Caro carburante, biglietti più salati: aumenti oltre i costi reali delle compagnie aeree

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Il rincaro del carburante per l’aviazione è stato rapidamente trasferito dalle compagnie aeree sui prezzi dei biglietti, già nel trimestre marzo-maggio. Questo nonostante circa l’80% del cherosene utilizzato in quel periodo fosse stato acquistato in precedenza a prezzi calmierati, prima dello scoppio della crisi nel Golfo Persico.

High-altitude airplane and beautiful sky in spring

Secondo un’analisi svolta dal Corriere della Sera sulle tariffe pubblicizzate dalle compagnie, ad aprile si è registrato un aumento vicino al 27% sui voli nazionali rispetto allo stesso mese del 2025.

Tariffe in crescita oltre le attese

Nel trimestre considerato, il prezzo medio dei voli domestici ha raggiunto i 63,4 euro, contro i 56,2 euro dello stesso periodo dell’anno precedente, segnando un incremento di quasi il 13%. Un aumento che, tuttavia, risulta più che doppio rispetto a quello che sarebbe giustificato dal rialzo del costo del carburante.

Gli esperti sottolineano che il cherosene incide mediamente per il 30% sui costi operativi di un vettore. Anche ipotizzando un raddoppio del prezzo, e considerando le coperture già attive, le tariffe avrebbero dovuto crescere intorno al 6%. «Con la Pasqua caduta ad aprile, come nel 2025, e senza picchi significativi nei flussi di traffico, non vi erano le condizioni per aumenti superiori», osserva un esperto di revenue management.

Offerta in aumento, ma prezzi più alti

L’aumento delle tariffe non sembra giustificato nemmeno da una contrazione dell’offerta. Al contrario, nel trimestre i posti disponibili sui voli nazionali sono cresciuti dell’1,5% rispetto al 2025, secondo i dati della piattaforma Cirium.

Nonostante ciò, i rincari si sono concentrati proprio sulle tratte domestiche: +8,8% a marzo, +26,8% ad aprile e +6% a maggio su base annua.

Il contesto: crisi energetica e tensioni geopolitiche

Il rialzo dei prezzi si inserisce in un quadro di forte tensione sul mercato energetico. La crisi del carburante per l’aviazione, alimentata dal conflitto in Medio Oriente e dal blocco dello Stretto di Hormuz, ha spinto il prezzo del jet fuel oltre i 150 dollari al barile, contro gli 80 dollari di marzo, secondo i dati Iata. Solo a fine giugno si è registrato un calo a 116,6 dollari, in seguito a un allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.

Il ruolo del fuel hedging

Le compagnie europee hanno però beneficiato di un vantaggio competitivo grazie al cosiddetto “fuel hedging”, la copertura finanziaria che consente di fissare in anticipo il prezzo del carburante. Ita Airways, Ryanair ed easyJet avevano già coperto circa l’80% del fabbisogno annuale, mentre Wizz Air si attestava tra il 70% e l’80%. Unica eccezione Volotea, priva di coperture.

In questo scenario, gli aumenti applicati ai biglietti appaiono quindi superiori rispetto a quanto giustificato dall’effettivo incremento dei costi.

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