Tredicesima, tassazione agevolata per dipendenti che guadagnano di meno. Busta paga più ricca, le simulazioni

La tredicesima del 2027 potrebbe beneficiare di una tassazione agevolata per i lavoratori dipendenti con redditi più bassi. L’ipotesi, al centro dell’intesa raggiunta nella maggioranza, prevede l’introduzione di un’imposta ridotta sulla mensilità aggiuntiva, con un’aliquota che potrebbe attestarsi al 10% o al 15%.
Restano tuttavia da definire alcuni aspetti fondamentali, a partire dalla soglia di reddito necessaria per accedere al beneficio. La misura dovrà inoltre essere inserita nella Manovra, approvata dal Consiglio dei ministri e successivamente esaminata dal Parlamento. Al momento, quindi, non è ancora possibile individuare con certezza i lavoratori interessati.
Tredicesima 2027, chi potrebbe beneficiare dello sconto fiscale
Le indicazioni emerse tra il 27 e il 28 ottobre delineano un intervento selettivo, destinato a una fascia di lavoratori con redditi contenuti. La detassazione, dunque, non dovrebbe estendersi automaticamente a tutti i dipendenti, ma sarebbe subordinata al rispetto di un limite reddituale ancora da stabilire.
A settembre era stata presa in considerazione una prima ipotesi, con una soglia fissata a 15mila euro annui e la possibilità di ampliare successivamente la platea dei beneficiari. Il nuovo accordo politico, tuttavia, non conferma ancora questo parametro.
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Di conseguenza, non è possibile stabilire se il beneficio riguarderà chi guadagna meno di 20mila, 25mila o 30mila euro l’anno. La soglia definitiva sarà determinante per capire quanti lavoratori potranno ottenere lo sconto fiscale.
Come funzionerebbe la detassazione al 10% o al 15%
La tredicesima è attualmente soggetta all’Irpef secondo regole che non prevedono l’applicazione delle stesse detrazioni mensili riconosciute sulla retribuzione ordinaria. Questo meccanismo può determinare un importo netto proporzionalmente più basso rispetto a quello dello stipendio abituale.
L’ipotesi allo studio punta a introdurre un’imposta sostitutiva agevolata sulla mensilità aggiuntiva, con due possibili aliquote: il 10% oppure il 15%. La scelta definitiva dipenderà dal testo della norma e dai criteri che verranno stabiliti per l’accesso alla misura.
Per comprendere il meccanismo, si può considerare una tredicesima imponibile di 1.500 euro. Con un’aliquota del 10%, l’imposta sarebbe pari a 150 euro; applicando invece il 15%, salirebbe a 225 euro.
Si tratta, però, di un esempio puramente matematico, che non rappresenta il risparmio effettivo per il lavoratore. Il vantaggio fiscale dipenderà dal confronto con la tassazione ordinaria, dall’aliquota marginale Irpef applicabile e dalle modalità con cui sarà formulata la disposizione.
Quando potrebbe arrivare il beneficio
Se la proposta verrà approvata, la detassazione dovrebbe riguardare la tredicesima corrisposta nel 2027. Il vantaggio sarebbe quindi riconosciuto direttamente sulla mensilità aggiuntiva, ferma restando la possibilità di eventuali conguagli, le cui modalità dovranno essere definite dalla normativa.
L’intervento si inserisce nel pacchetto di misure che il governo intende dedicare al potere d’acquisto dei lavoratori. Tra le ipotesi collegate figurano anche la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti salariali e nuovi interventi a favore dei giovani.
Soglia di reddito ancora da definire
Il nodo principale resta dunque quello della platea dei beneficiari. L’intesa politica delinea la possibilità di ridurre le imposte sulla tredicesima per i lavoratori con redditi più bassi, ma non stabilisce ancora né il limite reddituale né l’aliquota definitiva.
Soltanto con l’approvazione del testo della Manovra sarà possibile conoscere i requisiti richiesti, l’effettivo risparmio fiscale e il numero di lavoratori che potranno beneficiare della misura.
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