Nordea AM – Cosa ci sta dicendo la “Professor Curve” sul 2018?

Witold Bahrke -

La curva di rendimento Usa si è appiattita considerevolmente durante quest’anno, attirando molta attenzione poiché considerata uno degli indicatori di recessione tra i favoriti dal mercato.

Di norma, infatti, una curva di rendimento inversa è segnale di una possibile contrazione dell’economia americana in un futuro non troppo lontano. Al momento, tuttavia, ci sono ancora circa 60 punti base a separarci da un simile scenario. Ad oggi, quindi, i rischi di una recessione sono bassi, ma in aumento, almeno secondo quanto ci suggerisce la cosiddetta Professor Curve.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Perché preoccuparsi quindi? L’appiattimento della curva di rendimento è il riflesso di condizioni di politica monetaria meno accomodanti. I tassi a breve termine (sostanzialmente i costi di finanziamento) sono saliti, mentre i valori a lungo termine (ovvero i potenziali rendimenti) sono oscillati all’interno di un range molto stretto. I segnali vertono quindi verso un capovolgimento del ciclo di credito che porterà ad una minore richiesta di prestiti. A meno che la riforma fiscale di Donald Trump non riesca a sovvertire questo trend, stando alle dinamiche del ciclo di credito, nel prossimo biennio dovremmo aspettarci un rallentamento della crescita statunitense.

La probabilità di entrare in un periodo di recessione aumenta nel caso in cui i differenziali di credito abbiano raggiunto il loro minimo all’interno del ciclo. In questo senso, gli spread sul mercato high yield potrebbero aver già raggiunto il loro nadir e non rimane quindi che chiedersi quando possa avvenire l’inversione della curva di rendimento. Dato che nel medio periodo inflazione e crescita potenziale sembrano destinate a rimanere basse, crediamo che ci siano scarsi margini per un rialzo nei tassi di interesse a lungo termine americani. La curva è destinata, perciò, ad appiattirsi ulteriormente, rimettendo alle decisioni della Federal Reserve la possibilità di vedere o meno un’inversione della curva stessa. Riteniamo sia improbabile che la Fed applichi tre rialzi nel corso del 2018. Due rialzi potrebbero essere infatti già abbastanza per causare l’inversione agli inizi della seconda metà dell’anno. Storicamente, questo porterebbe ad una recessione già nei primi mesi del 2019 e ad un picco del mercato azionario tra i terzo e il quarto trimestre 2018.

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Tale contesto mostra perché un taglio delle tasse significativo negli Stati Uniti potrebbe portare ad un immediato guadagno, ma anche a conseguenze negative nel tempo. Uno stimolo importante all’economia forzerebbe la Fed ad intervenire sui tassi anche più di tre volte, portando come già sottolineato ad un’inversione della curva di rendimento e ad una recessione. Al contrario, i mercati potrebbero ricevere una nuova spinta nel caso l’istituto di Washington dovesse tornare accomodante, con un conseguente irripidimento della curva e un allontanamento dei rischi di una nuova recessione.

C’è da fare comunque attenzione. Le tempistiche tra una possibile inversione della curva di rendimento, l’assottigliamento dei differenziali sul credito e lo scoppio di una recessione potrebbero variare in maniera considerevole. E’ perciò difficile prevedere quando esattamente l’azionario toccherà il suo apice. Che si verifichi o meno l’inversione, dal punto di vista dell’investitore è giunto il momento di ridurre l’esposizione in quei mercati che sono più vulnerabili a condizioni di irrigidimento monetario, capovolgimento del ciclo di credito o appiattimento della curva di rendimento. Il comparto high yield potrebbe essere il primo a sentire la pressione, mentre l’azionario dovrebbe continuare a garantire buoni ritorni finché l’impatto delle politiche monetarie non si trasmetterà all’economia reale. Preferiamo, dunque, puntare sul segmento Investment Grade piuttosto che su bond di minore rating.


Witold Bahrke – senior macro strategist – Nordea AM

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