La nuova geopolitica della tecnologia: gli Stati Uniti ridisegnano l’ordine economico globale, oggi tocca all’India

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Semiconduttori, intelligenza artificiale, minerali critici e infrastrutture di calcolo avanzato diventano gli assi portanti di una strategia americana che intreccia sicurezza nazionale, politica industriale e competizione geopolitica.

Partendo da Giappone e Corea del Sud, passando da realtà europee come Regno Unito e Paesi Bassi, Donald Trump si era anche avvicinato a Israele. Ora tocca all’India, che da oggi diventa un “Trusted Partner”,

Gli Stati Uniti hanno avviato un’iniziativa strutturata e di lungo periodo per ridefinire l’ordine economico e di sicurezza globale attorno al controllo delle tecnologie considerate fondanti per il XXI secolo. Non si tratta di una singola legge o di un programma isolato, ma di una strategia sistemica che combina politica industriale, restrizioni commerciali, alleanze internazionali e investimenti pubblici senza precedenti.

Come osserva il Financial Times, Washington ha ormai abbandonato l’idea che il mercato globale, lasciato a se stesso, garantisca automaticamente sicurezza e prosperità. Al contrario, la tecnologia è diventata un terreno di competizione strategica, in cui la dipendenza da attori esterni, in primis la Cina è vista come una vulnerabilità sistemica.

Semiconduttori: il cuore della sovranità tecnologica

I chip sono il fulcro di questa nuova architettura. Il CHIPS and Science Act, varato nel 2022, ha segnato una svolta storica: oltre 50 miliardi di dollari di incentivi per riportare negli Stati Uniti la produzione di semiconduttori avanzati. Secondo il Wall Street Journal, l’obiettivo non è solo economico, ma esplicitamente geopolitico: ridurre la dipendenza da Taiwan (se mai fresterà indipendente) e contenere l’ascesa tecnologica cinese.

A questa politica industriale si affianca una rete di controlli all’export, che limitano l’accesso della Cina ai chip più avanzati e alle macchine necessarie per produrli. Una strategia che, come sottolinea The Economist, sta frammentando il mercato globale dei semiconduttori in blocchi tecnologici sempre più distinti.

Intelligenza artificiale e potenza di calcolo

L’intelligenza artificiale rappresenta il secondo asse strategico. Non solo per le sue applicazioni civili, ma soprattutto per le implicazioni militari e di sicurezza. Gli Stati Uniti puntano a mantenere un vantaggio strutturale non solo sugli algoritmi, ma sull’intera filiera: hardware, software, modelli, dati e cloud.

Le grandi infrastrutture di calcolo avanzato come data center, supercomputer, cloud hyperscale sono ormai considerate asset strategici. Secondo analisi citate da Bloomberg, la competizione sull’AI non riguarda più solo l’innovazione, ma la capacità di sostenere nel tempo enormi fabbisogni energetici e di calcolo, accessibili solo a chi controlla le tecnologie chiave.

Terre rare: la nuova frontiera delle materie prime

Nessuna tecnologia avanzata può esistere senza minerali critici: litio, cobalto, nichel, terre rare. Qui gli Stati Uniti partono in svantaggio rispetto alla Cina, che controlla gran parte della raffinazione globale. Per questo Washington sta costruendo una strategia basata su reshoring, friend-shoring e alleanze selettive, coinvolgendo partner come Australia, Canada e Paesi dell’America Latina.

Un nuovo ordine economico e di sicurezza

Questa iniziativa americana segna un cambio di paradigma: il commercio internazionale non è più neutrale, ma subordinato a obiettivi strategici. L’ordine globale che emerge è meno multilaterale e più selettivo, fondato su club tecnologici, standard condivisi e barriere mirate.

Per l’Europa, come evidenzia The Economist, la sfida è duplice: evitare di restare schiacciata tra Stati Uniti e Cina e, al tempo stesso, costruire una propria autonomia tecnologica credibile. Per i Paesi emergenti, invece, il rischio è l’esclusione dalle catene del valore più avanzate.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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