Giorgia Meloni intervistata da Roberto Sommella rivendica un’Italia «più forte», ma non tutti sono d’accordo

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In realtà opposizioni e dati mostrano un quadro più articolato

Nell’intervista concessa a Roberto Sommella per Milano Finanza, Giorgia Meloni presenta l’Italia come un Paese più solido rispetto all’autunno 2022. La presidente del Consiglio rivendica crescita del Pil e del reddito pro capite, riduzione dello spread, ritorno all’avanzo primario, risorse aggiuntive per l’energia e miglioramento dei pagamenti della pubblica amministrazione. Affronta inoltre il futuro di Monte dei Paschi, la protezione delle frontiere europee e la crisi demografica.

immagine tratta da Milano Finanza

Le affermazioni contengono dati reali, ma la loro interpretazione politica è contestata dalle opposizioni, che spostano l’attenzione su crescita debole, salari reali, debito pubblico, costo dell’energia, servizi per le famiglie e conseguenze della sospensione di Schengen con la Spagna. I punti principali dell’intervista sono riepilogati anche nella presentazione pubblicata su LinkedIn da Milano Finanza.

Pil e reddito pro capite: crescita sì, ma molto contenuta

Giorgia Meloni afferma che il Pil e il reddito pro capite sono cresciuti. In termini strettamente statistici, la rivendicazione è fondata: dopo l’aumento dello 0,7% nel 2024, l’economia è cresciuta dello 0,5% nel 2025 e dovrebbe avanzare dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027. La domanda interna sostiene l’attività, mentre il contributo dell’estero è diventato negativo per effetto delle tensioni geopolitiche e del rincaro dell’energia.

Il punto controverso è il significato da attribuire a questi numeri. Una crescita positiva non equivale necessariamente a un’economia dinamica: un incremento annuale dello 0,5-0,7% rimane modesto e inferiore a quello necessario per ridurre rapidamente il rapporto tra debito e Pil. Inoltre, l’aumento del reddito pro capite medio non descrive come il reddito sia distribuito e quanto potere d’acquisto abbiano recuperato lavoratori e pensionati.

È qui che si concentra la critica di Elly Schlein e del Partito Democratico: l’opposizione sostiene che la stabilità macroeconomica non sia arrivata nelle buste paga e denuncia salari reali ancora inferiori ai livelli precedenti alla fiammata inflazionistica. Nella discussione sulla manovra 2026, Elly Schlein ha definito la politica economica del governo una forma di austerità che non affronta adeguatamente salari e pressione fiscale sui redditi medio-bassi, come già segnalato internazionalmente mesi fa da Associated Press

Le due letture non sono incompatibili: il governo fotografa l’aumento degli aggregati economici; l’opposizione ne contesta la qualità e la distribuzione.

Spread: il dato è corretto, l’attribuzione è discutibile

La premier sostiene che lo spread sia sceso a circa un terzo del livello registrato al momento dell’insediamento. Il 14 agosto 2026 il differenziale tra Btp e Bund decennali si collocava intorno a 76-78 punti base, contro circa 250 punti nell’ottobre 2022. Il confronto numerico è quindi sostanzialmente corretto.

Più complessa è l’attribuzione del risultato esclusivamente al governo. Il calo riflette la prudenza della politica di bilancio italiana, ma anche fattori esterni: le decisioni della Bce, la prospettiva di maggiore debito comune europeo, il forte aumento della spesa pubblica tedesca, che ha infuenzato i rendimenti del Bund avvicinandoli a quelli italiani (non il contrario) e una base di investitori italiani più ampia che effettivamente ha dato maggior respiro al debito italiano. Reuters aveva già evidenziato da tempo che la convergenza tra Btp e Bund dipendeva più dal cambiamento della politica fiscale tedesca e dalle iniziative europee, piuttosto che dalla continuità delle riforme avviate in Italia con il PNRR.

L’opposizione insiste poi sull’altra faccia dei conti: il debito supera i 3mila miliardi e il suo rapporto con il Pil rimane sopra il 137%. Il miglioramento dello spread riduce gradualmente gli interessi sulle nuove emissioni, ma non cancella lo stock di debito né garantisce automaticamente maggiore spesa sociale.

