Schroders – Ecco perché non è ancora il momento di preoccuparsi per l’economia USA

James Bilson, Fixed Income Strategist, Global Unconstrained Fixed Income, Schroders -

La situazione del mercato del lavoro statunitense è attentamente monitorata dalla Federal Reserve e dai mercati globali. Nelle ultime settimane si è assistito a una significativa rivalutazione della sua salute a seguito dei dati più deboli sull’occupazione negli Stati Uniti a luglio, accompagnati da revisioni al ribasso anche delle stime di maggio e giugno.

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Tenendo conto di ciò, abbiamo ridotto al 10% la probabilità di uno scenario di no-landing e aumentato al 20% quella di un potenziale atterraggio duro (hard landing).

Tuttavia, nonostante lo spostamento dei rischi al ribasso, il nostro scenario di base rimane quello di un contesto favorevole e di un atterraggio morbido come esito più probabile nel medio termine.

Lievi variazioni nella probabilità di un atterraggio morbido: maggiori rischi al ribasso

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Fonte: Schroders Global Unconstrained Fixed Income team, agosto 2025.

Continuiamo a ritenere che l’economia statunitense se la stia cavando, con una crescita positiva anche se non particolarmente forte. Riteniamo che da questo punto in poi sia più probabile una stabilizzazione piuttosto che un proseguimento della dinamica al ribasso: i dazi stanno influenzando la crescita, ma non la stanno facendo crollare, e i consumatori sembrano accettare con serenità i prezzi più elevati. L’incertezza, il principale “nemico delle assunzioni”, sta diminuendo. Pertanto, al momento non siamo preoccupati per una potenziale recessione negli Stati Uniti.

Tuttavia, i dati più deboli sul mercato del lavoro statunitense, con un rallentamento della crescita dell’occupazione e una contrazione del numero di settori che continuano a creare posti di lavoro, suggeriscono una maggiore vulnerabilità dell’economia. Ciò influirà sulla disponibilità della Fed ad allentare più rapidamente la politica monetaria. Non vediamo giustificazioni per un taglio più consistente di 50 punti base a settembre, ma ora la Fed ha margine per ridurre i tassi più rapidamente di quanto avrebbe potuto fare altrimenti.

Le prospettive per le obbligazioni a più lunga scadenza negli Stati Uniti sono tuttavia meno positive, alla luce dei timori per la dinamica fiscale statunitense e per l’indipendenza della Fed.

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In Europa, il contesto economico continua la sua traiettoria di miglioramento al diminuire dell’incertezza relativa ai dazi, e la Banca Centrale Europea (Bce) ha chiarito che non sono previsti ulteriori tagli dei tassi d’interesse.

Condividiamo pienamente questa valutazione e riteniamo che il segnale lanciato dalla presidente della Bce Christine Lagarde rappresenti un passo importante per le prospettive economiche europee. Ciò suggerisce una posizione sottopesata nei titoli obbligazionari europei, soprattutto alla luce del potenziale impatto dell’aumento dei livelli di emissione a seguito dell’annuncio della Germania, all’inizio di quest’anno, di un passaggio a un approccio basato su una maggiore spesa fiscale.

Manteniamo una visione più neutrale sul Regno Unito. I commenti più restrittivi della Banca d’Inghilterra nell’ultima riunione e la resilienza delle prospettive di crescita del Regno Unito ci inducono a ritenere che non vi siano motivi per un andamento positivo dei Gilt nel breve termine.

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