UBP – Con tagli FED, rendimenti Treasury tra il 3,5% e il 4,5% nel medio termine

Michaël Lok, Group CIO and Co-CEO Asset Management, UBP -

Mentre la Fed si prepara a entrare nella seconda fase del suo ciclo di riduzione dei tassi, l’incertezza sulla politica monetaria sta svanendo. L’imminente svolta accomodante, unita a un più stretto coordinamento con il Dipartimento del Tesoro, ci ha portato a rivedere le nostre previsioni sul rendimento dei titoli del Tesoro a 10 anni: da un obiettivo prudente del 5,0% a un intervallo compreso tra il 3,5% e il 4,5% nei prossimi 12-18 mesi. Questo nuovo contesto relativo ai tassi, insieme alla solidità dell’economia statunitense sostenuta dagli stimoli fiscali, apre diverse opportunità nel reddito fisso.

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Una delle sfide chiave nei prossimi mesi sarà la collaborazione tra la Fed e il Tesoro per un tetto sui rendimenti di lungo termine. Gli strumenti presi in considerazione includono: legare più strettamente il tasso di riferimento all’inflazione (anziché mantenerlo all’1% al di sopra), l’interruzione del quantitative tightening e il reinvestimento dei proventi in titoli del Tesoro a lungo termine, l’adeguamento del coefficiente di leva finanziaria supplementare (SLR) per stimolare la domanda di scadenze più lunghe e il potenziale riavvio del quantitative easing per evitare il ripetersi dell’impennata del rendimento a 10 anni dal 3,6% al 4,8% che ha seguito il taglio di 50 punti base nel settembre 2024.

Con il tasso dei Fed fund attualmente al 4,25-4,50%, i mercati prezzano una probabilità del 97% per un taglio di 25 punti base nella riunione del 17 settembre, sulla scia dei dati deboli del mercato del lavoro. Condividiamo questa traiettoria, che contrasta con la posizione assunta dalla Fed all’inizio dell’anno, quando ha resistito all’allentamento nonostante le pressioni sui prezzi e la rapida imposizione di dazi record.

La direzione è chiara: Trump sta rafforzando la sua influenza sulla Fed per garantire tassi più bassi. Il nostro scenario di base prevede due tagli nel 2025 e quattro nel 2026, portando il tasso ufficiale in un intervallo compreso tra il 2,75% e il 3,00%. Ciò presuppone un soft landing e un rallentamento dell’inflazione, determinata dai dazi, al 2,5% entro la metà del 2026.

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All’inizio dell’anno avevamo previsto un rendimento del decennale vicino al 5%, con rischi al rialzo dovuti allo slittamento fiscale e al forte aumento del debito pubblico. Ora prevediamo un intervallo compreso tra il 3,5% e il 4,5% nei prossimi 12-18 mesi, rispetto al 4,20% attuale e riteniamo che un superamento sostenuto di questo livello sia da considerare un rischio estremo. Questa revisione riflette le aspettative di un soft landing, di un’inflazione contenuta, di una crescente influenza di Trump sulla Fed e di un più stretto coordinamento tra Fed e Tesoro. A questo scenario si aggiunge quanto accade sul fronte dell’energia: i prezzi del petrolio dovrebbero rimanere limitati dalla diplomazia di Trump in Medio Oriente, dall’allentamento normativo negli Stati Uniti e dalla prospettiva di un cessate il fuoco in Ucraina.

Tuttavia, restano dei rischi: l’inflazione persistente alimentata dai dazi e dai deficit potrebbe spingere al rialzo i rendimenti; al contrario, una forte recessione potrebbe ampliare gli spread a causa dell’aumento dell’incertezza e dei casi di default.

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