La guerra commerciale USA-Cina non farà deragliare gli Emergenti

Penelope Foley -

Il botta e risposta tra Stati Uniti e Cina sul fronte commerciale è a un punto critico. È dunque lecito chiedersi in che modo la spirale protezionistica potrebbe impattare negativamente sui mercati emergenti.

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Ciò che è ormai chiaro è che le guerre commerciali non sono facili. Sono complicate e dannose per tutte le parti coinvolte. La difficoltà di trovare un accordo per Stati Uniti e Cina risiede in gran parte nel fatto che in molti casi le richieste degli Stati Uniti appaiono poco chiare, ingiustificate e irraggiungibili. E il modo in cui l’amministrazione Trump sta gestendo le questioni commerciali, attraverso minacce unilaterali, ha reso più difficile la conclusione di accordi per i politici della Cina e di altri Paesi.

La politica commerciale statunitense continua a confondere e distrarre i policymaker globali. I colloqui commerciali tra Pechino e Washington sono progrediti a sprazzi e bocconi. Parte del problema è che mentre l’obiettivo dell’amministrazione Trump è chiaro (cioè ridurre il grande deficit commerciale bilaterale con la Cina), le mutevoli richieste e dichiarazioni americane hanno confuso e frustrato i negoziatori cinesi. Nella nostra visione di base, i due Paesi non saranno in grado di risolvere in modo soddisfacente le loro differenze, con una conseguente imposizione reciproca di dazi.

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Date le catene di approvvigionamento globali, questo approccio del “fucile a canne mozze” colpirà le aziende sia nelle economie emergenti che in quelle sviluppate. Tuttavia, ad eccezione di alcuni mercati emergenti che dipendono fortemente dalle esportazioni verso gli Stati Uniti (come Messico e Vietnam), non riteniamo che l’aumento del protezionismo di per sé sia sufficiente a far deragliare la crescita di questi Paesi. La crescita superiore al trend negli Stati Uniti (caricata a turbo dallo stimolo fiscale) e in Europa, insieme all’ancora solida espansione della Cina, forniscono un’importante base per la crescita dei mercati emergenti, e ci aspettiamo che il divario di crescita rispetto alle economie sviluppate si allargherà nei prossimi anni.

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