Cannes 2026: il regista rumeno Cristian Mungiu ha vinto la sua seconda Palma d’Oro alla 79ª edizione del Festival di Cannes con Fjord
“Non possiamo imporre i nostri valori agli altri”
— di Laura Damiola —
Cristian Mungiu vince la Palma d’Oro con Fjord. Esploratore di tematiche universali e ispiratosi a fatti realmente accaduti, il regista rumeno ambienta la sua storia in Norvegia per affrontare le contraddizioni di una società progressista, paladina della tolleranza e dell’apertura verso gli altri, ma che può escludere brutalmente chiunque si discosti dal percorso prestabilito.

“Accetto questo premio con umiltà. Con la Palma d’Oro è come avessi ricevuto insieme 100 premi nel mondo”.
“Il film mette a nudo le fratture e le contraddizioni di società che proclamano tolleranza e apertura verso gli altri. Le società sono frammentate e radicalizzate e questo film è un impegno contro ogni forma di fondamentalismo”, ha dichiarato il regista cinquantottenne, che aveva ricevuto la sua prima Palma d’Oro nel 2007 con 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni.
“Più invecchio, più capisco che le persone intorno a me cercano risposte diverse e credo che dobbiamo rispettarlo. Non tutti troviamo gli stessi modi per sopravvivere. Tolleranza vuol dire trovare il modo per aprirci. In assenza di dialogo arriva la violenza che vediamo oggi. Non dobbiamo giudicare facilmente gli altri, usare stereotipi e semplificazioni. Dobbiamo capire che non esiste una sola verità e che possiamo sopravvivere e convivere con gli altri, anche se non condividiamo gli stessi valori. Anche se siamo convinti che i nostri valori siano migliori, non credo abbiamo il diritto di imporli. Senza questo dialogo assisteremo a un alto livello di violenza sociale”.
Il film ha ottenuto anche il consenso generale della critica internazionale, della Chiesa e delle comunità laiche
Il Gran Premio è stato assegnato al regista russo Andrey Zvyagintsev per il film Minotauro. Ricevendo il premio, ha esortato il presidente russo Vladimir Putin a porre fine alla “carneficina” della guerra in Ucraina.
“Milioni di persone su entrambi i lati del fronte sognano una sola cosa: che i massacri cessino”, ha affermato il regista.
Il Prix du Jury (Premio della Giuria) è andato a Das Geträumte Abenteuer (L’avventura sognata) della tedesca Valeska Grisebach. Nella remota Bulgaria, soffocata dalla criminalità sotterranea, il contrabbando e lo sfruttamento dei migranti sono al centro di violenze contro gli anziani e i più fragili. Veska, un’archeologa, si lancia da “eroina” in una pericolosa missione per scoprire e contrastare queste attività malavitose.
Due donne sono al centro del film Soudain, interpretate dalla belga Virginie Efira e dalla giapponese Tao Okamoto, premiate con il riconoscimento per la migliore interpretazione femminile. Un dialogo tra due culture e due identità. Marie-Lou (Efira), direttrice di una casa di cura, si impegna per introdurre un’innovativa filosofia dell’assistenza basata sull’ascolto e sul rispetto della dignità dei residenti.
Il film, scritto dal regista insieme a Léa Le Dimna, è ispirato all’epistolario reale tra Makiko Miyano e Maho Isono e fa riferimento al metodo “Humanitude”, filosofia di cura ideata in Francia che trasforma l’assistenza alle persone anziane in un vero e proprio incontro tra persone.
La memoria del passato è stata premiata con Notre Salut del regista belga Emanuel Marre, vincitore del premio per la migliore sceneggiatura. Il film racconta il coinvolgimento di alti funzionari francesi del regime di Vichy nella collaborazione con i nazisti.
Premio per la miglior regia ex aequo ai registi spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per La boule noire e al polacco Paweł Pawlikowski per Fatherland.
Il primo racconta il dramma della guerra civile spagnola attraverso la poesia e il destino di Federico García Lorca, assassinato per la sua omosessualità. Il film è tratto da un racconto incompiuto dello scrittore spagnolo e segue tre uomini, le cui vite sono intimamente intrecciate al celebre poeta e drammaturgo, mentre lottano per vivere apertamente la propria omosessualità.
Fatherland, invece, racconta il viaggio di ritorno di Thomas Mann in una Germania devastata dalla guerra.
Premio per la migliore interpretazione maschile agli attori Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, protagonisti di Coward di Lukas Dhont, dove interpretano due giovani soldati che si innamorano nelle trincee durante la Prima Guerra Mondiale.
“Spero davvero che questo film permetta ai giovani di amarsi e accettarsi per come sono”, ha dichiarato un commosso Emmanuel Macchia.
Il film di Lukas Dhont non è solo un racconto ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, ma anche una riflessione sulla possibilità di restare vivi quando tutto spinge verso la distruzione.
Premio speciale e prima Caméra d’Or africana della storia del Festival a Ben’Imana della regista ruandese Marie-Clémentine Dusabejambo, ambientato nel Ruanda post-genocidio. Il film affronta i tribunali popolari Gacaca, la memoria del massacro dei Tutsi e le tensioni irrisolte della riconciliazione nazionale.
Presentato nella sezione Un Certain Regard, il film è stato scelto tra le 29 opere prime presentate alla 79ª edizione del Festival di Cannes.
“Un bel film, un risveglio del dolore, i visi e i corpi di donne coraggiose che sono state capaci di perdonare andando oltre il dolore e i traumi. Un dramma intimo che si rivela, a suo modo, un vero atto politico, senza dimenticare i paesaggi che parlano in modo speciale a noi europei e hanno un ruolo a parte in questo film”.
Palmarès Cannes 2026
- Palma d’Oro: Fjord di Cristian Mungiu
- Gran Premio: Minotaur di Andreï Zvyagintsev
- Premio della Giuria: The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
- Premio per la regia: Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra e Paweł Pawlikowski per Fatherland
- Premio per la sceneggiatura: Notre Salut di Emmanuel Marre
- Migliore attrice: Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
- Migliore attore: Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont
- Caméra d’Or: Ben’Imana di Marie-Clémentine Dusabejambo
- Palma d’Oro per il cortometraggio: Para los contrincantes di Federico Luis




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