Debito emergente ancora con il vento in poppa

Paul McNamara -

L’insieme dei mercati emergenti è al momento in una ottima situazione e abbiamo registrato buoni rendimenti del debito in valuta locale e forte, con la prima leggermente più performante dell’ultima poiché più esposta ai movimenti dei rendimenti dei Treasury statunitensi.

Visto che sia il 2016 che il 2017 (a oggi) sono stati un periodo proficuo, è naturale chiedersi quanto a lungo possa durare questo momento positivo.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Tuttavia bisogna notare che, in questo senso, il debito dei mercati emergenti in valuta locale è sia una storia di crescita sia una storia strettamente legata alla crescita e al dollaro statunitense, e nessuno di questi due elementi è al momento motivo di preoccupazione. Anzi, il contesto della crescita globale è al di fuori dell’ordinario, visti il sentiment europeo ai livelli più alti dal 2007, il sondaggio Ifo che mostra valori mai visti prima e la fiducia dei consumatori statunitensi ai massimi dal 2003. I dati macro sono piuttosto impressionanti a livello trasversale, giustificando questi indicatori da bull market.

La crescita del credito si è stabilizzata e, nonostante si mantenga molto bassa, l’impulso sta migliorando. Come conseguenza, i tassi di crescita dei mercati emergenti sembrano indirizzati nuovamente verso i livelli del 4% circa (dal 2%), supportati dal solido slancio riscontrato nel mondo sviluppato.

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L’effetto del dollaro sulla storia del debito dei mercati emergenti in valuta locale non si sta comportando in maniera troppo lineare, dal momento in cui la tradizionale correlazione sembra essersi in qualche modo persa quest’anno. Normalmente, a fronte di una svalutazione del dollaro pari all’1% rispetto alle principali valute, perde l’1,4% rispetto alle valute dei mercati emergenti. Ciò non si è verificato nel corso della prima metà del 2017 e tuttavia abbiamo assistito al previsto dietrofront dei mercati emergenti a seguito dell’accelerazione del dollaro avvenuta tra settembre e ottobre. Ne segue che un periodo prolungato di dollaro forte vada considerato come un rischio, in particolare se la Fed assumerà una posizione più restrittiva. La logica di fondo rimane tuttavia quella secondo cui le performance degli asset Emergenti dovrebbero continuare a essere positive fintantoché la crescita globale si mantiene solida.

Con i movimenti valutari che influiscono in maniera sostanziale sui rendimenti, è importante tenere a mente che le valute sono particolarmente vulnerabili ai deficit della bilancia dei pagamenti. L’abbiamo visto nel 2008, quando le esportazioni dei mercati emergenti verso i Paesi sviluppati sono crollate a seguito della crisi finanziaria globale, e di nuovo nel 2013 quando il precedente boom del credito dei mercati emergenti ha spinto le importazioni. Nell’ultimo esempio, il collasso dei prezzi degli asset dei mercati emergenti non era assolutamente legato al taper tantrum, anche se viene ancora citato come il fattore primario. Allo stato attuale, le economie dei mercati emergenti presentano un surplus commerciale di circa 8 miliardi al mese, e questo non dipende in maniera particolare dal prezzo delle materie prime. Di conseguenza, la combinazione di una forte crescita nel mondo sviluppato e di surplus commerciali dei mercati emergenti ci rende tranquilli rispetto all’esposizione verso il debito dei mercati emergenti. Crediamo, inoltre, che questo rally possa continuare ancora per un po’ in assenza di eventi che possano portare a un contesto di risk-off su scala globale.


Paul McNamara – direttore degli investimenti per le strategie emerging markets – GAM

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