Il “whatever it takes” di Draghi compie cinque anni: il bilancio in cinque punti

Ufficio Studi - Marzotto Sim -

A 5 anni dal famoso Whatever it takes pronunciato dal presidente della ECB Draghi nel luglio 2012, periodo di massimo pessimismo circa la disgregazione dell’Euro, proviamo a fare un bilancio degli effetti che tale dichiarazione e le azioni che ne sono seguite, Quantitative Easing in primis, hanno prodotto sul sistema economico e finanziario europeo.

Posto che si tratta di dati aggregati, relativi all’Unione Europea in cui un paese può essere cresciuto più o meno di un altro e così via, la sintesi è che il risultato è stato complessivamente positivo. Passiamo ad esaminare la situazione sintetizzandola in 5 punti.

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  1. Rischio sistemico: nel 2012 il sistema economico europeo ara ai minimi della propria credibilità. Questo era indicato dai rendimenti dei titoli di stato dei paesi periferici che hanno toccato punte del 6% per il BTP decennale con uno spread btp/bund di 446 punti. Oggi in seguito alle iniezioni di liquidità nel sistema il rendimento del BTP decennale è al 2.2% e lo spread è a 177 punti, i costi di finanziamento dei paesi si sono abbassati riducendo le possibilità di default. Draghi promosso!
  2. Crescita economica: nel luglio 2012 il GDP europeo aggregato era in flessione dello 0.4%. L’iniezione di liquidità ha garantito accesso al credito facilitato contribuendo allo sviluppo dell’attività economica. Oggi l’Europa cresce ad un ritmo del 2.1%. Draghi promosso!
  3. Inflazione: nel luglio del 2012 era al 2.5% e dopo avere iniziato un trend decrescente che l’ha portata a toccare un minimo dello 0.5% oggi è all’1.6%. I danni sono stati limitati ma l’obiettivo di target inflattivo del 2% non è stata raggiunto. Draghi rimandato a settembre!
  4. Disoccupazione: è passata dall’11.55% al 9.3% l’effetto positivo dell’aumento di domanda di lavoro è stato visibile nella riduzione dei disoccupati di circa il 2%. Siamo ancora lontani dal livello di lungo periodo del 7%. Draghi rimandato a settembre!
  5. Mercarti finanziari: la riduzione d’incertezza, l’immissione di liquidità e la percezione di una ECB ponta a tutto pur di sostenere i mercati e l’economia europei hanno corroborato le principali asset classes del vecchio continente. L’effetto maggiore si è avuto sui mercati obbligazionari sia corporate che government i cui rendimenti sono in alcuni casi andati in territorio negativo con performances di prezzo a doppia cifra. Anche il mercato azionario sostenuto sia dalla ripresa economica che da quella del ciclo degli utili ha messo a segno performances nell’ordine del 56% per lo Eurostoxx50. Draghi promosso a pieni voti!

 Ufficio Studi – Marzotto Sim

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