Volatilità di mercato per i mercati emergenti

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I Paesi emergenti sono stati colpiti direttamente da epidemie locali e indirettamente dall’andamento della crescita globale e dei prezzi delle materie prime. L’impatto diretto è difficile da quantificare in quanto è molto più arduo rintracciare i casi di virus nei paesi emergenti. Attraverso i dati relativi ai mercati sviluppati che avremo dopo aver realizzato test su campioni significativi della popolazione, saremo in grado di estrapolare dati sugli emergenti per avere un’idea dei tassi di infezione. Le politiche per contenere il virus possono imporre uno stop all’attività economica, mentre le misure per proteggere l’economia potrebbero causare problemi di sostenibilità del debito o eventualmente di inflazione. Il compromesso tra il danno economico e l’efficacia delle misure contro il virus è molto specifico per ogni paese.

Infine, i mercati che sono trainati maggiormente da fattori interni saranno relativamente più isolati da ciò che accade nel resto del mondo. Molti di questi sono paesi emergenti più grandi – come ad esempio Brasile e India – che hanno un’ampia base domestica che acquista obbligazioni nazionali e/o una minore quota di investitori esteri nell’obbligazionario in valuta locale. Stiamo assistendo a molti stimoli monetari e fiscali direttamente dai paesi emergenti, il che solleva interrogativi su come tutto questo sarà finanziato e se possa influire sull’accesso a lungo termine al debito. I livelli di debito sono attualmente inferiori a quelli dei mercati sviluppati, ma il costo e l’accesso ai finanziamenti sono molto più elevati. Quindi, sotto alcuni aspetti, i paesi emergenti hanno margini più ampi per l’emissione di ulteriore debito per contrastare la recessione, ma il costo di tale debito probabilmente salirà. Questo è un aspetto che dovremo analizzare a livello nazionale.

Una sfida sia nei paesi sviluppati che in quelli emergenti è la politica populista che ha portato a politiche nazionaliste ed erratiche che sono iniziate prima della crisi. Ciò significa che a volte la risposta alla gestione dei problemi finisce per essere più impulsiva e meno ponderata di quanto dovrebbe essere. Il pericolo in molti paesi emergenti è che le risposte politiche al virus – spinte dalla pressione di agire sentita dalla classe dirigente – finiscano per causare danni economici eccessivi. Anche se è ancora presto, ci si aspetta che i paesi emergenti possano contare sul sostegno delle istituzioni finanziarie globali come il Fondo Monetario Internazionale. Questo infatti ha ampie disponibilità di capitale, anche se non è la soluzione per tutti i paesi. Ci sono programmi a cui molti paesi possono accedere che equivalgono a una rapida emissione di obbligazioni. Ci sono anche diversi paesi già interessati da programmi del FMI con stand-by credit facility. E, con il tempo, ci saranno probabilmente nuovi programmi che saranno lanciati. Crediamo che vedremo anche altre iniziative che avranno un impatto sugli emergenti, ad esempio da parte della Banca Mondiale. Queste si concentreranno probabilmente più sulle soluzioni sanitarie che sui sistemi finanziari.

Ci aspettiamo una forte contrazione della crescita globale nel secondo e potenzialmente nel terzo trimestre dell’anno. Non ci aspettiamo una ripresa a V a causa della natura della pandemia e della durata del blocco dell’economia. Il prezzo del petrolio è sceso drasticamente, così come altre materie prime, il che è ampiamente negativo per i mercati emergenti. Lo scenario peggiore potrebbe essere quello in cui misure di stimolo molto grandi, come quelle viste nei paesi sviluppati, non vengano rifinanziate a causa di una prolungata recessione e ci si trovi di fronte a una ristrutturazione del debito tra, ad esempio, 12 mesi.

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Tuttavia, la probabilità che ciò avvenga è molto bassa perché abbiamo avuto anche livelli di stimolo enormi e senza precedenti sia attraverso la politica monetaria a sostegno dei mercati finanziari, sia attraverso la politica fiscale a sostegno delle economie in senso più ampio. Ciò è avvenuto sia a livello nazionale da parte dei singoli paesi emergenti che a livello internazionale. Fintantoché le autorità anticiperanno la curva in termini di liquidità disponibile e di risposta fiscale per cercare di sostenere la crescita pensiamo che il contesto si manterrà relativamente favorevole per il debito emergente. Crediamo anche che gli investitori continueranno a cercare asset a più alto rendimento, dato che i tradizionali portafogli investment grade offrono rendimenti bassi, e questo sosterrà l’emissione di debito emergente. È molto difficile individuare i possibili minimi del mercato, ma stiamo riposizionando i portafogli in maniera incrementale, ruotando le posizioni senza fare grandi cambiamenti, aspettando che queste operazioni portino i loro frutti in un orizzonte temporale di 12-18 mesi.

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