Avanzo primario e pagamenti della PA

Giorgia Meloni rivendica il ritorno dell’Italia all’avanzo primario nel 2024, cioè un saldo positivo fra entrate e spese al netto degli interessi sul debito. Ha ragione, è un indicatore importante di disciplina fiscale, ma non equivale a un bilancio complessivamente in attivo: gli interessi restano molto elevati e mantengono negativo il saldo finale.

Anche la riduzione a trenta giorni dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione rappresenterebbe un beneficio concreto per le imprese, soprattutto quelle piccole e con minore liquidità. Tuttavia, un dato medio nazionale non esclude forti differenze tra amministrazioni centrali, enti locali e sanità. Per valutare pienamente la rivendicazione servirebbero dati distinti per settore e per percentuale di fatture effettivamente pagate entro il termine, non soltanto il tempo medio.

Le opposizioni leggono il risanamento in modo diverso: Conte e Schlein sostengono che il miglioramento dei saldi sia stato ottenuto comprimendo la capacità di spesa su sanità, scuola e sostegno ai redditi. Il confronto politico, quindi, non riguarda soltanto la correttezza contabile, ma la composizione dell’aggiustamento.

I 14 miliardi per l’energia non sono un fondo immediatamente disponibile

Inoltre, Giorgia Meloni presenta come successo negoziale la possibilità di mobilitare circa 14 miliardi per affrontare il problema energetico. La Commissione europea ha effettivamente esteso la clausola nazionale di salvaguardia, prevedendo per il periodo 2026-2028 uno spazio annuale fino allo 0,3% del Pil e un limite cumulato dello 0,6%.

Non si tratta, però, di 14 miliardi già stanziati da Bruxelles né di risorse a fondo perduto. È maggiore deficit consentito all’Italia, quindi nuova spesa nazionale finanziata anche attraverso debito. Le somme devono inoltre essere destinate alla sicurezza energetica, alle infrastrutture, all’efficienza e alla transizione; non possono finanziare indiscriminatamente tagli alle accise, carburanti scontati o bonus generalizzati sulle bollette.

PD, M5S e AVS contestano perciò la rappresentazione di un “tesoretto” immediatamente utilizzabile. Chiedono interventi diretti sulle bollette, maggiore tassazione degli extraprofitti energetici, sviluppo delle rinnovabili e riduzione strutturale della dipendenza dal gas. Anche osservatori indipendenti come QualEnergia hanno rilevato che la deroga europea non risolve nell’immediato il caro-energia e che le misure attuative devono ancora essere definite.

Monte dei Paschi: difendere l’identità non basta

Sul risiko bancario Meloni afferma che le aggregazioni dovrebbero rafforzare il sistema senza provocare lo smembramento di Monte dei Paschi. Il riferimento è all’offerta non sollecitata di Intesa Sanpaolo, accompagnata dall’ipotesi di trasferire a Unipol-Bper una parte delle filiali, delle strutture senesi e del marchio. La premier vuole preservare nome, identità e radicamento territoriale di Mps, risanata dopo il salvataggio pubblico.

La posizione contiene però un elemento di tensione: il governo dichiara neutralità nelle operazioni di mercato, ma contemporaneamente evoca l’impiego del Golden Power. La tutela del nome non risolve inoltre i problemi sostanziali sollevati dall’operazione: concorrenza bancaria, concentrazione nella distribuzione dei prodotti finanziari, chiusura delle filiali, occupazione, credito alle piccole imprese e valorizzazione dell’investimento sostenuto dallo Stato.

Le opposizioni chiedono maggiore trasparenza sui precedenti collocamenti delle quote pubbliche e sulle intenzioni reali del governo. M5S e una parte del centrosinistra contestano soprattutto che un istituto risanato con risorse dei contribuenti possa essere nuovamente oggetto di un’operazione nella quale lo Stato non chiarisce preventivamente gli obiettivi industriali. La difesa dell’“identità” rischierebbe, secondo questa lettura, di rimanere simbolica se sedi, personale e attività fossero comunque distribuiti tra altri gruppi.

