributi. La somma fa 100, come la Quota 100 del 2019, che però chiedeva 62 anni di età e 38 di versamenti. Nel 2027 compirebbero 64 anni i nati nel 1963. Il punto più delicato riguarda l’importo: per chi ha contributi precedenti al 1996 si parla di un ricalcolo interamente contributivo, che si tradurrebbe in un assegno più leggero. Secondo il Quotidiano Nazionale la Lega è pronta ad accettarlo, ma nessuna di queste condizioni è scritta nella legge.
Cosa può cambiare in Parlamento
Dopo l’incontro con la segretaria della Cisl Daniela Fumarola, il vicepremier Antonio Tajani ha avvertito che «non possiamo stravolgere la manovra», aggiungendo però che sulle pensioni «qualche risultato si possa ottenere». I margini sono stretti: per le modifiche parlamentari ci sono 120 milioni nel 2027 e altrettanti nel 2028, e ogni proposta dovrà avere una copertura. Il sindacato chiede di correggere la stretta sulla rivalutazione delle pensioni, che secondo la relazione tecnica vale 1,476 miliardi nel 2027: una cifra che il fondo per gli emendamenti non basterebbe a coprire.
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Il calendario definitivo è atteso dall’ufficio di presidenza della commissione Bilancio di domani, mercoledì 4 novembre. Le audizioni dovrebbero svolgersi tra il 9 e il 12 novembre e il termine per gli emendamenti potrebbe cadere intorno al 17. La legge va approvata entro il 31 dicembre.
Le uscite già previste per il 2027
Chi sta programmando l’uscita deve fare i conti con le regole già fissate. Dal 2027 la pensione di vecchiaia richiederà 67 anni e 1 mese con almeno 20 anni di contributi, quella anticipata 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, con tre mesi di finestra. L’uscita a 64 anni resta riservata a chi ha il primo contributo dal 1996. Quota 103 è chiusa e vale solo per chi ha maturato i requisiti entro il 2025, Opzione donna per chi li ha raggiunti entro il 2024. L’Ape sociale viene invece prorogata per tutto il 2027, con l’età minima che sale a 63 anni e 6 mesi. Nel pezzo sulle ipotesi alla vigilia del Consiglio dei ministri abbiamo ricostruito come si è arrivati a questo punto.
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