Elezioni Brasile: chi vince tra Bolsonaro e Haddad?

Edwin Gutierrez -

L’eventuale vittoria del “Trumpinho” fa sperare sulle riforme, senza però dare certezze. La vittoria di Haddad, invece, determinerebbe l’abolizione del programma di privatiazzioni. Gli elettori sceglieranno il male minore.

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La corruzione dell’intero establisment politico e il periodo di forte declino economico fanno da sfondo alle prossime elezioni politiche brasiliane del 7 ottobre. L’elettorato brasiliano non è mai stato così diviso e insoddisfatto di fronte a questi due problemi.

Non sorprende quindi che il populismo si stia sempre più diffondendo nel Paese della più grande democrazia dell’America Latina. Il primo turno delle elezioni presidenziali vedrà probabilmente in testa il populista di estrema destra Jair Bolsonaro – o ‘O Trumpinho’ come sta diventando noto a livello locale – e Fernando Haddad, il candidato del partito dei lavoratori di sinistra.

Il secondo turno sarà un testa a testa. Bolsonaro, rispetto agli altri candidati, ha il più alto tasso di oppositori tra i molti gruppi di minoranza, dove è altamente impopolare, per non parlare della popolazione femminile, pari al 52% del totale degli elettori, verso cui Bolsonaro è stato sempre offensivo in tutta la sua carriera.

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Nel frattempo, Haddad rappresenta il partito dei lavoratori che ha dominato la scena politica brasiliana per così tanto tempo e la cui credibilità è stata distrutta dalle indagini sulla corruzione degli ultimi anni.

Pertanto, il risultato del secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane sarà in gran parte determinato dalla scelta che gli elettori faranno per evitare di avere uno dei due esponenti come presidente. Considerando questa prospettiva, è probabile che gli elettori si rifiuteranno di votare Haddad come volto dello status quo e opteranno per la promessa di un cambiamento radicale sotto Bolsonaro.

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Bolsonaro è certamente il candidato più vicino ai mercati. Questo non tanto per la forza delle sue politiche (ammette apertamente di sapere poco di economia), ma perché non è Haddad. Sia per gli investitori stranieri che locali, la differenza sostanziale tra i due candidati si riduce a due questioni: la riforma delle pensioni e il processo di privatizzazione.

Le riforme pensionistiche sono assolutamente critiche per la salute fiscale del Brasile. Un tetto alla spesa renderà i costi per le pensioni, in graduale aumento, ancora meno sostenibili. Il nuovo Presidente rischia di trovarsi senza risorse, a meno che non si riducano i costi delle pensioni. Nonostante ciò, Haddad ha promesso di abolire le riforme che l’attuale Presidente Temer ha introdotto e questo non è molto saggio.

Allo stesso modo, Haddad ha promesso di abolire il programma di privatizzazioni stabilito dal presidente Temer. Questo è altrettanto imprudente. Il Brasile ha un grosso stock di debito e la privatizzazione delle proprietà statali è il modo più semplice per il governo di evitare di pagare quei debiti.

La riforma delle pensioni è una questione così vitale che i due candidati saranno probabilmente costretti a fare qualcosa. Ma quello che è chiaro in questa fase è che sarà Bolsonaro piuttosto che Haddad ad andare avanti in materia di pensioni e privatizzazioni.

Sia gli investitori stranieri che quelli domestici hanno alleggerito le loro posizioni in Brasile in vista del primo turno. Ciò si riflette nella negoziazione di contratti futures che sono in costante calo.

Se Bolsonaro dovesse vincere, potremmo assistere a un’inversione di tendenza con un conseguente rialzo degli asset brasiliani. Ciò non è diverso da quanto è accaduto in occasione delle elezioni messicane, quando gli investitori hanno capito che il populista Manuel López Obrador non sarebbe stato negativo per l’economia, come avevano temuto.

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Un uomo chiave per Bolsonaro è Paulo Guedes. È un ex banchiere che sta facendo di Bolsonaro un esperto di economia e che è dietro la riforma pensionistica e i piani di privatizzazione. Se Guedes riuscirà a gestire l’agenda di Bolsonaro in modo efficiente e veloce, allora il premio di rischio sugli asset brasiliani comincerà a scendere e dovremmo assistere ad una ripresa degli investimenti locali che dal 2012 è stata in gran parte moribonda.

Ma non sarà facile. Nessuno dei due candidati godrà di un forte mandato e Bolsonaro dovrà affrontare la sfida per ottenere il sostegno di cui ha bisogno in Congresso per un’azione rapida sulla riforma delle pensioni.

Se l’agenda di Guedes non dovesse essere seguita e lui decidesse di tirarsi indietro – una reale possibilità dato che con Bolsonaro ha poco in comune in termini di ideologia politica – allora Bolsonaro potrebbe togliersi davvero i guanti populisti. Senza un chiaro piano economico, è probabile che ritorni a seguire la sua anima socialmente conservatrice. Questo segnerebbe l’ennesimo anello debole in un periodo particolarmente infausto per il Brasile.

In altre parole, per le riforme ci sono speranze, ma non crediamoci troppo.


Edwin Gutierrez – Head of Emerging Markets Sovereign – Aberdeen Standard Investments

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