Quando anche ciò che è vero comincia a sembrare falso, che cosa resta del giornalismo?

-

Così esordisce l’Ordine dei Giornalisti Nazionale commentando i risultati del Rapporto 2026 dell’Osservatorio sul giornalismo digitale appena pubblicato.

L’affermazione in realtà richiama quanto affermato un paio di mesi fa da Katharine Viner: «Non è più solo una crisi delle fake news, oggi è la realtà stessa a sembrare falsa». Nell’ultimo saggio pubblicato dal Guardian, la direttrice del quotidiano britannico descrive un cambiamento radicale: l’intelligenza artificiale, i social network e la polarizzazione stanno erodendo la fiducia nella realtà condivisa.

È questa la riflessione da cui prende avvio “How to survive the information crisis: ‘We once talked about fake news – now reality itself feels fake'”, il lungo saggio firmato da Katharine Viner, appunto direttrice del Guardian, pubblicato il 6 maggio 2026. Più che un’analisi sul giornalismo, il testo rappresenta una riflessione sul rapporto tra tecnologia, politica e democrazia nell’era dell’intelligenza artificiale.

Non è più solo disinformazione

Secondo Viner, la crisi dell’informazione ha ormai superato la fase della semplice disinformazione. Il problema non è più soltanto la diffusione di notizie false, ma l’indebolimento dell’idea stessa che possa esistere una realtà condivisa. La moltiplicazione di immagini sintetiche, video manipolati, audio generati dall’intelligenza artificiale e contenuti prodotti automaticamente rende infatti sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che non lo è.

«La maggioranza delle persone nel mondo dubita ormai della propria capacità di distinguere il vero dal falso online», osserva la giornalista.

Per la direttrice del Guardian, l’intelligenza artificiale rappresenta un’accelerazione di un fenomeno già in corso. I social network avevano già trasformato l’informazione in un flusso continuo di contenuti selezionati dagli algoritmi in funzione dell’engagement. Oggi l’IA rende possibile produrre in pochi secondi testi, fotografie, video e registrazioni vocali indistinguibili da quelli reali, abbattendo i costi della manipolazione e aumentando enormemente la quantità di contenuti sintetici che circolano in rete.

Rischiamo una sfiducia generalizzata verso qualsiasi informazione

Viner sostiene che il rischio principale non sia tanto quello di credere a una singola notizia falsa, quanto di sviluppare una sfiducia generalizzata verso qualsiasi informazione. Quando tutto può essere manipolato, tutto diventa sospetto. È questo, secondo la giornalista britannica, il passaggio più pericoloso della crisi informativa: la perdita di una base comune di fatti sulla quale costruire il dibattito pubblico.

Nel saggio viene inoltre evidenziato come questa trasformazione si inserisca in una fase storica caratterizzata da crisi multiple: guerre, cambiamenti climatici, aumento delle disuguaglianze economiche, crescita dei populismi e diffusione della solitudine sociale. Tutti elementi che rendono le persone più vulnerabili a narrazioni semplici, emotive e polarizzanti.

La direttrice del Guardian richiama anche l’attenzione sul modello economico delle piattaforme digitali. Secondo Viner, gli algoritmi privilegiano sistematicamente i contenuti capaci di generare reazioni emotive intense – indignazione, paura, rabbia – perché trattengono più a lungo gli utenti sulle piattaforme. Questo meccanismo finisce per favorire la diffusione di contenuti estremi rispetto a quelli verificati e contestualizzati.

Trasparenza editoriale, verifica delle fonti e responsabilità pubblica del giornalismo

Di fronte a questo scenario, la risposta non può limitarsi allo sviluppo di tecnologie di fact-checking. Viner sostiene che occorra ricostruire un ecosistema dell’informazione fondato sulla trasparenza editoriale, sulla verifica delle fonti e sulla responsabilità pubblica del giornalismo. Il giornalismo di interesse pubblico, scrive, costituisce una parte essenziale dell’infrastruttura democratica di una società, al pari delle istituzioni e dell’istruzione.

Un altro tema centrale è quello della concentrazione del potere tecnologico. Secondo Viner, poche grandi piattaforme controllano oggi l’accesso all’informazione di miliardi di persone, influenzando non solo ciò che leggiamo, ma anche ciò che scegliamo di ignorare. Per questo motivo ritiene necessario un maggiore controllo pubblico sugli algoritmi e una più ampia trasparenza sui criteri con cui vengono distribuiti i contenuti.

Un manifesto sul futuro dell’informazione

L’editoriale assume così il valore di un manifesto sul futuro dell’informazione. La soluzione, secondo la direttrice del Guardian, non consiste nel rallentare il progresso tecnologico, ma nel rafforzare gli strumenti culturali che consentono ai cittadini di orientarsi in un ambiente informativo sempre più complesso. In un’epoca in cui la produzione automatica di contenuti è destinata a crescere esponenzialmente, il valore distintivo del giornalismo non sarà la velocità, ma la capacità di verificare, contestualizzare e ricostruire i fatti.

La conclusione di Viner è insieme un monito e un invito all’azione: se la società rinuncia all’idea di una realtà condivisa, diventa molto più difficile affrontare qualsiasi sfida collettiva, dalla politica alla salute pubblica, fino ai conflitti internazionali. Difendere un’informazione trasparente, verificabile e indipendente significa quindi, prima ancora che salvaguardare il giornalismo, preservare le condizioni stesse del confronto democratico.

Mostrare come nasce una notizia

Nell’intervista del Rapporto 2026 a 𝗞𝗮𝘁𝗵𝗮𝗿𝗶𝗻𝗲 𝗩𝗶𝗻𝗲𝗿, una frase colpisce più di altre: “I fatti restano essenziali, ma da soli non bastano più”.
Deepfake, AI slop, creator, piattaforme e narrazioni plausibili stanno cambiando il mestiere: non basta smentire dopo, bisogna spiegare prima. Mostrare come nasce una notizia, chi la verifica, chi se ne assume la responsabilità.
Per Viner il giornalismo non è “contenuto”: è un’infrastruttura civica, umana e sociale. Una sfida che riguarda ogni redazione, ogni firma, ogni giornalista.
L’intervista invita a una domanda urgente: siamo ancora capaci di rendere i fatti affidabili, condivisi e utili all’azione pubblica?

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
Fact Checked & Editorial Guidelines

Our Fact Checking Process

We prioritize accuracy and integrity in our content. Here's how we maintain high standards:

  1. Expert Review: All articles are reviewed by subject matter experts.
  2. Source Validation: Information is backed by credible, up-to-date sources.
  3. Transparency: We clearly cite references and disclose potential conflicts.
Reviewed by: Subject Matter Experts

Our Review Board

Our content is carefully reviewed by experienced professionals to ensure accuracy and relevance.

  • Qualified Experts: Each article is assessed by specialists with field-specific knowledge.
  • Up-to-date Insights: We incorporate the latest research, trends, and standards.
  • Commitment to Quality: Reviewers ensure clarity, correctness, and completeness.

Look for the expert-reviewed label to read content you can trust.