Natalità: accordo sulla diagnosi, scontro sugli strumenti

La premier considera il calo delle nascite una priorità economica e propone di rafforzare asili nido e congedi parentali. La diagnosi è difficilmente contestabile: nel 2025 sono nati circa 355mila bambini e il tasso di fecondità è sceso al minimo storico di 1,14 figli per donna. Nei primi due mesi del 2026 le nascite sono diminuite di un ulteriore 1,7%.

Il contrasto politico emerge sulle misure concrete. Tutte le opposizioni avevano sostenuto una proposta, a prima firma Schlein, per cinque mesi di congedo paritario retribuito al 100% per entrambi i genitori, esteso anche ad autonomi e famiglie non sposate. La maggioranza l’ha respinta dopo che la Ragioneria generale aveva giudicato insufficienti le coperture, quantificate in circa tre miliardi l’anno.

Schlein accusa quindi Meloni di riconoscere il ruolo dei congedi nelle interviste ma di aver bloccato la proposta più organica presentata in Parlamento. Il governo può replicare che una misura priva di copertura stabile non sarebbe sostenibile. Resta tuttavia aperto il nodo politico: bonus temporanei e incentivi fiscali difficilmente possono invertire la denatalità senza lavoro stabile, abitazioni accessibili, servizi per l’infanzia e una più equilibrata divisione delle responsabilità familiari.

Confini europei e crisi con la Spagna

Giorgia Meloni chiede che l’Europa difenda le proprie frontiere esterne, collegando il tema alla crisi migratoria di Ceuta. Il governo italiano ha però reagito sospendendo temporaneamente Schengen con la Spagna, provocando controlli reciproci sui viaggiatori e una crisi diplomatica con Madrid. La Commissione europea ha ricordato che le restrizioni devono essere necessarie, proporzionate e formalmente notificate.

Il PD ha accusato il governo di incoerenza: quando la pressione migratoria interessa l’Italia, Roma invoca solidarietà europea; quando colpisce la Spagna, risponde ripristinando i confini interni. Secondo la segretaria del PD, «Schengen non è uno slogan elettorale» e la soluzione dovrebbe passare per cooperazione europea, ricollocamenti e gestione comune delle frontiere.

Anche +Europa considera controproducente chiedere una risposta comune dopo avere indebolito la libera circolazione. Una parte di PD e AVS va oltre, contestando le restrizioni al diritto d’asilo contenute nel nuovo Patto europeo. La distanza con Meloni è quindi doppia: sul metodo, perché l’opposizione privilegia il coordinamento rispetto alle iniziative nazionali; e sul merito, perché la sinistra insiste maggiormente su accoglienza, vie legali e tutela dei richiedenti asilo.

Un bilancio più complesso degli slogan

L’Italia descritta da Giorgia Meloni nell’intervista rilasciata a Roberto Sommella è effettivamente più stabile sui mercati finanziari, con uno spread fortemente ridotto, occupazione elevata e conti pubblici meno squilibrati. Sarebbe quindi scorretto negare integralmente i risultati rivendicati.

È però altrettanto riduttivo far coincidere la stabilità finanziaria con un miglioramento generalizzato delle condizioni economiche. La crescita resta inferiore all’1%, il debito continua ad aumentare, i salari hanno recuperato solo in parte l’inflazione, il declino demografico prosegue e l’energia rimane un’importante vulnerabilità industriale.

In definitiva, Giorgia Meloni misura la forza dell’Italia attraverso credibilità finanziaria, disciplina di bilancio e stabilità politica, e questo ci può stare. Le opposizioni utilizzano però parametri differenti: salari reali, servizi pubblici, disuguaglianze, costo della vita e opportunità per giovani e famiglie. Il confronto più utile non consiste nello stabilire se l’Italia sia semplicemente “più forte” o “più debole”, ma nel chiedersi chi abbia beneficiato dell’eventuale miglioramento, quanto questo sia strutturale e quali fragilità rimangano nascoste dietro gli indicatori medi.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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