A quando la prossima recessione?

Darrell Spence, Jared Franz -

Una delle domande che più di frequente ci viene posta è di fare una previsione sulla prossima recessione statunitense, e per un buon motivo. Le recessioni possono risultare complesse, di difficile comprensione e, a volte, semplicemente terrificanti; ma soprattutto, sono difficilmente prevedibili.

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Una recessione si verifica quando la produzione economica subisce una flessione dopo un periodo di crescita. Si tratta di una fase naturale e necessaria di ogni ciclo economico. La buona notizia è che, normalmente, le recessioni non durano a lungo. Dalla nostra analisi di 10 cicli dal 1950 si evince che le recessioni hanno avuto una durata compresa tra 8 e 18 mesi, con una media di 11 mesi. Per le persone direttamente colpite dalla perdita del lavoro o dalla chiusura di un’impresa, un periodo del genere può sembrare un’eternità. Tuttavia, gli investitori con un orizzonte di investimento a lungo termine dovrebbero osservare il quadro complessivo. Le recessioni sono contrattempi relativamente brevi nella storia dell’economia.

Anche se un periodo di recessione non sembra imminente, non è mai troppo presto per pensare alle potenziali ripercussioni di un evento del genere sul proprio portafoglio. Ciò è dovuto al fatto che i cicli ribassisti e le recessioni sono a volte concomitanti, con le azioni che tendono a raggiungere il picco con un anticipo di circa sette mesi rispetto al ciclo economico.

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Ci sono 5 indicatori che possono fornire un quadro complessivo dell’economia:

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  1. Curva dei rendimenti invertita
    La curva dei rendimenti invertita, con i tassi a breve termine più alti di quelli a lungo termine, è uno dei segnali di recessione più preciso e ampiamente citato. Questo indicatore di mercato ha preceduto tutte le recessioni negli Stati Uniti degli ultimi 50 anni. Normalmente, i tassi a breve termine aumentano durante i cicli di inasprimento monetario della Fed. A dicembre 2018, la curva dei rendimenti tra i Treasury USA a due anni e a cinque anni si è invertita per la prima volta dal 2007. Altre parti della curva, come quella che esamina il divario tra i rendimenti a 2 anni e a 10 anni, a cui si fa riferimento con maggiore frequenza, non ha ancora registrato un’inversione.
  2. Profitti aziendali
    Se i margini di profitto aumentano, le imprese possono incrementare gli investimenti, le assunzioni e gli stipendi. Questi aumenti creano vantaggi sia per le aziende che per i consumatori, a supporto di periodi di espansione prolungati. I profitti aziendali sono ancora su livelli alti dal punto di vista storico, anche se ci sono motivi di credere che abbiano già raggiunto il picco.
  3. Disoccupazione
    Se i profitti calano, le imprese tendono a tagliare posti di lavoro, poiché la manodopera rappresenta spesso la loro principale voce di spesa. Se la disoccupazione aumenta, i consumatori riducono spesso la spesa nei beni di consumo discrezionali, al fine di risparmiare in attesa del miglioramento delle prospettive di lavoro. Un comportamento del genere influisce negativamente sulla redditività delle imprese cicliche, che potrebbero essere spinte a ridurre ulteriormente le retribuzioni. La crescita dei salari è stata di gran lunga inferiore alla media rispetto ai precedenti periodi espansionistici, anche se di recente gli stipendi hanno mostrato segni di ripresa, aspetto che potrebbe influire sui profitti aziendali. Il mercato del lavoro statunitense ha superato il livello riconosciuto da molti economisti come indicativo della piena occupazione, una situazione stabile da anni da questo punto di vista. Pertanto, è difficile prevedere un ulteriore calo del tasso di disoccupazione.
  4. Avvii di nuovi cantieri
    Il settore immobiliare rappresenta una porzione significativa del PIL degli Stati Uniti, in grado di fornire un quadro rappresentativo dello stato di salute dell’economia nel suo complesso. Un mercato immobiliare in salute può contribuire ad alimentare l’economia, fornendo ai governi gli introiti associati alle imposte sugli immobili, creando posti di lavoro nel settore edilizio e aumentando il benessere dei proprietari di abitazioni. Gli avvii di nuovi cantieri rappresentano un indicatore molto importante, in quanto i progetti edilizi possono durare diversi mesi e i costruttori sono restii a preparare il terreno per nuovi progetti se prevedono successive flessioni dell’economia. A novembre 2018, i dati sugli avvii di nuovi cantieri erano in linea con quelli dell’anno precedente, mentre negli ultimi mesi hanno registrato un leggero calo. L’aumento dei tassi sui mutui ipotecari è stato un ostacolo in tale ambito, ma lo scenario potrebbe variare se la Federal Reserve rallenterà il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse nel corso dell’anno.
  5. Leading Economic Index®
    Poiché gli indicatori economici non possono essere valutati senza tenere conto del contesto, molti economisti ed esperti di previsioni di mercato preferiscono creare una propria scorecard aggregata, basata sui loro indicatori preferiti, per valutare lo stato di salute dell’economia. Il LEI (Leading Economic Index) del Conference Board è un indicatore economico statunitense il cui obiettivo consiste nel prevedere le attività economiche future. A settembre 2018, il LEI ha registrato un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, vale a dire il suo tasso di crescita più sostenuto degli ultimi otto anni. In seguito, l’indice ha subito un lieve rallentamento, assestandosi sul 4,3% a dicembre.

I precedenti indicatori sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per misurare la temperatura dell’economia statunitense. Uno o due dati negativi possono essere irrilevanti. Tuttavia, se più indicatori chiave iniziano a mostrare numeri in rosso per un periodo prolungato, il quadro diventa più chiaro ed eloquente. A nostro avviso, quel momento non è ancora arrivato.

Come posizionare il portafoglio in vista di una recessione: cercare di anticipare il mercato vendendo titoli può essere un approccio avventato. Gli investitori devono cogliere l’opportunità per rivedere la propria asset allocation complessiva, che potrebbe aver subito forti variazioni durante il ciclo rialzista, assicurandosi di disporre di un portafoglio equilibrato e ben diversificato. Non tutte le azioni reagiscono allo stesso modo nei periodi di stress economico. Nel corso delle ultime otto principali fasi di flessione, alcuni settori degli Stati Uniti hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta rispetto ad altri. I beni di consumo di base e i servizi di pubblica utilità, ad esempio, hanno generato dividendi importanti, mostrando un potenziale di rendimento costante nei periodi di calo delle quotazioni azionarie. Sebbene i titoli azionari orientati alla crescita possano ancora trovare posto nei portafogli, gli investitori dovrebbero considerare le imprese con bilanci solidi, flussi di cassa costanti e prospettive di crescita a lungo termine, in grado di resistere alle volatilità a breve termine.

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La parte obbligazionaria del portafoglio è una misura essenziale per raggiungere la stabilità e la conservazione del capitale, soprattutto in presenza di mercati azionari volatili. Nel corso delle ultime sei correzioni di mercato, i rendimenti del mercato obbligazionario statunitense, in base ai dati dell’indice Bloomberg Barclays U.S. Aggregate, sono stati stabili o positivi in cinque periodi su sei. Piuttosto che incrementare l’allocazione obbligazionaria in previsione di una recessione, è importante assicurarsi che l’esposizione al reddito fisso sia in grado di coprire i quattro ruoli svolti dalle obbligazioni: diversificazione nei confronti delle azioni, creazione di reddito, conservazione del capitale e protezione dall’inflazione.


Darrell Spence e Jared Franz – economisti – Capital Group

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

 

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