Le sette marce del fintech

Jeroen Van Oerle, Patrick Lemmens -

Il fintech è stato oggetto di grandi cambiamenti negli ultimi anni. Nato come una nuova tecnologia di pagamento, si è trasformato in un settore dedicato all’intero universo dei servizi finanziari. Gli investitori possono beneficiare di questo trend, dato che molte società del fintech sono oggi quotate, ma la selezione è fondamentale.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Nel 2015 la maggior parte delle società classificate come fintech erano legate ai pagamenti, il primo ambito in cui è iniziata l’apertura dei servizi finanziari. Oggi il fintech propone soluzioni innovative nei pagamenti, nel credito, nelle transazioni in valuta estera, nelle assicurazioni e nel wealth management. È interessante osservare anche il cambiamento di focus dal punto di vista geografico. Nato negli USA, il fintech è diventato presto protagonista in Oriente – Cina in particolare – e sta attualmente prendendo piede anche in Europa.

All’interno di questo universo quella dei pagamenti è sicuramente la realtà più matura. Nonostane l’innovazione e il progresso stiano continuando anche in questi campi, stanno iniziando a emergere dei chiari vincitori. Negli altri campi del fintech, al contrario, un grande numero di società sono in concorrenza tra loro per diventare i vincitori del futuro.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Abbiamo individuato sette driver del cambiamento, tra nuove tecnologie, regolamentazioni e trend socio-demografici, che crediamo influenzeranno profondamente il fintech negli anni a venire.

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Il primo fattore che sta avendo un impatto sul settore finanziario è l’Intelligenza Artificiale, che viene utilizzata nel campo dei pagamenti, del credito e del robo-advice. Il numero di frodi nelle transazioni digitali è elevato ed in crescita. Del totale (16,2 miliardi di dollari) riferito all’anno 2016, metà delle truffe è imputabile a questo tipo di transazioni, e la cifra dovrebbe salire fino a raggiungere il 60%. La tecnologia risulta essenziale per individuare transazioni anomale tramite l’analisi in tempo reale di un numero enorme di dati relativi ai pagamenti, e solo l’intelligenza artificiale è in grado di svolgere tale compito. La stessa tecnologia viene utilizzata nel campo del credito per prevedere le possibili insolvenze e per fornire soluzioni di investimento tramite roboadvice.

Non si può parlare di intelligenza artificiale senza parlare di Big Data, dato che senza questi non ci sarebbe intelligenza artificiale e – senza questa – non avremmo gli strumenti per analizzare una tale mole di dati. Negli USA si registrano 300 milioni di utilizzatori di sistemi di pagamento, che effettuano 160 miliardi di transazioni l’anno. In Cina 900 milioni di utilizzatori per 80 miliardi di transazioni. A livello globale, nel 2017, sono state fatte circa 500 miliardi di transazioni, secondo un report di Capgemini. Ognuno di questi movimenti corrisponde a una serie di dati, che possono essere processati per migliorare modelli di rischio, interagire meglio con i clienti, rispettare i requisiti legali, creare nuvoi prodotti.

Il terzo trend è il Core system replacement, ossia la sostituzione dei sistemi che stanno alla base delle società. Molte istituzioni finanziarie operano ancora oggi con software risalenti agli anni ’70 e ’80, che sono stati via via aggiornati nel corso degli anni risultando però sempre più isolati. Oggi, questi sistemi non risultano adatti a connettere nuovi servizi e nuovi strumenti. Se pensiamo che le grandi società tecnologiche cambiano sistema ogni sette-otto anni, risulta evidente che un ricambio nel settore finanziario è assolutamente necessario. Questo tema è importante anche per la sicurezza informatica, che è il vero tallone d’Achille della digitalizzazione, soprattutto per l’industria dei servizi finanziari che gestisce una grande quantità di dati sensibili. Le istituzioni devono aggiornare i propri sistemi per scongiurare eventuali attacchi a software ormai vecchi, mentre le società del fintech devono assicurarsi che le difese dalle minacce informatiche siano implementate nei loro prodotti e servizi.

Il quarto trend è la Distributed Ledger Technology (DLT), meglio nota come blockchain. Il primo utilizzo di questa tecnologia era legato ai pagamenti, ma da allora sono stati sviluppati una serie di altri usi, anche al di fuori del settore finanziario. La compravendita di titoli, la gestione delle pratiche da parte delle assicurazioni, la registrazione delle proprietà sono tutte aree in cui l’infrastruttura è già stata implementata.

Il contante continua a crescere a livello globale tra l’1% e il 2%, ben al di sotto del tasso di crescita dei pagamenti elettronici (Electronic payments, il nostro quinto trend) tramite carta o mobile. La quota di mercato di questi sistemi è in crescita, e ne stanno beneficiando tutti gli intermediari. La Cina è un esempio estremo della crescita dei pagamenti mobile. Nel 2011 rappresentavano solo il 3,5% del totale, mentre si prevede che nel 2019 raggiungeranno l’85%, diventando la regola più che l’eccezione.

Il sesto trend è l’inclusione finanziaria (Financial inclusion). In molti Paesi il modello economico tradizionale adottato dal settore bancario e assicurativo, basato su filiali e agenzie, semplicemente non funziona. Questo è dovuto alla combinazione di scarsa densità abitativa che caratterizza le aree rurali e livelli relativamente bassi di PIL pro capite. Prendendo come esempio l’India, aprire la filiale di una banca nelle zone rurali per offrire servizi finanziari di base è economicamente impossibile. In questo caso l’avvento del fintech è stato rivoluzionario. Il governo indiano ha lanciato l’Aadhaar, un programma che prevede l’archiviazione in un database centrale di impronte digitali, escansioni della retina e del viso. Questi dati hanno permesso alle realtà del fintech di aprirsi anche alle aree rurali tramite degli economici lettori di impronte digitali connessi con il database del programma Aadhaar. Il risultato è stato un impressionante dato sulle aperture di nuovi conti correnti privati, pari a 335 milioni nel corso di quattro anni.

L’ultimo trend è la Governance. Nonostante il crescere delle leggi e delle norme che si applicano all’ambito finanziario, diverse soluzioni fintech sono state sviluppate in un contesto di scarsa regolamentazione. Questo ha certamente favorito la competizione, ma solleva anche un importante interrogativo rispetto alle capacità di queste start-up di crescre e di generare utili abbastanza in fretta da essere in grado di sostenere le spese che necessariamente dovranno affrontare quando inizieranno a essere regolamentate al pari dei loro concorrenti tradizionali.


Jeroen Van Oerle e Patrick Lemmens – Portfolio Managers della strategia Global FinTech Equities – Robeco

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