Asilo nido nel 730/2026: come recuperare fino a 120 euro di detrazione e quando il bonus INPS la esclude

Con la dichiarazione dei redditi 2026 torna la possibilità di recuperare parte delle spese sostenute per l’asilo nido dei figli. La detrazione Irpef prevista dal Testo unico delle imposte sui redditi resta una delle agevolazioni più utilizzate dalle famiglie, ma richiede attenzione sia nella compilazione del Modello 730 sia nel rapporto con il bonus asilo nido erogato dall’INPS. L’errore più frequente riguarda il divieto di cumulare due agevolazioni sulla stessa spesa, circostanza che può portare a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Chi ha diritto alla detrazione
La detrazione spetta ai genitori che nel 2025 hanno sostenuto spese di frequenza per figli fiscalmente a carico iscritti ad asili nido pubblici o privati autorizzati. Rientrano nell’agevolazione anche altri servizi educativi riconosciuti dalla normativa, come le sezioni primavera e alcune forme di assistenza domiciliare autorizzate.
Il requisito della fiscale a carico merita una precisazione. Un figlio si considera fiscalmente a carico quando il suo reddito complessivo nell’anno di riferimento non ha superato 2.840,51 euro, soglia che sale a 4.000 euro per i figli under 24. Superata questa soglia, il genitore perde il diritto alla detrazione anche se ha sostenuto interamente la spesa della retta. È un dettaglio che riguarda una minoranza di situazioni, ma vale la pena verificarlo prima di compilare il modello, soprattutto nei casi in cui il figlio abbia percepito redditi da lavoro occasionale o borse di studio imponibili.
Quanto si recupera
La detrazione è pari al 19% delle spese sostenute, calcolata però su un importo massimo di 632 euro per ciascun figlio: il beneficio fiscale non può quindi superare 120,08 euro a bambino, anche quando la retta annuale è sensibilmente più elevata. Il limite si applica singolarmente, figlio per figlio: una famiglia con due bambini iscritti al nido può beneficiare della detrazione su un massimo di 1.264 euro complessivi di spesa, con un risparmio fiscale potenziale di circa 240 euro.
Il nodo della cumulabilità con il bonus INPS
Questo è il punto dove si concentrano la maggior parte degli errori in sede di dichiarazione. La normativa stabilisce che non è possibile ottenere un doppio beneficio sulla medesima spesa: la quota di retta già rimborsata dall’INPS attraverso il bonus asilo nido non può essere portata in detrazione nel 730.
Un esempio chiarisce la logica. Se la retta mensile è di 400 euro e il bonus INPS riconosce un contributo di 150 euro al mese, la spesa effettivamente rimasta a carico del genitore è di 250 euro. Soltanto questa quota può essere indicata nel Modello 730, e la detrazione del 19% si applicherà su di essa, fino al limite annuo di 632 euro per figlio. Indicare l’importo lordo della retta, ignorando il contributo INPS già ricevuto, costituisce un errore che l’Agenzia delle Entrate può rilevare attraverso l’incrocio dei dati con quelli trasmessi dall’INPS stesso.
Chi invece non ha presentato domanda per il bonus, o non ne ha avuto diritto, può portare integralmente in detrazione la spesa sostenuta, sempre entro il limite massimo previsto dalla legge.
Come compilare il 730
Le rette dell’asilo nido vanno indicate nel Quadro E del Modello 730/2026, dedicato agli oneri detraibili, nei righi E8-E10 con il codice 33, riservato alle spese per la frequenza degli asili nido. In presenza di più figli è necessario compilare un rigo distinto per ciascun bambino, indicando per ognuno la quota di spesa effettivamente rimasta a carico.
Pagamenti e documentazione
Per accedere alla detrazione il pagamento deve essere stato effettuato con modalità tracciabili: bonifico, carta o sistemi elettronici come PagoPA. I pagamenti in contanti non danno diritto all’agevolazione, indipendentemente dalla presenza di una ricevuta rilasciata dalla struttura.
La questione dell’intestazione dei documenti di spesa merita attenzione. La detrazione spetta al genitore che ha effettivamente sostenuto la spesa, e questo deve risultare dalla documentazione. Se la ricevuta è intestata a uno solo dei genitori, l’intero importo spetta a quel genitore. Se è intestata al figlio, la ripartizione tra i genitori è normalmente del 50% ciascuno, salvo che uno dei due non annoti sulla ricevuta di aver sostenuto una quota diversa, motivando la differente suddivisione. Se invece la ricevuta è intestata a entrambi i genitori senza ulteriori indicazioni, si applica la stessa regola del 50%.
Oltre alla documentazione di pagamento, è opportuno conservare le ricevute rilasciate dalla struttura e, per chi ha percepito il bonus INPS, la comunicazione dell’ente con l’indicazione delle somme erogate: in caso di controlli fiscali, questi documenti consentono di dimostrare con precisione l’importo effettivamente rimasto a carico del contribuente e di giustificare la cifra inserita nel modello.





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