Payden & Rygel – 2026: crescita resiliente, inflazione in rientro e prospettive costruttive per la Fed

Renato Gandini - Agenzia ActionNews -
Prospettive costruttive per la Fed
— di Renato Gandini —

Entrando nel 2026, la percezione diffusa è quella di un’economia difficile da decifrare: crescita ancora solida, mercato del lavoro in rallentamento, inflazione in calo ma con modalità non uniformi, e una Federal Reserve sospesa tra prudenza e rischi emergenti. Riteniamo, tuttavia, che gran parte dell’incertezza percepita derivi non da una reale scarsità di dati, ma da un’interpretazione distorta o incompleta degli stessi. Analizzando con attenzione i segnali disponibili, l’immagine che emerge è più coerente di quanto ci si aspetti: la crescita americana resta resiliente, l’inflazione continua ad arretrare, il reddito supporta ancora i consumi e i policymaker hanno margine per rendere la politica monetaria più accomodante.

Normalizzazione del mercato del lavoro e sostenibilità dei consumi: una dinamica coerente

L’evoluzione del mercato del lavoro è tra i temi più dibattuti, ma spesso anche più fraintesi. Gli indicatori recenti mostrano un rallentamento delle dinamiche occupazionali, ma all’interno di un contesto ancora espansivo. Si tratta di una normalizzazione fisiologica dopo i ritmi eccezionali dello scorso biennio, non di una frenata improvvisa.

In questo quadro, è essenziale considerare il ruolo dei consumi, che continuano ad essere trainati dal reddito disponibile. Una delle narrazioni più diffuse suggerisce che il ciclo dei consumi sia strettamente legato alla ricchezza finanziaria; i dati mostrano, invece, che la componente reddituale svolge un ruolo di gran lunga dominante. La spesa delle famiglie rimane quindi coerente con un’economia in espansione moderata, persino in presenza di un lieve rallentamento del mercato del lavoro.

L’aspetto centrale è che, in un contesto in cui salari e redditi reali restano positivi, la domanda interna si mantiene solida, e il rallentamento occupazionale non ha necessariamente implicazioni recessive.

Inflazione in rientro e implicazioni per la politica monetaria

La convinzione che l’inflazione di fondo possa stabilizzarsi intorno al 3% è tra le narrazioni più persistenti del 2025–2026, ma l’evidenza empirica suggerisce un percorso diverso. La moderazione dei prezzi dei servizi abitativi e non, insieme a una crescita salariale allineata alla produttività, indica che la convergenza verso il 2% rimane un obiettivo plausibile. Questa dinamica rafforza la possibilità per la Federal Reserve di adottare un orientamento meno restrittivo nel corso del 2026. Il rischio principale si sta spostando dall’inflazione verso il mercato del lavoro: un punto fondamentale che offre alla Fed spazio di manovra. Stimiamo che il tasso di riferimento possa avvicinarsi progressivamente al 3%, un livello più coerente con un regime monetario neutrale.

Treasury: rendimenti più bassi non sono solo possibili, ma anche coerenti con i fondamentali

Una delle narrazioni più diffuse sostiene che il Treasury decennale Usa non possa scendere sotto la soglia del 4%. L’analisi comparata dei cicli e dei fondamentali mostra, invece, che un intervallo tra il 3% e il 3,5% è perfettamente compatibile con un contesto di crescita moderata e inflazione in rientro.

Il parallelismo con gli anni ‘90 è spesso citato come motivo per attendersi rendimenti più elevati, ma la logica dietro al ciclo attuale è profondamente diversa. Senza contare che non sono i confronti storici a determinare i rendimenti, ma le aspettative su crescita e inflazione, entrambe orientate a livelli più contenuti. Questo lascia spazio a una curva dei rendimenti relativamente piatta e a un contesto favorevole per il reddito fisso, anche senza un allentamento monetario aggressivo.

Il quadro che emerge è meno ambiguo di quanto sembri: una crescita che resta resiliente, un mercato del lavoro in via di normalizzazione senza segnali di stress sistemico, un’inflazione in graduale convergenza verso il target, consumi sostenuti dal reddito e politica monetaria con margini di allentamento. Lungi dal complicare le decisioni, questi elementi delineano un percorso chiaro per gli operatori obbligazionari e per gli investitori globali. Date queste premesse, riteniamo che il 2026 rappresenti un’occasione per consolidare esposizioni nel reddito fisso, in un quadro in cui volatilità, rendimenti e fondamentali macro appaiono più allineati rispetto agli ultimi anni.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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