Automotive: in Italia mercato in frenata, l’elettrico ancora marginale (5%)

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Italia: fanalino di coda nella corsa all’elettrico

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Nonostante un’accelerazione della diffusione dei veicoli elettrici (EV) – nel 2025 in Europa – la quota media europea (15,6%) resta inferiore agli obiettivi UE (20%) e lontana dal target IEA del 50% al 2030.

La crescita è trainata da Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi, che concentrano circa due terzi delle immatricolazioni elettriche. In molti Paesi, tuttavia, il mercato EV resta ancora marginale, frenato da infrastrutture insufficienti, prezzi dell’energia e limiti nel mercato dell’usato.

Il nostro Paese, pur rappresentando uno dei principali mercati dell’auto in Europa, evidenzia un ritardo significativo nella transizione ecologica.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

La quota di mercato dei veicoli elettrici puri in Italia è ferma al 5%, ben al di sotto della media europea e distante dagli obiettivi UE e dall’Agenzia Internazionale per l’Energia. Gli italiani continuano a preferire vetture ibride (HEV e PHEV), considerate più vantaggiose per prezzo, autonomia e costi energetici ma questo rallenta l’allineamento alle normative europee sulla decarbonizzazione.

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Per ridurre il gap con i partner europei, sarà cruciale puntare su infrastrutture di ricarica più capillari, stabilità degli incentivi e filiere produttive dedicate alle tecnologie verdi, così da sostenere sia la competitività industriale sia la diffusione dei veicoli a basse emissioni.

Competizione internazionale e prezzi in calo

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Il settore auto europeo si trova anche al centro delle tensioni commerciali globali. L’introduzione di nuovi dazi negli Stati Uniti e l’incertezza sugli accordi con la Cina stanno modificando gli equilibri di mercato.

Nel primo semestre 2025 le esportazioni europee verso la Cina sono calate del 40%, mentre quelle verso gli USA hanno registrato -14%. Allo stesso tempo, l’ingresso dei marchi cinesi in Europa – con modelli a prezzi competitivi, anche sotto i 30.000 euro – sta ampliando l’offerta sia nell’elettrico che nell’ibrido, intensificando la concorrenza anche nei mercati tradizionali. Questa combinazione di rallentamento della domanda, dazi crescenti e nuova concorrenza sta comprimendo i margini operativi medi dei costruttori europei di oltre 200 punti base nella prima metà dell’anno. Molte aziende stanno reagendo con politiche di contenimento costi, razionalizzazione delle gamme e maggiore attenzione agli investimenti in innovazione.

Le sfide 2025-26 dei produttori auto

Di fronte a un settore in rapida trasformazione, i costruttori automobilistici sono chiamati a trovare un equilibrio delicato tra la stabilità finanziaria a breve termine e gli investimenti di lungo periodo nelle tecnologie del futuro. Le aziende dovranno essere più selettive nell’innovazione, concentrandosi sui progetti con il miglior potenziale di ritorno economico, mentre riducono i costi in altre aree senza compromettere qualità e soddisfazione del cliente.

La partita si gioca su una gestione oculata delle risorse e su alleanze strategiche, unite a un impegno costante nello sviluppo delle tecnologie di nuova generazione. Alle sfide immediate – dai dazi alle normative sulle emissioni – si aggiungono questioni di portata globale: assicurarsi forniture di terre rare per ridurre la dipendenza dalla Cina, sviluppare il riciclo delle batterie per alimentare un mercato dell’usato elettrico e destinare capitali alla mobilità autonoma per consolidare la leadership tecnologica.

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