Europa al voto: la parola ai mercati

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Oltre al dato mensile dell’inflazione Usa di maggio e alla riunione della Federal Reserve, a dominare la scena internazionale la scorsa settimana sono state le elezioni europee e, in particolare, i risultati del voto francese. A seguito della vittoria del Rassemblement National (RN), tra l’altro ampiamente prevista dai sondaggi, il presidente francese Macron ha infatti deciso a sorpresa di convocare elezioni legislative anticipate per la fine di giugno. La decisione arriva a pochi giorni dal declassamento del rating francese da parte dell’agenzia S&P e non è stata accolta positivamente dai mercati (vedi grafico sotto), per via del timore che la vittoria della destra possa portare ad un aumento della spesa pubblica. L’attuale spread tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è ancora lontano dai picchi raggiunti durante la crisi dell’Eurozona nel 2012 e per il prossimo futuro non ci si aspetta certo simili livelli di volatilità, anche se gli occhi degli investitori restano puntati sulla politica francese per studiarne le implicazioni sui mercati.

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Sorprese (e volatilità) sul modello francese non dovrebbero invece esserci nel Regno Unito, dove da settimane ormai i sondaggi danno i Laburisti come favoriti alle prossime elezioni. Il loro leader Keir Starmer si è impegnato per trasmettere un messaggio il più moderato e centrista possibile, gettando le basi per un governo Laburista di lungo termine. Ad oggi i provvedimenti annunciati per l’aumento del gettito fiscale sono sostanzialmente due: l’abolizione del regime agevolativo per i “Resident Non Domicilied” (cd Non-Dom) e l’introduzione dell’IVA sulle rette delle scuole private. Il programma elettorale del Partito, presentato lo scorso giovedì, non ha aggiunto molto altro: per questo l’attenzione di analisti e commentatori si è concentrata più sul “non detto”, soprattutto sulla possibile fonte di ulteriori entrate statali. Il piano dei Laburisti è attingere risorse dal potenziamento della crescita economica: un proposito corretto, ma di difficile attuazione, che potrebbe sfociare in un aumento imprevisto della pressione fiscale. Resterà da capire, per esempio, se si concretizzerà l’ipotesi di un incremento dell’imposta sulle plusvalenze, su cui per il momento né Keir Starmer né il suo cancelliere ombra, Rachel Reeves, si sono ancora pronunciati.

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