Investimenti e tecnologia: gli investitori italiani i più propensi ad utilizzarla

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Chi dice che italiani e nuove tecnologie non vanno d’accordo? L’Italia – spesso ultima nelle classifiche sull’utilizzo della tecnologia – si riscopre in prima fila quando questo rapporto riguarda la gestione delle proprie finanze.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Gli italiani infatti sono – in Europa – i più aperti alle nuove tecnologie quando si parla di finanza: il 22% scarica app legate ai risparmi ed investimenti, il 32% legge blog di settore, mentre il 21% si affida ad un robo-advisor per avere una consulenza. Quest’ultima è la percentuale più alta registrata tra i principali paesi europei: fa ricorso al robo-advisor solo il 17% degli inglesi e degli spagnoli, l’11% dei francesi e dei tedeschi e il 9% dei belgi, e gli italiani non sono molto distanti dagli apripista americani (27%).
In particolar modo la rete è diventata la prima fonte di informazione su risparmi e investimenti: quasi due italiani su cinque (41%) consultano inizialmente il web (contro il 35% dei tedeschi, il 32% degli spagnoli ed il 31% dei francesi), stessa percentuale degli investitori USA. Il web è preferito sia ai consigli della famiglia (40%) che ai media finanziari (19%).

È questa la fotografia scattata dai primi dati rilasciati dalla nuova edizione della Global Investment Survey 2017 – giunta al suo quinto anno – realizzata da Legg Mason Global Asset Management, uno dei principali gestori globali diversificati. L’indagine è stata realizzata in 17 Paesi ed ha raccolto i dati di 15.300 investitori.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Esistono una serie di servizi e prodotti accessibili online che piacciono particolarmente agli investitori italiani: il controllo dell’estratto conto online (64%), la verifica del saldo (60%) e gli strumenti di pianificazione per la pensione (44%).

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Nonostante la ricerca evidenzi una apertura verso le nuove tecnologia in rapporto a risparmi ed investimenti, quasi un italiano su due (48%) si affida ad un promotore finanziario per la gestione delle proprie risorse economiche: si tratta della percentuale più alta in Europa dopo la Svizzera (50%), mentre più staccati sono paesi come il Regno Unito (37%), Spagna (43%) e Francia (44%).

La presenza “fisica” di un consulente è comunque considerata ancora indispensabile nel complesso: il 78% degli intervistati ritiene che la tecnologia possa essere un supporto ma è fondamentale sapere che ci sia una persona che segua gli investitori anche perché ci sono alcune aree della pianificazione finanziaria – lo dice il 76% del campione – in cui è necessario essere seguiti passo passo da un esperto. In particolare alcuni aspetti, come sviluppare il portafoglio di investimento (60%) e cercare le migliori opportunità di investimento nei mercati (52%), dovrebbero essere gestiti unicamente dall’essere umano o guidati da un essere umano con il supporto della tecnologia il consulente finanziario è ritenuto ancora insostituibile in alcune operazioni come nello sviluppare il portafoglio di investimento (60%) e cercare le migliori opportunità di investimento nei mercati (52%).

“Leggendo i risultati della nostra recente ricerca appare abbastanza chiaro che gli investitori italiani non vivono le nuove tecnologie come qualcosa da cui diffidare ma come un utile supporto per la pianificazione o gestione dei loro investimenti” afferma Marco Negri, Head of Southern Europe di Legg Mason. “Che sia per ottenere maggiori informazioni o per una gestione più snella e veloce di alcune operazioni, la tecnologia sarà sempre di più uno strumento imprescindibile nella nostra quotidianità, anche sul lato della gestione finanziaria. Come evidenzia la nostra nuova survey però, la componente umana continua, e crediamo continuerà, ad essere fondamentale. Non stupisce infatti come emerga ancora l’importanza del consulente finanziario, capace di guidare e rassicurare l’investitore. Dall’indagine Legg Mason emerge come il 74% degli intervistati sia ancora influenzato dalla crisi finanziaria del 2008 e preoccupato di possibili nuovi esiti negativi nella gestione del proprio patrimonio: in un contesto di preoccupazione latente può risultare normale affidarsi a professionisti che possano aiutare gli investitori a prendere le decisioni di investimento più opportune anche alla luce del proprio profilo di rischio”, conclude Negri.

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