Pensioni 2027, a gennaio aumenti intorno al 3% e non al 5,4%: quanto salgono gli assegni fascia per fascia
Gli aumenti delle pensioni di gennaio si fermeranno probabilmente intorno al 3%. Il dato di ottobre, con l’inflazione al 5,4%, non si applica agli assegni: per la rivalutazione conta la media dei prezzi dell’intero 2026 su un indice diverso. Le stime più aggiornate indicano circa il 2,9%, con una forchetta tra il 2,8% e il 3,1%, in attesa del decreto atteso nella seconda metà di novembre.

Cosa dicono gli ultimi dati
Per le pensioni si usa l’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi, il cosiddetto Foi. A settembre segnava un +4% annuo e, se restasse fermo fino a dicembre, la media del 2026 crescerebbe di circa il 2,9%. L’inflazione acquisita del 3,4% comunicata dall’Istat, usata nelle prime simulazioni sulla manovra, riguarda invece l’indice generale. Il dato definitivo di ottobre uscirà il 17 novembre e, dopo il balzo dei prezzi dell’energia, la stima potrebbe salire leggermente.
Come funziona il nuovo meccanismo
Rispetto alla rivalutazione spiegata a settembre, la manovra cambia le regole per gli assegni più alti. L’adeguamento resta pieno fino a quattro volte il minimo, cioè 2.447,40 euro lordi al mese. Poi scende all’85% fino a cinque volte, al 53% fino a sei, al 47% fino a otto, al 37% fino a dieci e al 32% oltre. La percentuale si applica all’intero assegno e non più solo alla parte che supera la soglia. Per chi resta sotto i 2.447,40 euro, quindi, il calcolo non cambia e l’adeguamento rimane integrale. La norma deve ancora essere approvata dal Parlamento.
Quanto potrebbero aumentare gli assegni
Queste sono simulazioni sul 2,9%, calcolate sul lordo mensile e da leggere come stime. Il trattamento minimo salirebbe da 611,85 a circa 629,59 euro, l’assegno sociale da 546,24 a circa 562,08 euro. Una pensione da 1.000 euro guadagnerebbe circa 29 euro, una da 2.000 euro circa 58 euro. Con 3.000 euro l’aumento sarebbe di circa 73,95 euro, contro gli 85,40 euro delle regole attuali. Con 4.000 euro si scenderebbe da 107,40 a 54,52 euro, con 5.000 euro da 129,16 a 53,65 euro. Su tredici mensilità, chi prende 5.000 euro lordi avrebbe circa 980 euro in meno rispetto al sistema in vigore.
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Per le pensioni minime va ricordato che la manovra non proroga l’incremento dell’1,3%, che nel 2026 porta l’assegno a 619,80 euro: l’aumento reale rispetto a quanto si incassa oggi sarà quindi di circa 10 euro.
Quando arriva l’aumento
Il tasso provvisorio sarà fissato da un decreto del ministero dell’Economia e l’Inps lo applicherà in automatico con la rata di gennaio 2027, senza bisogno di domanda. Quando sarà nota la media definitiva dell’anno scatterà l’eventuale conguaglio. Prima, il 1° dicembre, arriveranno pensione e tredicesima, che non cambiano.
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